Il sovescio rappresenta una pratica importante a garantire un terreno sano

Il sovescio … un’alternativa alle pratiche agroindustriali – quarta parte

Il sovescio rappresenta una pratica importante a garantire un terreno sano, vitale e libero da infestanti e problemi sanitari. Una delle principali differenze tra l’agricoltura biodinamica e l’agricoltura industriale risiede nel fatto che la prima ha come priorità la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali, in modo che un domani possano usufruirne anche le future generazioni. Ciò non significa necessariamente che non vi sia anche una adeguata produttività.

Si registra senza dubbio un miglior bilancio energetico complessivo rispetto all’agricoltura industriale (nota proprio per il suo approccio energivoro).

I fondamenti che caratterizzano una corretta rotazione colturale devono poggiare su questi elementi a tutela delle proprietà organiche del suolo. Gli aspetti principali della rotazione devono mirare a garantire un terreno sano e vitale, che sia libero da infestanti e problemi sanitari.
Senza dubbio il sovescio rappresenta una pratica in grado di contribuire in maniera importante al rispetto di questi punti e, al tempo stesso, può essere considerata l’apertura e l’inizio di una rotazione. Come “testa” e fase iniziale della rotazione è buona norma applicare proprio una pratica miglioratrice, quale è quella del sovescio, in quanto azione miglioratrice e rinnovatrice della fertilità (buona alternativa al sovescio potrebbe essere una concimazione tramite compost biodinamico oppure humus di lombrico).

Dunque nella programmazione delle rotazioni e degli avvicendamenti occorre prevedere l’inserimento periodico del sovescio come base e punto centrale a tutela del suolo.
Tramite le coltivazioni vi è una asportazione di materia-energia, mentre tramite il sovescio vi è un reintegro di questi elementi necessario a contrastare fenomeni di stanchezza del terreno e declino della fertilità. In questo modo si registra un dare e un avere nei confronti della Natura in modo da ottenere un bilancio in attivo (che non sia dunque un’agricoltura di rapina).
La frequenza con la quale inserire il sovescio all’interno della rotazione varia in base alle condizioni del terreno ed al suo grado di fertilità, e potrà variare anche in base a esigenze e caratteristiche delle colture che seguiranno. Da questi fattori dipende anche la scelta del tipo di essenze che andranno a costituire il sovescio.

Ma cos’è il sovescio? Il sovescio rappresenta una pratica agronomica utile alla fertilizzazione del terreno, che consiste nel preparare un buon letto di semina per poi seminare determinate specie vegetali in grado di svilupparsi rapidamente e garantire una veloce e omogenea copertura del suolo. La preparazione di un buon letto di semina facilita e migliora lo sviluppo radicale fino agli strati più profondi del suolo. Diventa utile, dunque, poter dissodare al meglio il terreno prima della semina; le radici delle piante da sovescio faranno il resto e andranno a lavorare e fessurare il suolo fino in profondità (nel disegno di Elena Bassi è possibile notare come le diverse famiglie botaniche “lavorino” ciascuna a proprio modo il sottosuolo).
Il migliore e più ecologico attrezzo per lavorare il terreno è rappresentato proprio dalle radici, oltre che dalla micro e macrofauna terricola.

È importante anche la giusta densità di semina per evitare che vi siano punti scoperti (nei quali cresceranno le infestanti) oppure per evitare una eccessiva concentrazione che ne ostacolerà il corretto sviluppo.

Esistono tantissime tipologie di sovesci, che possono essere gestiti con svariate modalità, ma le principali famiglie botaniche che caratterizzano le specie da sovescio sono Leguminose, Graminacee e Crucifere. Oltre a queste famiglie, che svolgono funzioni determinanti, possono essere presenti anche Composite, Ombrellifere, Poligonacee e altre ancora. Le piante da sovescio sono caratterizzate da elevata rusticità e vigoria; questo consente di competere in maniera adeguata con la flora infestante, le cosiddette erbacce, che non avranno modo di prendere il sopravvento.

Una volta seminato il sovescio bisognerà attendere la formazione e lo sviluppo di queste essenze che poi andranno trinciate e triturate utilizzando appositi attrezzi tipo trinciaerba o trinciasarmenti in modo da frantumarne e spezzettarne l’intera parte aerea; a seguito della trinciatura della parte aerea si formerà una massa vegetale che andrà interrata e incorporata al terreno.
Questa massa vegetale prima dell’interramento dovrà subire una leggera essiccazione in modo che non risulti troppo umida (i vegetali freschi sono ricchi di acqua), per cui bisognerà attendere un certo lasso di tempo che varia in base a temperature atmosferiche e intensità dell’irraggiamento solare (comunque non oltre un giorno o due).
Non dovrà arrivare però ad una completa essiccazione poiché andrebbero persi gli elementi nutritivi. E la profondità di interramento dovrà essere modesta, poiché si tratterebbe di un semi-interramento. Questo interramento dovrà avvenire tramite lavorazione del terreno da effettuarsi con apposito attrezzo tipo coltivatore ad ancore, estirpatore, erpice ad ancore, ripuntatore etc. Le lavorazioni del terreno vanno sempre effettuate con il terreno in tempera, cioè con il giusto grado di umidità. Ciò significa che non dovrà essere troppo umido e bagnato, e non dovrà nemmeno essere troppo secco.

Gli hobbisti, nel caso di ridotte superfici, potranno impiegare una semplice vanga oppure una vanga a 4 denti (o vanga forca), mentre per sminuzzare e triturare la parte aerea si potrà utilizzare anche un decespugliatore evitando di disperdere e allontanare questa massa verde.

Con l’interramento del sovescio ad una eccessiva profondità e con la massa vegetale ancora umida e ricca di acqua si possono generare alcune problematiche relative ad un cattivo processo di degradazione e decomposizione della sostanza organica all’interno del suolo (non vi sarebbero condizioni ottimali).
Si dovrà invece favorire un corretto processo di trasformazione aerobico.
Per favorire questa fase di assimilazione da parte del suolo è consigliabile utilizzare il preparato Fladen colloidale, il quale favorisce e stimola al meglio i processi di decomposizione ed elaborazione della sostanza organica all’interno del terreno. Tramite questo preparato si va a favorire quello che si potrebbe definire un “compostaggio di superficie” (il Fladen colloidale è reperibile presso la Fondazione Le Madri con sede a Rolo, RE).
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