Il sovescio … un’alternativa alle pratiche agroindustriali – quinta parte (… continua da Luglio)

Come già ribadito occorre sottolineare che la tecnica del sovescio può essere gestita in vari modi e che la scelta delle specie vegetali può variare in base alle necessità del caso, ma per poter ottenere il massimo apporto di elementi nutritivi (potere fertilizzante) è buona norma trinciare e interrare il sovescio quando vi è indicativamente il 10-20% circa di fioritura (tra tutte le essenze che lo compongono).

Questo perché in prossimità delle fasi iniziali della fioritura la pianta presenta un ottimale rapporto carbonio/azoto ai fini della fertilizzazione e nutrizione del suolo.

Una volta interrato il tutto, prima di poter utilizzare il terreno per una semina occorrerà attendere indicativamente una ventina di giorni. Mentre per un trapianto occorreranno una quindicina di giorni circa. Questi periodi variano comunque in base al grado di attività biologica del suolo ed alla sua tessitura (terreni sabbiosi, medio impasto, terreni argillosi).

Ma il sovescio può essere gestito anche in altro modo, a seconda del tipo di coltura, tramite un semplice sfalcio, oppure utilizzando apposita attrezzatura tipo “roller crimper” in grado di generare uno spesso strato pacciamante naturale ottenuto dall’allettamento al suolo di colture di copertura che vengono devitalizzate dall’azione meccanica di questo rullo sagomato.
In questo caso non vi sarà nessun interramento della massa verde la quale andrà a costituire una pacciamatura naturale.
Questa tecnica si applica nel caso della semina su sodo (tecnica conservativa di gestione del suolo che prevede la non lavorazione del terreno), e necessita di apposite attrezzature.

Attraverso la pratica del sovescio si va ad imitare ciò che avviene normalmente in natura: la copertura del suolo ed il reintegro di sostanza organica. Attraverso la scelta mirata delle specie vegetali da utilizzare nel sovescio è possibile esaltare questa dinamica.

Il ricorso a Leguminose permette l’apporto di azoto organico, l’uso di specie che dispongano di apparato radicale molto sviluppato permette una fessurazione ed una strutturazione del terreno anche negli strati più profondi eliminando la suola di lavorazione (inoltre gli apparati radicali fascicolati tipici delle Graminacee evitano l’erosione), la scelta di essenze in grado di sviluppare molta massa vegetale consente un notevole apporto di carbonio organico (sostanza organica) e permette anche il controllo sulle infestanti.
La presenza delle Leguminose è importante poiché dove queste crescono vi è un incremento dell’efficacia dei preparati biodinamici.

Tramite il sovescio dunque è possibile operare modifiche positive come decostipamento, aerazione e drenaggio, e si rende possibile anche un’offerta di pascolo per api e altri insetti utili tramite il ricorso a specie mellifere.
La pluralità e la diversità delle specie all’interno dei sovesci risulta fondamentale anche per la biodiversità del suolo grazie agli essudati radicali prodotti.
Per questo motivo risulta sempre consigliabile il ricorso a sovesci plurispecie, nei quali siano presenti almeno una decina di specie (se ne possono impiegare anche 20, 30 o 40 contemporaneamente).
Questa pratica permette il sequestro, l’assimilazione ed il successivo rilascio di elementi nutritivi impedendone la dispersione.
Vi sono alcune essenze all’interno delle Crucifere che producono sostanze in grado di contrastare infestazioni di nematodi presenti nel terreno. Vengono definite piante biocide da sovescio e tra queste figurano Brassica juncea, Raphanus sativus e Eruca sativa.
Le sostanze ad azione biocida si liberano e divengono attive nel momento della trinciatura della massa vegetale. I composti organici e le sostanze liberate in questa fase risulteranno determinanti per la sanificazione del suolo.
Questa pratica è utile all’interno delle serre oppure in fase di conversione, in presenza di terreni mal gestiti.

Le cause che hanno portato alla presenza di eventuali agenti patogeni sono sempre e comunque da ricercare a monte, nello sconvolgimento dell’ecosistema e degli equilibri interni al suolo.

Sostanzialmente vi sono 3 tipologie di sovesci:

  • I sovesci a semina autunnale, con ciclo di sviluppo autunno-primaverile.
  • I sovesci a semina primaverile.
  • I sovesci a semina estiva.

In merito a queste tipologie di sovesci bisognerà operare una scelta mirata del tipo di essenze che sia compatibile con la stagionalità ed il relativo ciclo di sviluppo. Ciò vale soprattutto per i sovesci estivi (a semina estiva) per i quali si riduce il numero di specie valide da poter utilizzare. Per questi si tratterà di specie in grado di sopportare condizioni di caldo e siccità anche durante le fasi iniziali di sviluppo.

Mentre la tipologia di sovescio che offre i benefici maggiori è rappresentata dai sovesci a ciclo autunno-primaverile poiché questi sono in grado di sviluppare un notevole apparato radicale ed un quantitativo di massa superiore rispetto agli altri.
Per il Nord Italia si traduce in una semina verso la metà del mese di ottobre con successiva trinciatura e interramento nel mese di maggio (epoche indicative). Tuttavia risultano utili e validi anche gli altri tipi di sovescio che potranno essere impiegati a seconda delle necessità e delle esigenze operative.

Per favorire al meglio lo sviluppo del sovescio è necessario lavorare il terreno (dissodamento) e preparare un letto di semina che faciliti germinazione e sviluppo radicale, seminando possibilmente prima di una pioggia ed eventualmente in prossimità della Luna piena.

I giorni adiacenti alla Luna piena sono favorevoli alla germinazione (questa influenza sarà tanto incisiva quanto più saranno vitali suolo e sementi).

L’applicazione della tecnica del sovescio si basa su un pensiero ecologico e rappresenta uno strumento utile e valido a 360°. Può essere utilizzato anche in modo da evitare che il suolo rimanga privo di vegetazione, e dunque scoperto, durante il periodo estivo oppure durante il periodo invernale.
Il terreno privo di copertura vegetale è soggetto a degradazione a causa degli agenti atmosferici (caldo, vento, irraggiamento solare, piogge battenti etc.) e quindi nella pianificazione delle rotazioni bisognerà evitare che fra una coltura e quella successiva su un dato appezzamento vi sia un periodo di tempo eccessivamente lungo durante il quale il suolo rimane privo di copertura.
Le piante (coltivate e da sovescio) svolgono comunque una funzione antierosiva. La mancanza di copertura vegetale, soprattutto se protratta per mesi, rappresenta un “vuoto biologico” che va a ledere gli equilibri naturali e la stabilità ecologica del terreno.


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