Introduzione alle rotazioni colturali - seconda parte

Introduzione alle rotazioni colturali – seconda parte

Tramite l’applicazione di ampie rotazioni e validi avvicendamenti è possibile garantire un habitat ideale per organismi viventi e microrganismi del suolo.


Con il termine avvicendamento viene indicato il succedersi delle specie sullo stesso suolo, fenomeno naturale, che si manifesta attraverso le variazioni stagionali. Rotazione è la pratica agraria che assegna un determinato ordine alla successione di colture, in modo che, nel medesimo suolo, si abbia il massimo razionale sfruttamento degli strati. Il ciclo della rotazione deve essere tale da rendere dopo una data coltivazione, vantaggiosa la coltura successiva, e tanto da trarne massimo rendimento (tratto dal “Dizionario di Botanica” di A. Musmarra, Edagricole).
Sappiamo bene quanto sia importante l’attività dei microrganismi in natura, e quanto sia determinante la loro funzione all’interno dei cicli biologici. Non solo per il terreno, nel quale ricoprono un ruolo centrale, ma anche e soprattutto per l’intera biosfera nel suo insieme (di cui il suolo è una parte). L’uomo attraverso pratiche invasive ed il ricorso a sostanze chimiche di sintesi ha determinato un’alterazione dell’ambiente naturale che ha compromesso il lavoro di questi influenti organismi, la cui attività risulta fondamentale per la vita delle piante.

La Natura ci ha donato un terreno la cui condizione originaria era ricca, complessa ed eterogenea. Ricco di sostanza organica (humus), nutrienti, organismi e microrganismi in grado di perpetrare fertilità. In Natura questi fattori agiscono autonomamente arrivando a determinare nascita, crescita, fioritura e sviluppo di nuove piante (erbe, arbusti, alberi etc.) e di altri vari organismi.
Se le condizioni climatiche ed atmosferiche lo consentono (piovosità, temperatura, luminosità, assenza di sostanze nocive etc.) è certo che la Natura sia in grado di generare e mantenere la vita in maniera autonoma.

Ma all’interno di un’area coltivata questa autonomia funzionale viene snaturata, e viene snaturata al massimo grado nel caso di coltivazioni industriali. Negli anni e nei decenni passati ciò che ha contribuito in buona parte a snaturare e minare la naturale fertilità organica dei suoli (con le annesse proprietà) sono state le pratiche agroindustriali, tra cui monocoltura o monosuccessione. L’agricoltura industriale per anni ha parlato di vantaggi della monosuccessione dovuti al ridotto carico di macchine, alla specializzazione del personale ed alla necessità di coltivare le specie più remunerative.
A fronte di questi avvicendamenti stretti e ridotti al minimo sindacale, le poche specie iperproduttive che caratterizzano rotazioni insufficienti o inadeguate (per elaborare masse considerevoli) finiscono con l’esaurire il suolo in maniera unilaterale per via dell’assorbimento massiccio di determinati nutrienti. Oltre ad assorbire specificati nutrienti, ogni specie è in grado di rilasciare determinati essudati radicali e composti vari all’interno del terreno che possono generare conseguenze anche negative se presenti in abbondanza.
Si tratta di una sorta di saturazione e unilateralità che può influire negativamente sulla flora batterica e microbica del suolo. Mentre sarebbe necessario un certo equilibrio tra i vari elementi costitutivi del terreno. Nell’agricoltura industriale la produttività è stata garantita per anni dalla sola concimazione minerale (concimi di sintesi), la quale ha ulteriormente mortificato la naturale vitalità biologica dei suoli.

Mentre è proprio tramite l’applicazione di ampie rotazioni e validi avvicendamenti che si può garantire un habitat ideale per organismi viventi e microrganismi del suolo. Questa pluralità di forme, questa complessità, garantisce le condizioni migliori per la proliferazione e l’attività della flora batterica e microbica. Dunque la pluralità di forme è garanzia di equilibrio, stabilità e vitalità, ed è il primo motivo per il quale è sempre auspicabile il ricorso ad ampie rotazioni e avvicendamenti validi.

Potremmo definire un paragone con l’essere umano per il quale si suggerisce una dieta sana, che sia il più possibile variegata e ampia, proprio per garantire e mantenere il migliore stato di benessere. Allo stesso modo per il terreno risulta utile il ricorso a rotazioni e avvicendamenti ampi e variegati, il che si traduce in una sorta di dieta ricca e varia, anche e soprattutto grazie al ricorso a sovesci pluri-specie. In altri termini, biodiversità.


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