rotazioni colturali - terza parte - fioravanti

Un’alternativa alle pratiche agroindustriali – terza parte

In ambito agricolo con il termine rotazione si indica un tipo di successione che si ripete continuamente, cioè fisso

Si tratta di uno schema che viene riproposto sempre uguale (che ricorre ogni 5, 6 o 7 anni etc. in base al tipo di schema o successione). Mentre con il termine avvicendamento viene indicata una successione che varia continuamente. Sono entrambi validi purché vengano rispettate tutte le buone norme che caratterizzano al meglio le successioni colturali.
La differenza sta nel fatto che la rotazione (rispetto all’avvicendamento) genera maggiore sicurezza poiché una volta elaborata viene riproposta sempre identica e, dunque, è sempre possibile sapere con largo anticipo quale sarà la successione delle varie colture. L’agricoltore non dovrà più ragionare sul da farsi o pensare a cosa poter inserire dopo una data coltura (si tratta di un ciclo fisso il quale, per sua natura, offre maggiori certezze).
Mentre l’avvicendamento propone uno schema aperto e sempre variabile, volta per volta, sulla base di esigenze e necessità del caso, e si è chiamati continuamente a ragionare sui cicli successivi (qualora si vogliano fare le cose al meglio).

Come buona norma di base sarebbe opportuno che la stessa famiglia botanica non ritorni sullo stesso terreno prima di 4-5 cicli colturali. Se poi questi tempi si allungano (cioè 6 o 7 cicli) è ancora meglio. Nel caso delle rotazioni e degli avvicendamenti occorre valutare non la singola specie in sé, ma è necessario prendere in considerazione la famiglia botanica di appartenenza di una data coltura poiché spesso le caratteristiche di specie appartenenti ad una determinata famiglia sono similari. Non solo per quanto riguarda l’assorbimento di specifici nutrienti, che a lungo andare può generare fenomeni di stanchezza del terreno e declino del suolo, ma anche per il fatto che le varie colture appartenenti ad una data famiglia condividono medesimi parassiti e patologie. Riproponendo troppo spesso una data famiglia botanica, in virtù del binomio coltura-fitofago, si rischia di favorire la proliferazione di un determinato parassita il quale trova cibo e habitat ideali per le proprie esigenze.
Ad esempio, ciò si è verificato su larga scala con la Cimice verde (Nezara viridula) che ha avuto modo di svilupparsi e proliferare all’interno dei campi di Soia. Anche se si tratta di insetto polifago, la Cimice verde è particolarmente diffusa proprio in questa coltura.
Soia presente all’interno di avvicendamenti stretti e, soprattutto, presente su ampie e vaste superfici.

La monosuccessione, così come successioni ristrette e povere (con bassa diversità botanica), rappresentano occasione di proliferazione per patologie e parassiti specifici.
Una buona gestione delle rotazioni, su scala aziendale e soprattutto su scala di paesaggio, può ridurre l’incidenza di diverse problematiche ad un livello superiore.

In altri termini ciò è vero anche per la flora infestante (le cosiddette erbacce) che viene selezionata in base al ciclo biologico di sviluppo condiviso con una data coltura (epoca di germinazione, sviluppo e maturazione).
Per questo motivo è importante alternare specie che presentano un ciclo di sviluppo differente in modo da evitare la disseminazione di determinate infestanti. Alternare e inserire dunque piante a ciclo primaverile-estivo, a ciclo autunno-primaverile etc.
Anche se poi questo fattore viene da sé nel momento in cui si voglia garantire la copertura del suolo durante l’anno per il periodo più prolungato possibile.

La copertura del suolo ed il conseguente ombreggiamento ne preservano la fertilità, soprattutto durante il periodo estivo per via dell’irraggiamento solare eccessivo, ma anche durante il periodo invernale a causa di piogge battenti che possono determinare ruscellamento con conseguente erosione meccanica e asportazione di nutrienti e materiale dalla superficie coltivata.
In quest’ultimo caso risulta fondamentale il sequestro di nutrienti e altri componenti dovuto proprio alla presenza delle radici e della pianta in sé. Le stesse piogge battenti possono verificarsi anche durante la stagione calda. In altri termini significa che non bisognerebbe lasciare il terreno scoperto e privo di vegetazione per lunghi periodi.

Per questo tipo di problematiche va ribadito che purtroppo oggi i terreni sono carenti in humus, e questo ne facilita la degradazione e l’erosione a prescindere dalla copertura vegetale.

Uno dei punti fermi nella corretta gestione di rotazioni e avvicendamenti è dato dall’inserimento periodico di sovesci plurispecie.
I vantaggi offerti da questa pratica sono diversi e di notevole rilievo, ma il vantaggio principale è dato dal fatto che attraverso il sovescio si permette al terreno di riposare e di rigenerarsi. In altri termini si consente al suolo di “rifiatare” e di accumulare materia-energia che solitamente, invece, viene asportata sotto forma di raccolto.
Dunque a seguito di queste asportazioni si rende necessario un reintegro periodico di nutrienti e sostanza organica onde evitare fenomeni di stanchezza del terreno e declino della naturale fertilità organica (questo reintegro può essere effettuato anche tramite l’uso di compost biodinamico oppure humus di lombrico, sempre ben trasformati).

La frequenza con la quale occorre inserire il sovescio all’interno delle rotazioni varia in base a fertilità e caratteristiche di un terreno, e può variare anche in base alle esigenze nutrizionali della coltura o delle colture.
Per i terreni meno fertili, oppure in fase di conversione, il ricorso al sovescio dovrà essere più frequente rispetto a terreni maggiormente vitali e fertili; dunque nel primo caso (terreni meno fertili) si potrà inserire il sovescio all’interno della rotazione indicativamente ogni 2 o 3 anni circa (oppure cicli colturali). Ma tutto dipenderà dalle caratteristiche del suolo e delle colture, e dipenderà anche dalla tipologia di sovescio poiché sono possibili molteplici soluzioni in base ai tipi di specie che ne costituiscono la composizione.

È sempre preferibile una composizione mista, cioè costituita da differenti specie, le cui famiglie botaniche principali sono Leguminose, Crucifere e Graminacee. La tecnica del sovescio rientra nell’ambito di un nuovo modello produttivo, un modello diverso dalla moderna agricoltura di rapina, e la “non produttività” ad esso correlata in realtà viene ben ripagata da notevoli benefici a 360°.

Nel prossimo numero si entrerà maggiormente nel merito di questa tecnica.


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