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la rotazione delle colture agrarie

Le ragioni agronomiche utili a chiarire l’importanza della rotazione delle colture agrarie. La rotazione delle colture consiste nel far seguire ad una determinata specie o varietà una specie diversa, preferibilmente appartenente ad una famiglia botanica diversa.

La coltivazione biologica di un fondo, sia esso l’orto domestico oppure un’azienda di grandi dimensioni, non può prescindere dall’attivazione di una successione colturale sufficientemente mista al fine di poter parlare a ragione di «rotazione». La rotazione delle colture consiste nel far seguire ad una determinata specie o varietà una specie diversa, preferibilmente appartenente ad una famiglia botanica diversa.
Questo modo di operare è molto importante, basti pensare che in Italia, unico paese in Europa, esiste un apposito decreto ministeriale che la regolamenta! A dire il vero tale norma risulta formulata in maniera alquanto discutibile, ma non è questa la sede per discutere l’approccio che il legislatore italiano ha voluto tenere su questo argomento.
Le motivazioni agronomiche che spingono ad insistere fortemente su questo principio sono svariate e proveremo in poche righe ad illustrarne il maggior numero possibile.

Riduzione della flora infestante totale e riduzione della predominanza di specie particolarmente aggressive

La successione di specie che richiedono lavorazioni di preparazione dei terreni (o di mantenimento della coltura come la sarchiatura), svolte in periodi diversi, anno per anno, o svolte con tecniche diverse (a seconda delle specifiche esigenze della specie da coltivare), consente di andare a colpire via via infestanti sempre diverse. Ciò ne riduce la possibilità di produrre seme e quindi di essere presente in gran numero nel ciclo colturale successivo.
Inoltre specie diverse competono con le erbe infestanti in maniera diversa nell’utilizzo della luce, dell’acqua e delle sostanze nutritive limitandone o soffocandone lo sviluppo. Ad esempio, se io coltivo frumento in un campo ricco di giavone quest’ultimo resterà soffocato dallo sviluppo che si avrà in primavera (ricordiamo ad esempio come vengono utilizzati sovescio «fitti» allo scopo di limitare la presenza di infestanti, poiché non permettono alle infestanti di usufruire di una quantità di luce sufficiente al loro sviluppo).

Riduzione della pressione di patogeni specifici

Ogni pianta coltivata è soggetta all’attacco di parassiti generici (ovvero che attaccano molte tipologie di piante diverse) e parassiti specifici (cioè che attaccano una determinata specie od un ristretto numero di specie). Questi ultimi sono generalmente i più pericolosi poiché, qualora noi andassimo a collocare in una determinata area contaminata da questi patogeni una pianta ad essi sensibile, la esporremo immediatamente al loro attacco e questi prenderebbero il sopravvento in maniera estremamente rapida.
Se invece noi sospendiamo per qualche anno la coltivazione di piante ospiti di parassiti specifici, questi ultimi, non trovando né cibo né veicoli attraverso i quali diffondersi, ridurrebbero drasticamente la loro presenza nel tempo. Ad esempio, si stima che la scabbia delle patate rimanga presente in un terreno in maniera importante per almeno tre o quattro anni dopo la sua introduzione. Se noi piantiamo le patate su quel terreno contaminato dopo cinque anni, molto probabilmente non vi sarà un attacco forte della malattia.

Diversa gestione delle lavorazioni dei terreni

Ogni specie coltivata dispone di un apparato radicale particolare. Si parla infatti di radice fittonante quando una grossa radice centrale penetra il terreno a grande profondità ed emette dei pelucchi radicali che si sviluppano ortogonalmente rispetto al suo asse (come ad esempio il radicchio di Treviso), oppure di radice fascicolata quando la pianta emette un enorme numero di sottili radici (come ad esempio il frumento). Tra l’una e l’altra tipologia esistono un grande numero di varianti.
La divera struttura delle radici penetra e sgretola o compatta o perlustra il terreno in maniera diversa, pertanto sarà opportuno far precedere a colture che abbisognano di terreni soffici delle colture che sgretolino il terreno (ad esempio coltivando frumento prima del radicchio) e di far succedere a colture che tendono a lasciare un terreno compatto (ad esempio, cavolfiori) colture con una radice abbondante o per il cui trapianto occorrono lavorazioni svolte in profondità (ad esempio, patate).

Riduzione della richiesta di apporti esterni

Alcune specie hanno la capacità di arricchire il terreno di determinate sostanze ed altre, invece, si caratterizzano per l’elevato fabbisogno di determinati composti. In questo senso è opportuno aver cura di far succedere a piante generose come le leguminose che arricchiscono il terreno di azoto, piante avide come, ad esempio, il porro che è vorace di questo elemento.
In questo senso risulta evidente che, nel caso in cui nelle nostre pratiche colturali facessimo abitualmente ricorso all’utilizzo di concimi organici, attuando questa successione noi potremmo tranquillamente ridurre l’apporto di tali sostanze. Questa attenzione agronomica, in particolar modo, si sostanzia con i sovesci, i quali apportano una grande quantità di sostanza organica (che però va adeguatamente gestita) e discrete quantità di elementi nutritivi (variabili a seconda della specie o del miscuglio) fissati in composti organici facilmente utilizzabili dalla flora microbica tipica dell’area radicale e difficilmente lavabili dalle piogge.

Riportiamo ora un paio di esempi di rotazione colturale.
Orzo da novembre a giugno, radicchio da luglio a gennaio, pisello da marzo a giugno, porro da luglio a dicembre, patata da marzo ad agosto, spinacio da settembre a gennaio, lattuga da aprile a maggio, grano saraceno da giugno a settembre, cipollotto da ottobre a maggio…
Spinacio da ottobre a febbraio, patata da marzo a agosto, orzo+pisello (da sovescio) da novembre a maggio, cappuccio da luglio a settembre, cipollotto da ottobre a maggio, radicchio da agosto a marzo, sorgo da sovescio da aprile a luglio, broccolo da agosto a febbraio…
In queste rotazioni quadriennali non è mai ripetuta la medesima specie, le famiglie si succedono senza mai essere contigue. Le lavorazioni di preparazione dei terreni sono svolte in periodi sempre diversi tra di loro e le malattie specifiche di ogni pianta non trovano ospiti a loro soddisfacenti nel periodo successivo.
Gli apparati radicali si succedono facilitando il lavoro dell’agricoltore e gli permettono di ridurre i consumi energetici dei mezzi utilizzati. In ultima analisi questa proposta permette anche di avere un servizio continuo e diversificato rivolto ai clienti della propria azienda.
Un’ultima annotazione, anche questa non di carattere prettamente agronomico. Risulta utile ricordare che gestire adeguatamente la rotazione vuol dire anche avere ben chiara una programmazione colturale aziendale che permette di rispondere adeguatamente alle richieste dei propri clienti e, sicuramente, avere un continuo ristoro economico rispetto agli sforzi fatti in azienda.
Attenzione: avere ben chiara la programmazione colturale non vuol dire, come più volte ripetuto, applicare schemi rigidi, bensì essere pronti a modificare all’ultimo minuto le scelte, ad esempio, per motivi climatici, senza perdere di vista l’inquadramento generale.

Biolcalenda dicembre 2013


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