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Dov’e’ finita l’arte bianca?

Il carbone vegetale non è nato per essere mangiato abitualmente, infatti in Europa non è considerato un ingrediente ma un additivo: il colorante E 153. Sembra che, pur di vendere, si ricorra a qualsiasi stratagemma, ci mancava il pane nero. Nero in quanto è addizionato di carbone vegetale, altrimenti detto E 153.

La motivazione all’acquisto fa leva su due aspetti. Da un lato la novità, e lo sappiamo bene che il consumatore dopo un po’ si annoia e ha bisogno di essere invogliato all’acquisto con la scusa della novità. Ecco quindi il pane nero, originale e curioso, trendy. Dall’altro si dà risalto all’aspetto salutistico: il carbone vegetale ha un forte potere assorbente e adsorbente, è caratterizzato da un’infinità di microscopici pori che catturano i liquidi, i gas, i batteri, i virus e le tossine presenti nel tratto gastrointestinale. Ecco perchè viene a volte impiegato come rimedio naturale per combattere i gonfiori da pancia dovuti al gas derivante da problemi digestivi, ossia per quello che si definisce “meteorismo”, come al solito si cura il sintomo invece della causa. In casi estremi viene fatto bere a chi ingerisce sostanze tossiche, come funghi o altri veleni. Allora cerchiamo di capirci qualcosa.

Il carbone vegetale si ottiene bruciando a elevate temperature (500/600 °C) e in atmosfera povera di ossigeno diversi tipi di legno (pioppo, salice, betulla ecc.) o i gusci e i noccioli di frutta. Si verifica in questo modo una combustione senza fiamma. Il carbone così ottenuto viene macinato e ridotto in una polvere finissima, molto porosa, inodore e quasi insapore.

I panettieri mischiano questa polvere, che si presenta come una farina nerissima, all’impasto (e alla farina vera e propria) in quantità ridotte ma che comunque superano di gran lunga quelle che si assumerebbero in compresse come integratore alimentare.

Fa bene o fa male? I pareri sono contrastanti.

La FDA (Food and Drug Administration, ossia l’agenzia statunitense che si occupa di sicurezza alimentare) sospetta che il carbone vegetale contenga sostanze cancerogene come il benzopirene, che sono un tipico prodotto ottenuto dalle combustioni, pertanto ne ha vietato l’impiego negli alimenti.

L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, (EFSA) ha pubblicato un parere scientifico che scagiona il carbone vegetale. Per le quantità minime in cui viene assunto, sostiene che non ci sono rischi che il benzopirene, di per sé presente in dosi infinitesimali, possa avere effetti nocivi sulla nostra salute, ma una cosa è l’utilizzo come integratore, un’altra è l’uso alimentare e comunque vi ricordo che l’EFSA ha dato pareri positivi anche a tutti gli OGM ammessi nell’UE, quindi vedete un po’ voi.

Il carbone vegetale non è comunque nato per essere mangiato abitualmente, come avviene se si mescola al pane, infatti in Europa non è considerato un ingrediente ma un additivo, appunto il colorante E 153.

Il problema si pone proprio perchè nel nostro apparato digerente il carbone vegetale lega tutto ciò che ha intorno a sé, non solo i veleni, ma anche i farmaci e i nutrienti. Chi assume medicine salvavita, come i diabetici o chi ha disfunzioni tiroidee, dovrebbe quindi evitare di consumarlo, o almeno ingerirlo a distanza di almeno 1-2 ore dal farmaco. Anche i bambini non devono consumarlo perché, proprio per la sua porosità, il carbone vegetale può assorbire anche le sostanze nutrienti fondamentali per la crescita.

Se poi vogliamo vedere cosa ci dice la legge, allora il problema è già risolto.

Il Regolamento CE 1129/2011 è molto chiaro, esso afferma che l’additivo colorante E153 non può essere usato nel pane e nei prodotti da forno (sono prodotti da forno: crakers, crostini, fette biscottate, pizze e focacce). Non si può, e non si capisce il motivo per cui questa norma venga completamente ignorata, sia da molti panificatori che dagli Enti di controllo, ossia proprio da coloro che dovrebbero tutelare la nostra salute imponendo il rispetto delle leggi.

Nonostante la nota pubblicata sul sito del Ministero della Salute il 15 Gennaio 2016, nella quale è stato esplicitamente ribadito il divieto di utilizzo del colorante E153 nei prodotti della panificazione, si continua a vendere pane al carbone; perfino in occasione del Salone Internazionale della Gelateria Pasticceria e Panificazione Artigianali che si è tenuto a Rimini lo scorso gennaio in molti stand si vendeva pane, grissini, pizze, focacce ecc. tutti neri, tutti al carbone vegetale.

Secondo la legge il carbone si potrebbe usare solo nei prodotti definiti “della panetteria fine”, per esempio nella produzione dei dolci denominati “carbone della Befana”, quelli che ricevi se hai fatto il cattivo. Mi sembra evidente che questi prodotti con il pane non hanno proprio nulla in comune. E speriamo che si tratti proprio di carbone vegetale privo di residui tossici, chissà se è prodotto in Italia o se proviene, per esempio da Chernobil, chissà se qualcuno ha fatto controlli…

Andrà a finire che, pur di vendere, cambieranno nome alle cose, e il pane non sarà più pane ma “prodotto della panetteria fine”. Tutte scuse, e intanto lievita anche il prezzo, che diventa quasi il doppio rispetto al pane bianco e sfiora gli 8 Euro. Business is business! Ma ben vi sta.

Biolcalenda di marzo 2016


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