Gli additivi conservanti: amici da frequentare con attenzione

I conservanti servono, come dice il nome, a migliorare la conservazione di un alimento, ossia a mantenerlo nel tempo. Un rappresentante molto diffuso è l’E 200 Acido sorbico.


In questa categoria sono compresi:

  • Gli antimicrobici: che ostacolano lo sviluppo di tutta la flora batterica che provocherebbe l’alterazione di un alimento.
  • Le sostanze che sono destinate ad altri usi ma che, come effetto “collaterale” svolgono una attivitĂ  conservante.
  • Gli antiossidanti: che ostacolano l’interferenza dell’ossigeno presente nell’aria con gli alimenti.

L’uso di conservanti alimentari come acido benzoico, nitriti e solfiti (antimicrobici) e di BHA, BHT acido ascorbico e tocoferoli (antiossidanti) probabilmente ha cambiato i metodi produttivi degli alimenti più di qualsiasi altra classe di additivi. Questi conservanti chimici sono in molti casi riconosciuti privi di effetti tossici e quindi sicuri (tecnicamente si definiscono GRAS, che tradotto dall’inglese significa “generalmente riconosciuti come sicuri”) ma ci sono molti problemi in merito alla sicurezza di alcuni additivi, compresa la possibilità che si verifichino allergia da acido benzoico e solfiti, la formazione di nitrosamine carcinogenetiche dai nitriti e la possibilità di carcinogenicità di BHA e BHT nei roditori.

Un rappresentante molto diffuso è: E 200 Acido sorbico.

In natura si trova nel frutto del Sorbus aucuparia (detto sorbo degli uccellatori) e di alcune Rosacee ma quello impiegato industrialmente viene prodotto per via sintetica (ai patiti di chimica interesserĂ  sapere che si ottiene per condensazione a partire dalla crotonaldeide).

Si presenta come una polvere bianca ed è un potente antimuffa e antibatterico. La sua tossicità è molto bassa, non solo per le ridotte dosi d’impiego, minori di 0,2 g/kg, ma specialmente a causa della sua DL50 che è stata stimata a oltre 5g/kg.

Questo significa che negli alimenti può essere impiegato fino a un massimo di 0,2 g per kg di prodotto, mentre la sua dose letale media è di 5 g per kg di peso corporeo. Possiamo quindi ritenerlo sicuro. Nell’industria alimentare viene usato come inibitore di muffe e lieviti, lo troviamo nei preparati per crema pasticcera (usati anche da molti pasticceri artigiani) e come antifermentativo nelle margarine.

Può essere incorporato anche solo nell’involucro di un alimento e in qualche caso viene usato anche in aggiunta ai foraggi insilati che sono destinati alle vacche da latte, in quanto si è visto che li rende più appetibili.

Possiede un’attività che favorisce la fermentazione lattica, ossia il lavoro di quei batteri che comunemente definiamo fermenti lattici e che, come sappiamo, svolgono un’azione benefica anche sul nostro organismo.

In effetti è uno degli additivi più usati, possiamo trovarlo nelle bibite analcoliche, nei ripieni delle paste fresche (ravioli, tortellini ecc.) nei preparati per gnocchi di patate, nella polenta pronta, nei formaggi non stagionati, nella crema pasticcera, nella pasta di olive, nel pane a fette, nel pane di segale e in molti prodotti di pasticceria industriale.
Questo fatto induce a una riflessione: considerata la sua ampia diffusione potrebbe anche verificarsi il caso di una overdose, ossia visto che è così diffuso negli alimenti, non si può escludere il caso che nell’arco della giornata si arrivi ad assumerne quantità che possono raggiungere la dose ritenuta tossica.

Quindi occhio alle etichette!


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