Arancio dolce

Citrus sinensis. fam. Rutacee

Originario dell’Indocina, da tempo remoto coltivato in Cina, paese dal quale fu importato in India. Gli arabi lo introdussero in Medio Oriente da dove, al seguito delle crociate fu trasferito in Europa. Non fu la Sicilia la prima regione italiana dove venne coltivato, ma la Liguria, dove si sviluppò rapidamente e si diffuse nelle altre regioni italiane.

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Valerianella

Genere:Valerianella olitoria L. Fam.Valerianacee

Il nome della famiglia e del genere, ricco di molte specie e sottospecie di derivazione latina, dal verbo “valere” – valore.

Può prendere vari nomi: lattughino, gallinella, erba dolcetta, soncino.

Pianta diffusa in tutte le zone temperate dalla pianura alla montagna.

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Arachide

Pianta originaria dell’America meridionale (Brasile, Perù) probabilmente introdotta in Africa dai negrieri portoghesi che ne usavano i semi per far sopravvivere i prigionieri nella lunga traversata verso le americhe. Attualmente l’arachide viene coltivata in tutto il mondo, anche in Italia, dove si diffuse dopo il 1800, ma è il Senegal (Africa occidentale) che coltiva le specie più pregiate e ne è il maggior esportatore.

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Actinidia (Kiwi)

(A. Chinensis. Famiglia: Actinidiaceae)

Originaria delle regioni orientali dell’Asia, Cina, Giava, Giappone. La pianta può raggiungere un’altezza fino 8-10 m. Rampicante molto ornamentale, vigorosa, con foglie cuoriformi verde scuro. Fiori riuniti in racemi, tondeggianti, di colore bianco crema, larghi 4 cm, compaiono da giugno ad agosto. Frutti commestibili con polpa gradevole, acidula, ovali, coperti di peluria marrone.

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Banana

(Musa sapientum e Musa paradisiaca). Famiglia Musacee o Scitaminacee

Il banano e i suoi frutti sono conosciuti da sempre, ancor prima della coltivazione dei cereali. Originario dell’Asia orientale e forse dell’Oceania, il banano si è diffuso in tutto il mondo lungo la fascia tropicale; in Africa è stato portato dagli arabi, mentre spagnoli e portoghesi l’hanno introdotto in America prima nelle Antille e poi a Santo Domingo, nella Guyana, successivamente in Brasile,

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Il tè, coltivato da millenni nel lontano Oriente, si è diffuso in tutto il mondo come bevanda moderatamente stimolante. Prende nomi diversi a seconda della lavorazione: tè nero, le foglioline delle diverse varietà vengono fatte avvizzire, arrotolate e fermentate e assumono un colore scuro e un gusto deciso, mentre il tannino astringente si ossida e diventa in parte insolubile; tè oolong, fermentazione leggera; tè verde o vergine, le foglioline sono arrotolate ed essiccate per conservare il colore verde ed impedire la fermentazione e l.ossidazione del tannino.

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La maggior parte dei cibi che subiscono un trattamento industriale contengono degli additivi, sostanze estranee all’alimento naturale con lo scopo di renderlo gradevole alla vista, di nascondere difetti di produzione o di qualità, impedire fermentazioni e ossidazioni naturali, di aromatizzarlo, di dargli una consistenza densa o gelatinosa, attenuare l’acidità e così via. Sono raramente usati additivi naturali, perché più costosi e quelli che potrebbero essere ottenuti con metodo naturale sono fabbricati per sintesi chimica, così la maggior marte sono da considerarsi dannosi o sospetti.

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La maggior parte dei cibi che subiscono un trattamento industriale contengono degli additivi, sostanze estranee all’alimento naturale con lo scopo di renderlo gradevole alla vista, di nascondere difetti di produzione o di qualità, impedire fermentazioni e ossidazioni naturali, di aromatizzarlo, di dargli una consistenza densa o gelatinosa, attenuare l’acidità e così via. Sono raramente usati additivi naturali, perché più costosi e quelli che potrebbero essere ottenuti con metodo naturale sono fabbricati per sintesi chimica, così la maggior marte sono da considerarsi dannosi o sospetti.

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Sul finire del XVI secolo, il medico e naturalista Costanzo felici indirizzò ad Ulisse Aldrovandi una lettera “sopra l’insalata e piante che vengono per il cibo del’homo in qualunque modo in varie vivande”. La lettera si presenta come un vero e proprio testo gastronomico e botanico che ci consente di ricavare una notevole quantità di informazioni sulla cultura alimentare del tempo e sui rapporti che il mondo colto di allora intesseva con il mondo delle piante.

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La maggior parte dei cibi che subiscono un trattamento industriale contengono degli additivi, sostanze estranee all’alimento naturale con lo scopo di renderlo gradevole alla vista, di nascondere difetti di produzione o di qualità, impedire fermentazioni e ossidazioni naturali, di aromatizzarlo, di dargli una consistenza densa o gelatinosa, attenuare l’acidità e così via. Sono raramente usati additivi naturali, perché più costosi e quelli che potrebbero essere ottenuti con metodo naturale sono fabbricati per sintesi chimica, così la maggior marte sono da considerarsi dannosi o sospetti.

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