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Scienza della nutrizione etica

La scelta del tipo di nutrizione
Prima parte

La dieta vegetariana è uno stile di vita che ha profonde ripercussioni sulla salute e sull’ambiente. Rinunciare alla carne non è un punto d’arrivo, ma di partenza per un diverso rapporto con la terra. Il vegetarismo è una forma d’alimentazione che esclude il consumo delle carni di qualsiasi animale.

Diverse però sono le forme di alimentazione vegetariana. Si parla, infatti, di dieta lattoovovegetariana, di lattovegetariana, di ovovegetariana e infine di vegana. Quest’ultima è eticamente la più coerente nonché la più salutare evitando il consumo di carne, pesce, latte, uova, formaggi e miele.

Nella maggior parte dei casi chi diventa vegetariano resta tale per tutta la sua vita.

Va precisato con fermezza questo concetto perché è necessaria una netta distinzione tra chi si rifiuta di mangiare per il resto della sua vita cadaveri e chi invece saltuariamente ne consuma in modica quantità.

La dieta vegetariana rappresenta uno stile di vita che dovrebbe andare ben oltre il mero aspetto nutrizionale anche se alcune persone decidono di diventare vegetariane o di dichiararsi tali per
ottenerne dei benefici dal punto di vista della salute, dell’aspetto fisico o per seguire qualche moda
del momento o peggio ancora per nascondere un disturbo dell’alimentazione. Purtroppo succede
molto spesso che i medici e gli operatori sanitari impreparati su questo argomento (e sono parecchi) mettano in atto una forma di terrorismo psicologico nei confronti del paziente vegetariano prospettandogli le terribili ripercussioni che l’alimentazione vegetariana avrà sulla sua salute: anemia, astenia, carenze vitaminiche e proteiche. Le possibilità non sono molte. O ci si fa influenzare o si cerca un medico più preparato e onesto o il più delle volte ci si arrangia.

Il vegetariano in genere ha una maggiore attenzione verso il proprio stato di salute e le motivazioni etiche che lo hanno portato a quella scelta gli permettono di porre attenzione anche alla salute mentale e spirituale.

Diventare vegetariani non è il punto d’arrivo bensì un punto di partenza. Si può partire spinti dal rifiuto di fare parte di una logica di morte e proseguire il cammino scoprendo i vantaggi sul piano della salute o sull’impatto ambientale per arrivare a rendersi conto delle implicazioni economiche, sociali e di uno stile di vita più adeguato alle esigenze del nostro organismo.

La rivoluzione vegetariana inizia nel nostro piatto ma può riguardare ogni aspetto della nostra vita. Chi diventa vegetariano come scelta d’amore e di compassione sta attento non solo a cosa mangia ma anche a come si veste ai prodotti di bellezza che usa, cerca di limitare il consumo di farmaci al necessario, cerca di convincere chi ancora non lo è. Chi rispetta anche la più insignificante e indifesa forma di vita più facilmente rispetterà anche i propri simili. È opinione comune ritenere che l’uomo abbia il diritto di sfruttare a suo piacimento tutto ciò che cammina, striscia, vola, nuota nel pianeta terra in virtù della sua supposta superiorità morale e intellettuale.

La chiesa cattolica certo non aiuta dal momento che ritiene sacra la vita umana prima ancora che questa sia concepita attribuendo maggiori diritti a uno zigote i cui due pronuclei ancora non si sonofusi piuttosto che a un essere vivente dotato di uno sviluppato si stema nervoso che gli consente di interagire con l’ambiente circostante provando paura, curiosità, dolore, emozioni e pure sentimenti come per esempio un agnello. 46 cromosomi umani anche se per il 99 e passa per cento condividono lo stesso materiale genetico di un primate valgono più di qualsiasi altro DNA sulla terra.

Se questo è ciò che sostiene la morale comune forte della convinzione che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, alcuni grandi del passato, in assoluta controtendenza si sono resi conto che, se è pur vero che gli uomini sono dotati di maggiori doti intellettive e spirituali, queste dovrebbero essere usate per limitare la sofferenza d’ogni essere vivente.

Solo per citarne alcuni: Pitagora, Empedocle, Ovidio, Seneca, Plutarco, Leonardo da Vinci, Jeremy Bentham, Arthur Schopenhauer, Lev Tolstoy, Mahatma Gandhi, Albert Einstein, Geroge Bernard Shaw, I.B.Singer.

«Non mettete fine alla macellazione maledetta? Non vedete che con cieca ignoranza dell’anima distruggete voi stessi?» Empedocle (43420 A.C.)

«Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia. I francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è un motivo per cui un essere umano debba essere abbandonato senza riparazione ai capricci di un torturatore. Si potrà un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle, o la terminazione dell’osso sacro sono motivi egualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso fato. Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facoltà di ragionare o forse quella del linguaggio? Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? Il problema non è “Possono ragionare?”, né “Possono parlare?”, ma “Possono soffrire?”». Jeremy Bentham.

Riccardo Trespidi
Medico di medicina generale

Biolalenda di giugno 2014


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