Identità perdute: la patria

 
Sul concetto di patria, la retorica vuota si spreca. Quanto siamo lontani dalla Itaca di Ulisse. L’identità di patria dovrebbe essere rappresentata dalla componente essenziale che caratterizza un popolo e un territorio. La terra, Gea, come ogni organismo vivente è diversificata nelle parti che la compongono.
 

Al Nord-Ovest si evidenziano le caratteristiche che nel corpo umano si indicano come “testa” o sistema neurosensoriale; al centro o zona media temperata si manifestano le caratteristiche del ritmo, nel corpo umano rappresentate da cuore e polmoni o sistema circolatorio; al Sud-Est si osserva la predominanza delle componenti metaboliche (intestino, membra, organi riproduttivi). L’Europa si trova in zona intermedia tra Nord Sud ed Est Ovest dovrebbe rappresentare il Cuore del Pianeta, pur differenziandosi anch’essa nelle tre caratteristiche: testa, cuore, metabolismo. Se osserviamo i comportamenti “generici” che tradizionalmente identificano le popolazioni, ci può capitare ad esempio che, se incontriamo, per caso, un inglese molto espansivo, poco razionale e distaccato, senza ironia, viene spontaneo dire che non è un tipico inglese, questo non significa che non sia un buon inglese, che ami la sua patria, che sia disposto a curarla per quanto di sua competenza , criticarla e migliorarla. E noi italiani amiamo la nostra Italia il luogo che dovrebbe essere il più estetico del mondo? Cosa e come facciamo per essere i formatori di bellezza del pianeta terra?
E’ curioso osservare quanto il resto del mondo vorrebbe da noi anche nell’aspetto più degradato del “Made in Italy”. Purtroppo ora è rimasta sola la moda, forma opportunistica di consumismo, a ricordare l’illustre passato della patria dell’estetica. Dai vertici raggiunti nel 1200 con Francesco d’Assisi con il suo “Cantico delle creature” dove Etica, Estetica ed Eros collaborano per creare una visione del mondo, una poetica, in grado di trasfigurare positivamente il mondo, il degrado sembra non avere fine. Dalla retorica fascista che ci definiva patria di eroi, santi e navigatori, siamo passati al luogo comune che ci definisce: mafiosi, furbetti, malavitosi, opportunisti truffaldini, nei migliori dei casi, spaghetti e mandolino. Gente di facciata che nasconde le più ignominiose realtà. Eppure, pur nella melma che attualmente domina e imperversa, corrompe ogni costume, capovolge ogni verità, abbiamo incredibilmente sparsi qua e la, quasi invisibili, autentici eroi dell’amore patrio. Agricoltori che amano la propria terra e ne preservano la vita. Artigiani che amano la vita e vivono creando bellezza. Cittadini che pensano e riescono a difendersi dalla menzogna dominante, coscienti che bisogna vivere resistendo al degrado dell’etica, rintracciando continuamente e tessendo come fili i residui estetici, e lo fanno solo per amore. Amor di patria.
 
(Biolcalenda – Luglio/Agosto 2011)
 
 

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