L’editoriale di aprile 2015

Odio. «… l’odio è un legame tra un individuo ed un altro. E’ quindi simile all’amore e, in quanto tale, altrettanto intenso …» (Vittorino Andreoli)
Spesso i sentimenti sono motivazioni irrazionali per azioni anche drastiche come l’assassinio. Come l’amore, anche l’odio compenetra profondamente le personalità dominate, tanto da alterarne percezioni e rappresentazioni della realtà.

Causando sofferenza psichica in chi prova tale sentimento, può sfociare in ossessioni, che rendono giusto e necessario distruggere l’oggetto dell’odio. Oggetto, persona o etnia, tutto viene schiacciato a cosa senza qualità, senza diritti, né umanità. Non dovrebbe essere difficile comprendere come persone che odiano siano potenzialmente pericolose per sè e i propri simili.

Anche se i discorsi sull’odio che cominciano a diffondersi nel sistema di comunicazione di massa, non sono di per sè il sentimento che si annida nelle persone, potrebbero comunque facilitare la penetrazione nella psiche di personalità frustrate, possibile matrice della distorsione che il dolore provoca in chi odia, fino alla morte. Se l’amore spinge verso la vita, l’odio spinge verso la morte e non si placa, ma cerca di travestirsi in diversi modi per rendersi accettabile ai più indifferenti. Pensiamo come viene presentata la “Pena di Morte”: odio mascherato di giustizia, che si realizza nel più grave dei delitti, quello programmato al dettaglio, razionale, senza scappatoie emotive.

Ci sono ancora forti memorie dell’odio razziale, politico e verso la debolezza umana, realizzate dal Nazifascismo che ha portato a morte prima bambini disabili tedeschi, odiati perché non amabili, imperfetti, poi tutti gli altri, come cose difettose da eliminare. Nonostante ciò o a causa di ciò che non è stato veramente odiato ed eliminato, vediamo riemergere l’odio ossessivo, quello patologico, quello che ci fa soffrire, quello che termina con la morte.

Contrariamente all’amore, l’odio esclude la parità tra soggetti, l’odio si realizza verso ciò che deve essere eliminato, che si ritiene morale e giusto uccidere, perché non degno di essere un soggetto umano, fonte di corruzione e degrado, la cui presenza non è fenomeno, ma contraddizione. Comprendiamo quindi non vi sia scampo all’odio, quando una comunità, una società ne viene posseduta, ne subisce le conseguenze, fino alla sua distruzione, che talvolta avviene prima della distruzione del soggetto odiato.

Le vittime innocenti, indifese, disarmate del Nazismo hanno contribuito alla sua rovina come,  forse di più, della potenza militare degli Alleati. Hitler sostenuto dall’odio, risultava forte e invincibile al confronto dei suoi generali freddi e razionali, che condusse alla rovina, distraendoli con le sue teorie sul sangue, della razza perfetta che sorgeva dall’odio, cioè dalla morte di ogni altra razza. L’odio è un sentimento relativamente poco diffuso, probabilmente è merito delle mamme che curano l’affetto dei figli nei primi tre anni di vita. Però sappiamo che sono in circolazione predicatori d’odio, pericolosi mandatari di morte e i più pericolosi sono i più convincenti.

Biolcalenda di aprile 2015


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