L’editoriale di maggio 2015

Cibo Exposto
Nel bene (Luciferico) e nel male (Arimanico) l’EXPO dominerà per sei mesi la comunicazione non solo italiana. Esaltazione e denigrazione del cibo si rincorreranno veloci come è sempre avvenuto quando si parla di cibo, perché nulla è più influenzato dalle diverse interpretazioni del mondo, dalla cultura, alla superstizione, dalla scienza alla fede.

Per noi occidentali benestanti, abituati allo spreco sovrabbondante, il cibo può essere metafora della pacata critica di un’umanità che ha come massima ansia il bruciore di stomaco, anziché noi stessi sull’orlo dell’abisso. E’ l’inconsistente mediocrità delle nostre certezze che contengono ancora superstizioni e credenze antiche, passate indenni attraverso i secoli.

Il cibo è la rappresentazione più forte della realtà, qui ed ora, esposta sul piatto, servita, fotografata, comunicata, desiderata, come la ricchezza realizzata, il reale potere esposto nella vita quotidiana. Il cibo “exposto” si deteriora rapidamente, si ossida, cambia colore e aspetto, a meno che non sia trattato, con sostanze innominabili che gli tolgono l’aria. Le componenti zuccherine (amidi e carboidrati) fermentano, trasformandosi in alcoli e idrocarburi. Le componenti grasse irrancidiscono e sono la principale causa della limitata conservabilità degli alimenti, per cui, oltre ai conservanti aggiunti, si opera togliendo le componenti grasse dai cibi, in modo che enzimi, batteri e funghi non possano agire. Le componenti proteiche imputridiscono “nella carne”, anche in assenza di ossigeno, a causa di enzimi e microrganismi che degradano le proteine in amminoacidi. In seguito a tali trasformazioni si formano composti che emettono cattivo odore come il solfuro d’idrogeno (dalla cisterna), l’ammoniaca e le ammine (cadaverina dalla lisina, putrescina dall’ornitina e arginina), l’indolo e lo scatolo dal triptofano.

Queste trasformazioni sono le principali responsabili del cattivo odore e del cambiamento di colore che assume la carne anche dopo pochi giorni di conservazione in frigorifero (putrefazione controllata) necessaria per rendere questo cibo mangiabile dall’uomo, non attrezzato per sbranare carne viva e con uno stomaco non sufficientemente acido, visto che la natura lo esclude da un tale cibo. Il mitico cibo degli dei (Isacco sacrificato a Dio), sostituito dal capro espiatorio, alla fine diventa cibo per l’uomo, che si è fatto dio. Attualmente gli allevamenti di bovini e altri animali incidono sul clima più di qualsiasi altra industria determinando una ingiustizia che sottrae cibo a chi non ha protezione, per concentrarlo negli allevamenti intensivi. Chi si lamenta perché arrivano i migranti,  che fuggono dalla fame e dalla guerra, dovrebbe fare mente locale sul piatto del giorno che contiene l’ingiustizia, la malattia e la morte.

Esporre il cibo potrebbe essere utile per imparare, però dovremmo percepire la realtà per quello che è realmente, liberandoci da superstizioni e falsi miti: un cadavere in putrefazione anche se coperto, trattato e cotto è un cadavere e come tale rende chi lo mangia meno di un uomo. Un essere pericoloso, costoso per l’umanità, non  in grado di accendere la scintilla spirituale che è in lui.

Biolcalenda di maggio 2015


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