L’editoriale di novembre 2015

Fine della crisi
Quanto manca alla fine della crisi finanziaria globale? I grandi del mondo cominciano a muoversi, incerti, timorosi, pronti a dire e smentire perché è in gioco la probabile eliminazione del pianeta Terra. Sembra che nessuno voglia cominciare quello che porterà inevitabilmente alla terza e ultima guerra mondiale: il disvelamento della grande menzogna che impone il sistema finanziario, basato sul debito, senza nessun limite, in altre parole il Denaro, come un dio che tutto può.

Il traballante equilibrio tra Stati super armati e multinazionali finanziarie perdura finché l’ipocrisia è forte. I vari padroni del mondo fingono un pianeta che possa soddisfare il loro possesso contemporaneo. Purtroppo la storia ci insegna che, quando i grandi della terra avvertono la perdita della loro potenza, passano dalla guerra fredda a quella armata, che tutto mette in gioco e porta inevitabilmente alla morte veloce.

Il Novecento ha insegnato all’umanità che la guerra è la condizione ottimale per il sistema industriale: distrugge ciò che viene prodotto rapidamente portando al massimo la produttività. Il passaggio alla guerra dei consumi ha in qualche modo mantenuto alta la produttività e il relativo consumo, producendo comunque un immane delitto, discariche a non finire, inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra. Anche i morti rientrano nel sistema, creando consumo sanitario mai visto prima, allontanando la malattia e la morte dalla causa reale.

La “vecchia di Siracusa” alla domanda se voleva liberarsi del dittatore crudele e assassino, risponde: «No, perché l’ultimo è il peggiore e il prossimo sarà ancora peggio!». L’esempio della vecchia non viene seguito, perché quando l’uomo si avvicina alla disperazione, non intravedendo più soluzioni, cade nella tentazione nichilista, estrema violenza e distruzione, come catarsi di una vita infame senza speranza.

Ecco perché è importante il continuo faticare alla ricerca della visione diversa del mondo. Le “visioni diverse del mondo”, vale a dire la Poesia forse ci salverà, purché sfugga alla prigionia, alle gabbie e forzieri dove si cerca di rinchiuderla, in modo che pochi o nessuno possano conoscerla. Infatti il nostro mondo, dominato dal dio Denaro, non ha né poesia né bellezza, rende tutto paccottiglia rimasticata e rigurgitata in un’immane discarica mortale fino a ricoprire l’intero pianeta.

La natura per quanto poca ce ne rimanga, è fonte di bellezza e poesia, come ci insegnò Francesco d’Assisi nel suo “Cantico delle creature”. Lui stava terminando la sua vita terrena e scrisse in italiano l’invito all’uomo a rivolgersi al creato. Anche noi ora, nell’immanenza della possibile, probabile morte del pianeta terra, non possiamo che rivolgerci alla bellezza della natura, che ancora ci circonda, perché ci ispiri modi diversi di concepire la vita e quindi la felicità. Per essere contro la guerra dobbiamo avere una possibile prospettiva di pace. Sviluppare i sensi, ad esempio, ottenebrati dall’ingiustizia, dalla speculazione, dalla ricchezza comunque e con ogni mezzo, dal ladrocinio all’assassinio. Comprendiamo che senza dei sensi purificati non possiamo che vedere ovunque morte.

 


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