L’editoriale di ottobre 2015

Micro e Macrocefali
La sapienza ci indica sempre l’equilibrio in ogni cosa e aspetto della vita. Forse anche in questo caso, in cui l’intelligenza in linea di principio appartiene al “grande cervello”, dobbiamo sospettare che un po’ di ragione ci sia anche nel “piccolo cervello”. Se guardiamo all’immane fenomeno attuale delle migrazioni di massa tra continenti, i commenti si sprecano e diventano un esempio di esternazione di ciò che avviene nel cervello dei commentatori.

Dal micro latrare del cane dietro la rete, che subito guaisce se non è più protetto “da false certezze”, alle analisi ampie ed approfondite che, pur non risolvendo il problema, lo spiegano e rivelano il fenomeno simile al riscaldamento globale, provocato dall’uomo che non è più in grado di fermarlo. Sconcertante è comunque come, rispetto al recente passato, sia un fenomeno contenuto in piccoli numeri e spaventi i microcefali, come lo schiavo condotto al mercato per essere venduto, che si lamenta e inveisce alla vista di nuovi schiavi.

Purtroppo solo quando i problemi toccano la “micragneria” dell’uomo occidentale diventano problemi, prima non esistono. Fenomeni di migrazione di massa enormemente più grandi di oggi, sono avvenuti negli anni settanta del secolo scorso a causa di operazioni delle multinazionali del seme, che hanno provocato la perdita della proprietà della terra di milioni di contadini del terzo mondo, causando l’ingrossamento di decine di milioni di abitanti le bidonville urbane. Da Calcutta a Città del Messico, da Nairobi ad Il Cairo decine di milioni di individui in estrema povertà abbandonavano come impazziti le terre possedute da generazioni in forma tribale, lasciando interi stati in balia di dittatori serventi le multinazionali, che hanno raschiato tutto ciò che era possibile risorsa.

Giustamente ora il nostro vicino microcefalo ha paura, non perché comprenda il problema, ma perché un numero insignificante di affamati di cibo, pace e libertà hanno iniziato ad arrivare dove, se le leggi dell’economia non fossero rovesciate, non sarebbero mai arrivati. Infatti l’economia pretende che le merci vadano dove sono richieste, ma il sistema finanziario oggi dominante altera l’economia, quindi oggi sono gli uomini che debbono andare dove c’è denaro e quindi le merci.

Volendo semplificare in modo estremo quello che sta avvenendo, potremmo dire che chi si identifica con i ladri che hanno rapinato, spogliato di ogni risorsa il terzo mondo, hanno paura perché rifarebbero quello che hanno già fatto, aspettandosi la presa anche violenta del diritto dei popoli di riprendersi ciò che è loro. Pochi sembrano rendersi conto della fortuna che ci tocca in sorte, non sono armati, non ci odiano, non ancora, un sonno domina le menti impazzite di migliaia di migranti, ci amano. Desiderano essere come noi ed è questo forse l’aspetto che fa più paura al microcefalo, ed ha perfettamente ragione, non esiste ladro peggiore di quello aggressivo, che quando ha l’occasione ruba a man bassa, ma poi dimentica, la perdita di memoria la ritiene innocenza.

 


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