Felicità

 
Il termine “felicità” dal latino felix-icis, anteriormente “nutriente”, ha un’origine antica, indoeuropea, dalla radice DHE(I) ‘allattare’. Quanto è utile andare all’origine per carpire un po’ di salute. L’immagine della felicità è il bimbo allattato, pieno, soddisfatto. L’origine rivela la distanza con l’attuale condizione dell’umanità infelice, dalla testa “come una pancia sempre vuota”, affamata, insoddisfatta.
 

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Sul concetto di patria, la retorica vuota si spreca. Quanto siamo lontani dalla Itaca di Ulisse. L’identità di patria dovrebbe essere rappresentata dalla componente essenziale che caratterizza un popolo e un territorio. La terra, Gea, come ogni organismo vivente è diversificata nelle parti che la compongono.
 

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Unde origo, inde salus. Come dire: ”se vuoi la salute cerca l’origine”. Se cerchi la salute del corpo la trovi nell’ambiente che ti circonda, se cerchi la vitalità la trovi nel “corpo eterico” o vitale, se cerchi la salute dei sentimenti la trovi nel “corpo astrale” o psiche, se cerchi la salute dello spirito lo trovi nel quid dell’essere che si manifesta nell’Io. Aristotele aveva ancora chiaro il concetto “il medico cura la natura guarisce”.

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In un lontano passato, quando i bisogni materiali erano elementari e quelli spirituali conducevano l’intera comunità tribale, non c’era necessità di un sistema educativo. Al sorgere delle grandi Civiltà dove l’organizzazione del lavoro si complica, si divide, e il crescente numero di piccoli nuclei tribali, famigliari, assumono funzioni e ruoli diversificati, sorge la necessità di preparare i giovani ad abbreviare il loro apprendistato civile, morale, intellettuale e fisico.

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Dal latino Habitàre, (intensivo Habère – avere) con un senso proprio di:continuare ad avere. Più comunemente: Aver consuetudine in un luogo, abitarvi. Con, a cascata, una serie di significati aggregabili come: vivere in un luogo, risiedere, avere sede; residenza, stare, consistere,quindi essere consistente. Sede, dimora, dimorare – fermarsi in un luogo, ma anche Demorari: tardare, indugiare, attendere. Sito – situazione. L’avere casa ha un significato ampio e radicale per l’uomo da sempre o in ogni caso dall’origine delle civiltà

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Abbigliamento, habitus, contegno, aspetto abituale, vestito, costume, consuetudine, consueto, costituzione, (mos moris, moralità, mora o attesa).L’abito è così connaturato con l’uomo che altrimenti è definibile come una “scimmia nuda”; una delle attività primordiali umane, la tessitura precede ogni altra abilità dopo la ricerca del cibo. Il gesto di coprire il corpo è ricordato nella Genesi biblica, quando racconta come Adamo ed Eva dopo aver mangiato il frutto della consapevolezza si scopersero nudi.

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Secondo l’antropologia, le civiltà cominciarono quando le attività umane iniziarono a differenziarsi e la divisione del lavoro diventò una necessità. Prima maschi e femmine, giovani e vecchi avevano tutti le stessa attività. Attività non molto diverse dagli animali nel loro ciclo biologico. Mangiare era l’attività che occupava la quasi totalità della vita, non lasciando spazio che per poche e periodiche attività complementari.

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 “Piove, governo ladro” c’è un fondo di saggezza popolare nell’imprecazione, altrimenti qualunquistica. Forse coglie intuitivamente (anticipa la teoria delle catastrofi) che anche un evento meteorologico come la pioggia, quando diventa una calamità naturale e provoca alluvioni, frane, crolli, vittime e danni, coinvolge fatalmente chi governa o non governa il territorio.

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Male e bene

Con la fine dell’anno è opportuno fare un bilancio, non solo economico, ma etico per acquisire conoscenza e coscienza di quanto è avvenuto attorno a noi e in noi. L’avvenimento epocale che ha coinvolto tutti è stata certamente la crisi finanziaria, maturata e caduta come una pera, sulle nostre teste quest’anno, ma costruita e progettata dai "pontefici" della finanza, da qualche decina d’anni, separando sistematicamente il denaro dall’economia.

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(“La povertà grande fa gli uomini vili, astuti, ladri, insidiosi…” T.Campanella 1568 – 1639)
La propaganda nazionalista diceva che gli italiani erano grandi “navigatori, poeti e santi”; del resto Cristoforo Colombo, Dante Alighieri e Francesco D’Assisi ben rappresentano ciò che la maggioranza degli italiani non erano e  non sono. 

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