La crisi economica e la decrescita

Siamo nel corso di una grave crisi economica che è strettamente collegata alla crisi ecologica. A partire dalla rivoluzione industriale, l’economia si è sviluppata grazie allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali, portando ad un crescente squilibrio ecologico del pianeta.

Le soluzioni adottate nel passato e che si stanno prospettando anche oggi per l’uscita dalla crisi, continuano a spingere sui consumi. E’ un errore, che rischia da un lato di provocare un irrecuperabile squilibrio ecologico planetario, dall’altro una divaricazione in continuo aumento nella distribuzione del reddito. Nel caso dei consumi alimentari, in particolare, significa continuare a produrre cibo per la parte ricca dell’umanità con grande dispendio di energia derivata dal petrolio, con grandi consumi di sostanze chimiche nocive, riducendo la varietà di specie negli ecosistemi e la biodiversità agricola.
Di fronte alla crisi attuale o ci si illude di poter rilanciare la crescita economica, rischiando di subire gli effetti devastanti dell’inevitabile decrescita, non programmata e non gestita, quali la disoccupazione e l’impoverimento delle parti più deboli della società, oppure ci si rende conto che la crisi è la conseguenza di una politica liberista e sviluppista, alla quale ci si oppone anzitutto gestendo la necessaria decrescita, intesa non come impoverimento, ma come riduzione dei consumi inutili. Una riduzione dei consumi, che non vuol dire ridurre ma migliorare la qualità della vita e le condizioni di benessere. Occorre allora valutare criticamente strumenti, del tutto inadeguati, come il PIL, unico sistema di valutazione della crescita di uno Stato.
In passato si è cercato di individuare meccanismi adeguati di valutazione che fossero sia politici che economici di crescita non solo economica, considerando più che la crescita del denaro l’andamento dei beni prodotti, ma questo richiedeva un bilancio complicato, difficile da attuare e alla fine si è continuato a misurare solo i flussi di denaro. Ma spesso i flussi sono “fittizi” in quanto la crisi è anzitutto finanziaria e il flusso di denaro è più virtuale che reale, come quando si brucia denaro in Borsa. Ma quale può essere il modo per superare un sistema economico che si basa su un parametro come i PIL? Come biologo considero “l’economia della natura” una condizione di partenza per creare quelle basi materiali che l’ideologia economica moderna ha gradatamente perso. Infatti l’andamento progressivo dell’economia ha evidenziato una sempre più spiccata separazione tra modello economico e realtà naturale. In altre parole nessuna economia umana può avere un futuro, anche se potrà avere un periodo di successo, se prescinde dall’economia della natura, che non tende alla crescita ma all’equilibrio, attraverso il riutilizzo della materia, senza sprechi e senza produzione di rifiuti. In altre parole dobbiamo decrescere nella produzione di beni insostenibili e spesso inutili, ma crescere nella qualità della vita basata soprattutto sui rapporti umani e non sul possesso di merci.
Biolcalenda Novembre 2011


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