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C’è anche quella elettronica

Produciamo nel mondo 40 milioni di tonnellate all’anno di spazzatura elettronica (e-waste in inglese). Gli strumenti elettronici (computer, telefonini, schermi, televisioni, stampanti, fax, ecc.) che vengono buttati via ogni anno potrebbero riempire tanti camion che, messi uno dietro l’altro, farebbero una fila lunga come metà del diametro terrestre (circa 6300 chilometri).

Ti sei mai domandato dove vanno a finire i telefonini che non usiamo più, i computer vecchi, le televisioni rotte e tutti gli altri strumenti elettronici che diventano in poco tempo superati e che nessuno può (o vuole) riparare?

Esistono in alcuni Paesi africani (in Ghana) o asiatici (in Cina e in India) ma anche in alcuni stati entrati recentemente nella Comunità Europea vere e proprie discariche dove i lavoratori (quasi sempre bambini) smontano computer e televisori in cerca dei metalli preziosi contenuti e che possono essere rivenduti. Il problema è che i metalli dei rifiuti elettronici (piombo, mercurio, bromo, ecc.) sono tossici, mentre il lavoro viene fatto praticamente a mani nude e senza nessuna protezione. Inoltre, gli acidi usati in questa attività contaminano il terreno e l’acqua, mentre i materiali plastici sono bruciati per recuperare altro metallo o semplicemente per cucinare. Producendo fumi tossici e cancerogeni.

Un bel problema, non c’è che dire. Aggravato dal fatto che il ritmo con il quale i nostri strumenti e giocattoli elettronici diventano “vecchi” è sempre più veloce. Occorre certamente imparare a rendersi più indipendenti dai suggerimenti della pubblicità ragionando con la nostra testa. E, quando è possibile, non buttare strumenti ancora funzionanti, ma rimetterli in un circuito dove possano ancora essere riutilizzati (vedi box).

Box
La Cina inizia a preoccuparsi per i danni ambientali e alla salute umana provocati dalla spazzatura elettronica. Per questo sta cercando di realizzare una rete di centri di riciclaggio dei prodotti elettronici, con una capacità di trattare almeno un milione e 200 mila apparecchiature. A Pechino, nel 2010, sono stati prodotte 150 mila tonnellate di e-waste.

In azione
Ammettiamolo: è ormai difficile fare a meno del telefonino, del computer e (forse) perfino della console per i videogiochi. Il problema è che troppo spesso applichiamo anche a questi strumenti i criteri della “moda”. Se il tuo telefonino (che ancora riceve e manda comunicazioni in voce perfettamente, che invia e accoglie utilissimi SMS, che contiene una efficiente e sterminata rubrica di nomi e numeri) non fa anche le foto o un breve video o non ti sa dire (come negli ultimi modelli) la temperatura minima e massima prevista per oggi in quasi tutte le città del mondo, rischia di essere buttato in un cassetto (o nel cassonetto). Ti sembra ragionevole? Anche il computer che ha ormai qualche anno, con un po’ di opportuna manutenzione, può in molti casi essere ancora assai utile per associazioni, scuole, gruppi di volontariato, ecc. A questo proposito, guarda sul sito www.officina-s3.org la bella iniziativa dell’Officina per la decrescita digitale, che aiuta a prolungare la vita dei computer usati e li destina gratuitamente a scopi sociali.  


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