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Gli scarti che si mangiano

Le avrai senz’altro notate anche tu. Mi riferisco a quelle persone che vedi ogni tanto rovistare, in una mano una busta di plastica e nell’altra un bastone, in qualche cassonetto dei rifiuti. Oppure che si aggirano (facendosi notare il meno possibile, altrimenti li cacciano) nel retro dei supermercati cercando qualche cosa di buono da mangiare tra le montagne di cibo che ogni supermercato elimina ogni giorno.

Molti di loro, infatti, riescono a vivere semplicemente recuperando dalla spazzatura del cibo ancora buono, ma che per diversi motivi è più economico buttare via piuttosto che vendere. Pensa semplicemente che la necessità di avere gli scaffali sempre pieni (hai mai visto uno spazio vuoto sullo scaffale di un supermercato?) costringe la direzione del supermercato a comperare un numero di confezioni maggiore di quelle che si venderanno. Alcune, una volta arrivate troppo vicine alla data di scadenza, dovranno essere eliminate: nessuno infatti compera una confezione di cibo con la data di scadenza troppo vicina, anche se ancora perfettamente mangiabile. Aggiungi poi il fatto che anche in molte famiglie c’è, da questo punto di vista, una cattiva organizzazione. Per cui molto del cibo acquistato non viene consumato, ma finisce nel cassonetto. Magari perché si mangia molto spesso fuori casa (per motivi di lavoro o di studio). Oppure perché alcuni alimenti, per essere consumati, richiedono a chi cucina un po’ di tempo e di impegno. Tempo e impegno che nessuno ha più voglia di utilizzare in questo modo. Il risultato è che nel nostro e negli altri Paesi “sviluppati” si butta nelle immondizie una quantità spropositata di alimenti che potrebbero ancora nutrire migliaia e migliaia di persone. Occorre cambiare qualcosa, non trovi?

Sprechi di qua, sprechi di lĂ 

A Milano, secondo l’associazione dei panificatori, vanno in discarica circa 400 quintali di pane ogni mese. Pane che per qualche (un po’ assurda) disposizione sanitaria, non può nemmeno essere trasformato in pane grattugiato e venduto a chi vuole fare polpette o impanare una cotoletta. Il governo inglese ha calcolato che i sudditi della regina Elisabetta gettano via un quarto del cibo acquistato in un anno (si tratta di cibo vero, non di bucce di banana o di torsoli di mela), per un totale di 112 chili a persona. In Italia si stima che i chili di alimenti buttati in 12 mesi siano 73 a testa.

In azione

Cerca di ridurre la quantitĂ  di cibo che va sprecato nella tua famiglia. Potresti iniziare dal pane, domandando alla mamma o al papĂ :
Quanto pane consuma ogni giorno la nostra famiglia?
Qualche volta avanza del pane?
Il pane raffermo (“vecchio”) viene buttato via o viene utilizzato?
In che modo?
Rivolgiti poi alla tua nonna (o a quella di qualche tuo amico) e fatti raccontare come ai suoi tempi si utilizzava in cucina il pane raffermo. Scrivi su un foglio i modi che ti sembrano piĂą interessanti o che, a tuo parere, producono risultati piĂą gustosi.
Se nella tua famiglia si preferisce buttare nell’immondizia il pane vecchio, riprendi in mano il foglietto dei tuoi appunti e parlane con la mamma. Puoi anche consultare, assieme a chi cucina, il sito www.cucinare.meglio.it/pane_raffermo.html. Ci troverai una ottantina di ricette gustosissime, tutte realizzate con il pane vecchio.

 

Biolcalenda di gennaio 2015


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