Gianni Tamino: È tempo di bilanci

È tempo di bilanci

Alla fine dell’anno è tempo di bilanci, ma anziché fare un bilancio economico delle entrate e delle uscite, vorrei fare il bilancio dell’efficacia delle spese sostenute, a livello pubblico, per la prevenzione ambientale e sanitaria.

I bilanci dello Stato o delle Regioni ci dicono ben poco da questo punto di vista, perciò dobbiamo ragionare in modo diverso. Osserviamo allora i danni economici e sociali dell’inquinamento ambientale e verifichiamo quanto si spende per prevenirli.

Limitandoci solo ai morti e ai malati causati dall’inquinamento, possiamo riportare quanto afferma uno studio dell’anno scorso, realizzato dalla Banca mondiale e dall’ Institute for health metrics and evaluation (Ihme) dal titolo “Il costo dell’inquinamento dell’aria”.

Il rapporto evidenzia che “Globalmente, le malattie causate dall’inquinamento dell’aria sono state all’origine di un decesso su 10 nel 2013, cioè una cifra 6 volte più elevata dei decessi provocati dalla malaria”. Se poi si guardano le perdite dal punto di vista del benessere, “il costo totale dei decessi prematuri dovuti all’inquinamento dell’aria, mettendo insieme ogni classe di età, è stimato in più di 5.000 miliardi di dollari nel 2013”.

Il rapporto stima inoltre che a causa dell’inquinamento dell’aria gli Usa perdano 45 miliardi di dollari all’anno, il Regno Unito 7,6 miliardi e la Germania 18 miliardi; è ragionevole pensare che anche l’Italia abbia perdite paragonabili. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente è in Italia dove vi è il maggior numero di morti, in rapporto alla popolazione, a causa dell’inquinamento atmosferico: oltre 90.000, su 500.000 morti in tutta Europa! E la zona più inquinata d’Italia è la Pianura Padana, soprattutto intorno a Milano e fra Venezia e Padova.

Ma se consideriamo tutte le forme di inquinamento ambientale (quindi anche dell’acqua, del suolo, ecc.), secondo la rivista The Lancet, vi sono nel mondo circa 9 milioni di morti all’anno (dato del 2015), di cui 6,5 per inquinamento atmosferico. Sulla base di questa relazione, possiamo pensare che in Italia ogni anno muoiano per inquinamento ambientale circa 130.000 persone, che potrebbero costarci decine di miliardi di euro, senza calcolare le sofferenze umane. Secondo un rapporto del 2015 del Senato francese, il costo dell’inquinamento in termini di salute pubblica ammonta a 100 miliardi l’anno. Eppure se solo riducessimo le polveri sottili ai valori indicati dall’Organizzazione mondiale della Sanità, in Italia si risparmierebbero circa 20.000 morti e oltre 30 miliardi di euro, ogni anno.

Vi sono poi i danni diretti sull’ambiente: perdita di aree boschive, fiumi e mari inquinati, alterazione delle riserve idriche, danni all’agricoltura, inquinamento del cibo, ecc. Quanto ci costano questi danni? Difficile dirlo, ma siamo sempre sull’ordine delle decine di miliardi l’anno.

A fronte di queste perdite, quanto spendiamo per evitare l’inquinamento, i danni ambientali e i conseguenti malati e morti? Secondo l’ISTAT, nel 2012, le Regioni hanno destinato circa 2.5 miliardi di euro ad interventi di “protezione dell’ambiente” finalizzati a salvaguardare l’ambiente da fenomeni di inquinamento (emissioni atmosferiche, inquinamento del suolo,ecc.) e degrado (perdita di biodiversità, erosione del suolo,ecc.), mentre lo Stato, secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha speso, nel 2016, circa 2,8 miliardi di euro, in gran parte per la difesa del suolo.

In Italia la spesa in prevenzione sanitaria (compresa quella secondaria, tipo le vaccinazioni e lo screening precoce) è stata di 4,9 miliardi di euro nel 2013, pari al 4,2% del totale della spesa sanitaria.

Raddoppiando le spese per la prevenzione primaria (una piccola percentuale del PIL), potremmo ridurre significativamente i costi provocati dall’inquinamento, ma soprattutto ridurre morti e malati, garantendo ai cittadini il diritto ad una vita sana. Ma purtroppo i danni ambientali, i malati e i morti fanno aumentare il PIL, il vero obiettivo di tutti i governi! Si preferisce spendere per curare i malati anziché mantenere sani i cittadini.


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