edaphon

Fertilità della terra e biodiversità

La funzione dell’edaphon, il complesso di organismi che popolano il suolo – Seconda ed ultima parte
Praticare una sana agricoltura significa produrre alimenti sani e ricchi di vita. Oltre a questo fattore vi è la responsabilità nei confronti delle future generazioni in merito alla tutela del suolo e dell’ambiente come beni comuni e risorse di inestimabile valore. Nella pratica agricola occorre dunque una nuova consapevolezza, in modo da poter tutelare e salvaguardare la naturale ricchezza presente nel suolo.

Perché è così importante la biodiversità del suolo?

Il tipo di terreno è decisivo nello sviluppo e nella formazione della radice, determinando poi in buona parte quella che è l’architettura della radice. Una parte rilevante di questa architettura è data dai peli radicali. I peli radicali sono estremamente importanti perché permettono un aumento della superficie di contatto della radice con il terreno, e questo è fondamentale perché più una radice riesce ad essere in contatto con il terreno, maggiore sarà la possibilità di poter trovare e assorbire nutrienti e acqua. I peli radicali sono lunghe estroflessioni delle cellule più esterne della radice che ne aumentano notevolmente la funzionalità. Quanto più una radice riesce ad esplorare un terreno, tanto minore sarà il rischio di rimanere senza cibo e acqua. Vi è un dialogo tra radice e terreno che è bidirezionale. La pianta è in grado di trasferire al suo interno ciò che le sta al di fuori (nutrienti, acqua) ma, contemporaneamente, secerne e rilascia sostanze che favoriscono la crescita di determinati organismi (micorrize e altri microrganismi). A suo modo la pianta nutre gli organismi del suolo tramite sostanze prodotte attraverso la fotosintesi. Questa emissione da parte della radice è funzionale ad ottenere poi qualcosa in cambio, oltre a modificare la condizione del terreno intorno all’apparato radicale (ad esempio il pH). In prossimità delle radici aumenta il numero di organismi presenti perché ogni specie vegetale, tramite gli essudati radicali, è in grado di alimentare e mantenere una determinata flora batterica, ed è per questo motivo che risultano estremamente positivi i sovesci plurispecie. Tramite questi viene incrementata la biodiversità ipogea, fattore determinante ai fini della prevenzione di alcune patologie e soprattutto per il mantenimento e la salvaguardia della fertilità (ovviamente un buon compost biodinamico non è da meno).

Occorre dunque favorire queste simbiosi tra radice e microrganismi terricoli poiché vi è un doppio vantaggio: da una parte si favorisce lo sviluppo della pianta e dall’altra vi è la formazione del suolo e la sua strutturazione al meglio. La pianta contribuisce in maniera determinante alla costituzione del terreno dal quale poi riceve sostegno e nutrizione. In questo possiamo affermare che non vi sia un confine netto e delimitato tra radice e suolo, ma che sia un tutt’uno. Anche qui Steiner si espresse molto chiaramente in merito alla questione della concimazione: “Dico questo per suscitare l’immagine dell’intima affinità esistente fra quanto è racchiuso nei limiti di una pianta e il terreno che la circonda. Non è vero che la vita della pianta si esaurisca nei limiti e nella zona periferica della pianta stessa. La vita della pianta come tale continua dalle radici fin dentro la terra, e per molte piante non esiste neppure un limite ben definito fra la loro vita e quella della zona circostante in cui esse vivono. Bisogna compenetrarsi profondamente di questo fatto per comprendere davvero che cosa sia la terra concimata o lavorata in un modo adeguato.

Sempre Steiner poi cita il fatto che vi siano correnti di forze per ogni organismo che vanno dall’interno verso l’esterno e viceversa. Questo scambio viene intensificato dal complesso di organismi che popolano il suolo; questa biomassa vivente rappresenta il prolungamento dell’apparato radicale (o il non limite della radice) e opera in sinergia con le piante per l’evoluzione e la costruzione del suolo sostenendosi a vicenda. Per decenni la moderna scienza agraria non ha tenuto conto di questi elementi e, per quanto riguarda la concimazione, si è concentrata esclusivamente sulla pianta (o sui presunti bisogni della pianta) secondo una visione statica e puntiforme. Anche per questo motivo oggi molti terreni sono degradati, impoveriti e soggetti a rischio desertificazione (confrontare anche i dati ISPRA sulla desertificazione in Italia, oppure i dati CNR).

Le micorrize e altri microrganismi terricoli che vivono in simbiosi con l’apparato radicale garantiscono anche protezione dall’attacco di alcuni patogeni radicali. Questo dialogo e questo scambio positivo tra radice e terreno è stimolato dal preparato 500 (anche tramite bagno radice e bagno semente), il quale favorisce il ripristino di una biodiversità ottimale all’interno del terreno, garantendo una ideale pluralità di forme che è in antitesi all’omologazione operata dall’agricoltura industriale.

Una radice ben strutturata permette alla pianta di incrementare le autodifese e di resistere meglio a vari tipi di stress; se invece la radice funziona male poi le cose non vanno per il verso giusto. Sono emblematici ancora una volta i dati della ricerca FiBL (DOC) nei quali è emersa la maggiore biodiversità presente nei terreni biodinamici rispetto ad altre metodiche di coltivazione. Un terreno sano, oltre a contenere una buona percentuale di humus, dispone di una notevole molteplicità di microrganismi, funghi e lieviti. Questa molteplicità facilita e stimola il lavoro delle radici in modo che vi sia un assorbimento di sostanze nutritive variegate ed eterogenee. Più sono variegati gli elementi nutritivi con cui si nutre una pianta e maggiore sarà il sapore, l’aroma e la salubrità del prodotto agricolo.

Mentre l’uso di fertilizzanti di sintesi, erbicidi e pesticidi va ad inibire e mortificare questa molteplicità di forme viventi.

Per mantenere in vita organismi e microrganismi terricoli è importante la presenza di aria e ossigeno all’interno del suolo; andranno dunque privilegiati macchinari e trattori leggeri in modo da evitare compattamento e asfissia (in un terreno fertile e vitale dovrebbe essere presente circa il 25% di aria). Anche le lavorazioni del terreno andranno eseguite correttamente e al momento opportuno utilizzando attrezzature adeguate.

La biodiversità all’interno del terreno è altresì determinante per la trasformazione e umificazione della sostanza organica, nonché per la degradazione e bonifica da parte del suolo di eventuali agenti inquinanti o nocivi. La conoscenza del suolo e la consapevolezza della sua importanza per la Vita sono il fondamento per tutelarlo dalle minacce cui è soggetto; basti pensare solo alla sua capacità di produrre alimenti oppure alla facoltà di immagazzinare, trattenere e filtrare acqua. L’associazione degli organismi viventi del terreno, dunque, va protetta e salvaguardata applicando un’agricoltura, come quella biodinamica, in grado di tutelare ed esaltare i cicli naturali e la diversità biologica. Si potrà ottenere cibo sano e vitale garantendo un bene comune come è il suolo.

ATTIVITA’ DEGLI ORGANISMI DEL SUOLO

Le attività degli esseri viventi del suolo sono strettamente legate alla demolizione della sostanza organica e, dunque, al processo di umificazione. Molte specie diverse prendono parte, una dopo l’altra, a questo processo.

Insetti come acari, collemboli, millepiedi sminuzzano il materiale grossolano (ad esempio foglie, residui colturali, ramaglie), mentre i lombrichi trascinano i residui delle piante nel terreno accelerando il processo di decomposizione. Già a suo tempo anche Darwin sottolineò l’importanza del lombrico per la formazione del suolo. Una volta incorporati al terreno questi residui vegetali vengono trasformati e decomposti da batteri, attinomiceti e funghi. In questa fase vengono prodotte sostanze particolari come antibiotici, sostanze cementanti ed elementi nutritivi e vengono inibiti germi patogeni. La struttura del suolo è resa più stabile.

A questo punto i funghi e i batteri che avvolgono le radici delle piante e che vivono in simbiosi con queste solubilizzano gli elementi nutritivi fortemente legati in modo che la pianta possa trarne beneficio (rizosfera, micorrize). Funghi e batteri svolgono anche funzione di protezione dalle malattie.

I lombrichi rimescolano la massa organica in decomposizione con la frazione minerale arrivando a formare i complessi argillo-umici. Si forma la terra, l’ambiente vitale delle radici delle piante.

Avviene ora la formazione di grumi grazie alla sinergia tra vari organismi e microrganismi, mentre i funghi formano un immenso intreccio di ife. Si forma una struttura stabile del suolo con cavità piccole e grandi che regola il bilancio dell’aria e dell’acqua facilitando la penetrazione delle radici (R. Gilomen, 1991). Da tutto ciò ne consegue un riciclo ottimale di elementi nutritivi.

Potremmo dunque paragonare questo processo al processo digestivo, considerando anche e soprattutto che il corretto funzionamento dell’intestino è fondamentale per la salute dell’intero organismo. Inutile ribadire che il lombrico, in tutto questo, svolge un ruolo centrale essendo un grande artefice della fertilità (anche se non è l’unico), poiché è in grado di amalgamare sostanza organica e particelle di terra. Le deiezioni del lombrico (turricoli) contengono sostanza organica e principi nutritivi in quantità superiore rispetto al substrato di partenza: sostanza organica +50%, calcio +150%, magnesio +300%, azoto +500%, fosforo +700%, potassio +1000%.

Ma è l’intera comunità terricola, nel suo insieme e nella sua complessità, che contribuisce al ciclo della vita (ciclo della vita = crescita e decomposizione). Il motore di tutto questo è il Sole.

L’agricoltura industriale sacrifica l’humus nel nome di una artificializzazione della natura dimenticando che l’humus è un anello fondamentale dei cicli biologici ed una risorsa dal valore indiscutibile. Tanto maggiore sarà lo squilibrio nel terreno e nell’ambiente quanto più diventerà necessario utilizzare prodotti fitosanitari per contenere malattie e problematiche varie. Il termine stesso malattia deriverebbe da mala azione in quanto alterazione delle funzioni di un organismo. Nel corso dell’evoluzione il terreno si è dotato di una organizzazione funzionale ed efficiente, così come l’intero ecosistema, ed una alterazione di questa organizzazione potrà essere causa di problemi o patologie. Occorrerà dunque prevenire le patologie lavorando “a monte” rispettando la naturale organizzazione presente all’interno del suolo e nell’ecosistema. E rispettando la pianta in quanto prolungamento del terreno (e organismo tra Cielo e Terra), poiché la concimazione non è solo una questione di elementi nutritivi ma anche e soprattutto di organizzazione del sistema pianta/suolo.

 


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