Il Fuoco 02

Il fuoco sacro filosofico

Abbiamo visto nel numero precedente i riti del fuoco e abbiamo individuato un elemento che accomuna i vari riti cioè la funzione di rinnovamento che il fuoco assume nelle varie tradizioni. Così è anche per la tradizione cristiana che ad esempio nei rituali della Pasqua inserisce la cerimonia dell’accensione del nuovo cero per simboleggiare con la resurrezione del Cristo l’inizio di una nuova vita.
Ma come può rinnovare il fuoco se la sua azione sul piano fisico è quella di distruggere? Come può il fuoco riportare nuova vita se con la sua azione annienta tutte le forme viventi?

La risposta bisogna cercarla al di là del piano fisico; se noi partiamo dal presupposto che la realtà è soltanto quella che cade sotto la percezione dei nostri sensi fisici, allora il fuoco non può essere altro che l’elemento devastante che distrugge e porta morte. Se invece pensiamo che esista una realtà molto più complessa che sfugge alla normale percezione, allora il fuoco acquista una funzione completamente diversa: esso diventa il tramite per accedere a questa realtà soprasensibile.
Secondo questa visione il fuoco non ha più la funzione di distruggere ma ha la funzione di liberare: liberare l’energia sottile che vi è in ogni cosa, liberare l’essenza o lo spirito che è come imprigionato, incantato nella cosa stessa e renderlo disponibile per un’altra avventura, per un’altra esperienza di vita.
Secondo questa visione tutto ciò che esiste in natura proviene dallo spirito e la materia non sarebbe altro che spirito condensato, spirito che si è sacrificato per permettere la manifestazione del mondo sensibile. Questo spirito non aspetta altro che l’occasione buona per liberarsi da questo incantesimo come il principe della fiaba non aspettava altro che il bacio di Biancaneve per destarsi a nuova vita.
Solo il fuoco può rompere questo incantesimo
L’ardere del fuoco esprime proprio questo desiderio intenso, questa gioia di librarsi nell’aria come un qualcosa di vivente che è proiettato verso nuove esperienze. E’ lo stesso ardore con cui l’uomo può superare i suoi limiti. Il desiderio intenso non è altro che fuoco interiore che libera le energie latenti e permette il raggiungimento di mete insperate. L’organo deputato a questa alchimia è il cuore. Un cuore aperto, un cuore caldo, un cuore generoso ha il potere di rinnovare continuamente il suo portatore. Ne dà una descrizione molto suggestiva Giovanni Pontano (XV sec.) nella ricetta dell’oro alchemico a lui attribuita:
“Prima fatti padrone assoluto delle tue passioni, dei tuoi vizi, delle tue virtù; devi essere il dominatore del tuo corpo e dei tuoi pensieri. Poi accendi, o sveglia per meglio dire, nel tuo ‘cuore’ per immaginazione il centro del ‘fuoco’: cerca di sentire dapprima una specie di caloricità, lieve, poi più forte.
Fissa tale sensazione nel tuo ‘cuore’.
Dapprima ti parrà difficile; la sensazione ti sfuggirà, ma cerca di mantenerla nel ‘cuore’; rievocala, ingrandiscila, diminuiscila a piacere; sottomettila al tuo potere; fissala e rievocala a volontà. Prova e riprova. Impadronisciti di questa forza e conoscerai il ‘Fuoco sacro Filosofico’”.


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