L’Acqua 17

Le forme dell’acqua

L’acqua ha la tendenza a chiudersi a sfera (la goccia) e quando non può completare la forma sferica allora si dispone a cerchio (le anse del fiume). In ogni caso essa forma delle superfici, dalla piccola goccia di rugiada alla grande “goccia” del pianeta terra che, visto dal cosmo, assume le sembianze di una grande goccia azzurra. 

In pratica la superficie piatta del mare, visibile dalla spiaggia non è altro che una porzione della più ampia superficie sferica del globo d’acqua da cui emergono i continenti.

La superficie, il piano, sono quindi le forme che richiamano all’ “elemento acqua”, come le forme rotonde richiamavano all’ “elemento fuoco” – il calore, infatti, si espande da tutti i lati – e le forme triangolari richiamavano all “elemento aria-luce” – la luce si proietta in fasci rettilinei e forma degli angoli nei vari fenomeni di rifrazione.

 

La superficie, nell’acqua, non si prefigura solo all’esterno ma anche all’interno della propria massa. Sollecitata da condizioni ambientali diverse l’acqua è in continuo movimento creando al proprio interno delle correnti che, in forma di strati lamellari, scorrono le une sulle altre. Fra strato e strato si creano delle superfici ideali di interposizione che sono come dei confini, delle zone di equilibrio fra forze in movimento. Queste superfici, a seconda della variazione della velocità degli strati adiacenti, subiscono delle introflessioni, dei corrugamenti o delle espansioni. Si creano così, in mezzo a movimenti di flusso, delle  figure che non si spiegano attraverso differenziazioni di materia, ma che si manifestano soltanto attraverso la cooperazione di correnti, ovvero di forze. Sono queste forze che possono afferrare la materia e plasmarla come nei processi della formazione delle figure embrionali. Figure, la cui formazione, non è spiegabile con la mera divisione cellulare.

 

Le superfici di separazione che hanno origine in un fluido in movimento, oltre che creatrici di forme, sono anche dotate di sensibilità. Sono come delle membrane sensitive che rispondono agli stimoli più disparati. Sono così sensibili da percepire non soltanto i cambiamenti dell’ambiente circostante ma anche i cambiamenti sottili, imponderabili della vasta periferia planetaria. Agitando l’acqua posta in un recipiente si generano in essa le citate superfici interne e tutte le parti del liquido scorrono le une sulle altre. In queste condizioni l’acqua è in grado di “registrare” il momento cosmico con i relativi impulsi provenienti da stelle e pianeti e trasmettere questi impulsi alle forme viventi che di lei si nutrono. E’ noto l’esperimento con i chicchi di grano messi a germogliare in recipienti separati e sottoposti a scuotimento in momenti diversi e in coincidenza di particolari eventi cosmici come ad esempio un’eclissi di sole.

Ancora una volta l’acqua si dimostra come l’intermediaria fra il cielo e la terra, come il medium di cui si servono le forze cosmiche per operare nel mondo sensibile. Per svolgere questa sua opera di mediazione l’acqua mantiene sempre la via di mezzo fra cielo e terra, fra la tendenza alla volatizzazione e la tendenza all’irrigidimento e resta capace di metamorfosi. Da essa proviene l’abbondanza di figure dell’universo come un’eco degli eventi celesti in perpetua trasformazione.
 
 

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