L’Acqua 22

Il simbolismo dell’acqua  (2)

Abbiamo visto nel numero precedente come l’acqua, nella sua funzione di portatrice di vita, diventa, nelle varie tradizioni, il simbolo della fonte di vita per eccellenza, cioè lo Spirito Divino. Ma l’acqua, oltre a nutrire gli esseri viventi, ha anche altre particolarità: essa infatti ha la capacità di lavare, di pulire, di detergere e per queste sue qualità è diventata anche il simbolo della purezza.

Il contatto con l’acqua permette di lavarsi non solo fisicamente ma anche spiritualmente e molti sono i rituali che utilizzano l’acqua in questa sua funzione: le aspersioni, le abluzioni, le immersioni in acque particolari come i fiumi sacri o le sorgenti, hanno il potere di lavare internamente e di purificare dai peccati.

Nella tradizione indiana è il fiume Gange che ha questa facoltà: “Nell’istante in cui gli uomini si immergono nella Ganga (il Gange) per compiervi un’abluzione, i loro peccati scompaiono completamente …), recita, a questo proposito, la Gangamahatmia il libro sacro degli indiani. E ancora : “L’uomo che vive sempre sulle sponde della Ganga e costantemente ne beve l’acqua è liberato dai peccati precedentemente ammassati”.

Presso i romani l’acqua lustrale aveva la stessa funzione come ci ricorda Virgilio nell’Eneide: “[Corineo] girò tre volte fra i compagni con acqua lustrale irrorandoli con lievi stille da un ramo di fecondo olivo e purificò gli uomini, e disse le estreme parole”.
Ma, oltre a pulire e detergere, l’acqua, ha anche la capacità di sciogliere, disintegrare e portare a nuova vita. Dopo un’immersione in acqua, nulla rimane come prima.
  “L’immersione nell’acqua”, secondo Mircea Eliade, “simboleggia la regressione nel preformale, la rigenerazione totale, la nuova nascita poiché l’immersione equivale a una dissoluzione delle forme, a una reintegrazione nel mondo indifferenziato della preesistenza. E l’uscita dalle acque ripete il gesto cosmogonico della manifestazione formale. Il contatto con l’acqua implica sempre rigenerazione”.
 

E in questo senso trovano spiegazione le varie cerimonie battesimali.

Nel Messico i bambini aztechi venivano immersi nell’acqua recitando la formula “… che questo bagno ti lavi dai peccati dei tuoi  genitori”. Presso i Celti si “battezzavano” i neonati tuffandoli nelle acque gelide del Reno. Nell’Antico Testamento si parla dell’uso dell’acqua per i rituali di purificazione; l’ultimo profeta, il Precursore, battezzava sulle rive del Giordano per la remissione dei peccati.

Anche il diluvio rientra nella funzione rigenerativa delle acque che eliminano il vecchio uomo e ricreano il nuovo. Il mito è comune a molte tradizioni. Il più antico che si conosca risale all’epoca prebabilonese e narra del dio Enlil che, irritato per il chiasso provocato dagli uomini, manda loro vari flagelli finché, esasperato, decide di sterminarli con un diluvio universale. Ma il dio Enki, suggerisce in sogno al saggio Utnapishtim, di costruire una barca in cui ospitare la sua famiglia e gli animali in modo da salvarli dall’estinzione e poter ricostruire, dopo il diluvio, un nuovo mondo.
 
 

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