Agopuntura: alla ricerca dell’equilibrio energetico

Tonificare o disperdere con gli aghi l’energia, a livello dei vari meridiani, così da ristabilire l’equilibrio.

Anche in questo numero di Biolcalenda analizziamo l’integrazione e la collaborazione con un’altra figura professionale: il medico agopuntore.

I lettori che abitualmente mi seguono su Biolcalenda, sanno che faccio il dentista ma soprattutto che affianco e/o integro la classica attività odontoiatrica con terapie complementari.

Ho già scritto nell’articolo introduttivo di questo percorso (vedi. Biolcalenda di Ottobre 2016) che sia nel corso della prima visita che nel proseguo delle terapie, se verifico o incontro incongruenze o situazioni di difficoltà e se non si tratta di cosa urgente, prima di intervenire sui denti, invio il paziente ad altre figure del benessere che si occupino di riportarlo a un livello buono di forza vitale e al riequilibrio di Biochimica – Psiche – Struttura (Triangolo della Salute).

Quindi anche se le argomentazioni di questo articolo sarebbero di competenza di chi si occupa principalmente di Agopuntura, a me interessa l’aspetto unitario e integrativo.

Dovete comunque sapere che nel corso della mia formazione professionale, un pò per curiosità ma soprattutto per coerenza con la “visione” con la quale pratico la mia professione di dentista, ho seguito anche un corso di Analgesia Odontoiatrica mediante Agopuntura.

L’Agopuntura, come si evince dalla terminologia occidentale che ne ha determinato anche l’origine etimologica, è una tecnica di infissione di aghi nei tessuti del corpo secondo modalità particolari a fini terapeutici.

È una delle numerose branche della MTC (Medicina Tradizionale Cinese) da sempre contrapposta alla Medicina Occidentale soprattutto per le profonde diversità socio-culturali che caratterizzano le due civiltà.

Per esempio, nella Medicina Occidentale ci si serve in modo coerente di metodiche scientifiche: la cosiddetta analisi eziologica nella quale il concetto chiave è la “misurabilità”; al centro non viene posto l’individuo ma la manifestazione clinica: la malattia.

I pazienti vengono pertanto esaminati in base allo stato dei loro organi e formulata una diagnosi fondata su una raccolta quantitativa di dati classificati sotto forma di valori numerici, centimetri, grammi, secondi che permettono di formulare il quadro anatomopatologico del paziente e di conseguenza le relative diagnosi e terapia.

La MTC invece, da millenni descrive l’uomo in quanto correlato integralmente alle energie e al ritmo dell’Universo e come un’entità inscindibile di psiche e soma. Per questa disciplina l’uomo contiene in sé il dualismo tra le polarità Yin e Yang.

Semplificando possiamo dire che i medici cinesi considerano l’uomo come una “concentrazione di energia”. Solo dopo aver rilevato le disarmonie e ordinato le proprie osservazioni all’interno di un sistema di corrispondenze e identificato ambiti e organi interni correlati, il medico Cinese giunge alla formulazione di una diagnosi.

L’origine dell’agopuntura risale alla Cina preistorica di circa 6000 anni fa anche se si ha notizia di alcune pratiche simili descritte dagli Assiro-Babilonesi e dagli Egizi. Frutto di secoli di osservazioni meticolose e quotidiane dei fenomeni naturali fisiologici e patologici del corpo umano, rimane per lungo tempo una tecnica terapeutica empirica.

Solo nel 3° secolo a. C. viene data una base teorica, mistico-filosofica, basata sulla concezione taoista della vita. Questa dottrina concepisce la vita come sistema di alternanze in opposizione ed equilibrio tra loro (notte e giorno, caldo e freddo, maschio e femmina, Yin e Yang) e contempla tre tipi di energia ai quali spetta il compito della vita: quella nutritizia, quella ancestrale e quella difensiva, che circolano nei 14 ‘meridiani’ del corpo.

Nel primo libro che la menziona, il “Nei Ching So Wen”, il mitico “imperatore giallo” immagina di dialogare con il suo medico che gli insegna a riequilibrare le forze opposte il cui sbilanciamento produce le malattie.

In estrema sintesi, la pratica consiste nella ricerca sul corpo di caratteristiche che permettono di stabilire se si debba tonificare o disperdere questa energia con gli aghi a livello dei vari meridiani, così da ristabilire l’equilibrio delle sue alternanze.

I risultati di maggior rilievo sono conseguiti nel trattamento del dolore, nelle affezioni psicosomatiche e in alcune sindromi nefrotiche.

Il primo effetto principale dell’agopuntura è un’azione analgesica, messa in evidenza all’elettroencefalogramma, con l’attenuazione o la scomparsa di potenziali evocati da stimoli dolorosi. È stato dimostrato che il meccanismo d’azione avviene per un processo d’interazione tra lo stimolo dell’agopuntura e lo stimolo doloroso, con attenuazione di quest’ultimo, a vari livelli del sistema nervoso centrale e periferico.

Inoltre, a livello della corteccia cerebrale sono state evidenziate, durante la stimolazione per agopuntura, sostanze antiserotoniniche che contribuirebbero all’effetto analgesico, innalzando la normale soglia del dolore.

Il secondo effetto principale è quello sedativo, rilevabile anch’esso all’elettroencefalogramma, con la comparsa, durante la stimolazione per agopuntura, delle caratteristiche onde del pre-sonno. L’azione è confermata da risultati analoghi ottenuti con stimolazioni di natura luminosa, fonica, calorifica, in numerosi centri di ricerca universitari in varie parti del mondo.

Un terzo effetto dell’agopuntura è il potenziamento dei poteri difensivi dell’organismo con un’azione antinfiammatoria e antinfettiva. Comuni prove di laboratorio possono dimostrare un aumento delle gamma e beta globuline nel sangue di un soggetto sottoposto ad agopuntura, oltre a un potenziamento del potere fagocitario dei leucociti. Anche questa azione, particolarmente evidente con la pratica dell’agopuntura, è spiegabile come normale reazione di difesa di un organismo sottoposto a stimoli esterni o all’introduzione di corpi estranei.

Le indicazioni terapeutiche, sono numerose e i risultati più soddisfacenti sono stati ottenuti:

  • nel trattamento del dolore in genere (nevralgie, nevriti, cefalee, reumatalgie, artrosi, ecc.),
  • nelle affezioni funzionali (gastroenteriti, asma bronchiale, riniti, ecc.), in particolari stati psicopatologici (neurodepressioni, psicoastenie, ecc.),
  • in molte altre affezioni in campo ginecologico e ostetrico.

Un discorso a sé riguarda l’uso dell’agopuntura come pratica anestetica. Data la sua recente introduzione, questo metodo deve essere considerato ancora allo studio sperimentale, nonostante le centinaia di migliaia di interventi eseguiti con questo metodo. Questa pratica denominata “anestesia per agopuntura” dai Cinesi o “analgesia chirurgica”, dagli Occidentali, consiste nell’applicazione dell’agopuntura a scopo analgesico per poter eseguire interventi chirurgici, dai più semplici ai più complicati: in Cina, a titolo statistico, questa tecnica viene usata in una percentuale che sfiora il 20% circa della chirurgia in genere.

Da un punto di vista legale e deontologico è doveroso precisare che l’agopuntura è un atto medico e, come tale, essa può essere praticata soltanto dai medici abilitati.

Essere medico consente legalmente la pratica dell’agopuntura anche se non ci sono in Italia corsi universitari di formazione medica per questa disciplina. Quindi il medico deve seguire privatamente corsi qualificati.

Indipendentemente dal percorso formativo, al fine di poter applicare in modo efficace l’agopuntura, è necessario e imprescindibile, che il medico ricorra a una precisa diagnosi in senso medico cinese.

Sia per i medici che per i pazienti, per capire bene l’Agopuntura devono collocarla nel suo contesto filosofico-culturale salvaguardando il cammino intellettuale che ha permesso la creazione di un modo di pensare diverso da quello occidentale ma non per questo non efficace.


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