Chi controlla i controllori

La frase è di origine latina ma più o meno tutte le lingue l’hanno fatta loro, segno evidente che il problema non ha confini. Quanto a noi, il nostro Paese pullula di controllori:

esiste un numero in pratica impossibile da censire di enti, molti dei quali pletorici, e basta vedere ARPA Emilia Romagna che ha due volte il personale di cui dispone l’ente omologo che si occupa dell’intera Austria.
A questi controllori istituzionali va ad aggiungersi una folla di consulenti d’occasione che, in base a qualifiche a volte fantasiose e a competenze mai acquisite, certificano su fatti di cui non hanno la benché minima conoscenza. È questo ciò che avviene ormai d’abitudine quando si vanno ad assoldare (assoldare nel senso etimologico di "ricevere al proprio servizio con promessa di mercede") professori universitari per impartire una sorta di benedizione ai progetti o agl’impianti inquinanti più disparati.

Chi abbia avuto occasione di essere presente ad incontri organizzati da imprese multiutility o da gruppi industriali coinvolti nel lucrosissimo business del trattamento dei rifiuti ("entra immondizia, esce oro" dicono a ragion veduta i mafiosi) e abbia qualche nozione di fisica, di chimica e di tossicologia non avrà potuto esimersi dal notare come non sia raro che gli universitari sul podio esternino spericolate bestialità che costerebbero caro a qualsiasi studente di liceo.

"Bruciando, scompaiono i rifiuti". E il principio di conservazione della massa di Lavoisier che si trova in tutti i libri di chimica generale?

"Dal camino escono solo acqua e anidride carbonica." E gli elementi come, ad esempio, il piombo, il mercurio, l’arsenico, il cromo e tutti gli altri che si trovano nei rifiuti? E le centinaia di sostanze organiche trovate nei fumi degl’inceneritori ed elencate nei lavori scientifici (es: Jay, K., Stieglitz, L. Identification and quantification of volatile organic components in emissions of waste incineration plants. (1995). Chemosphere 30 (7): 1249-1260)?

 "Acerra inquina come tre automobili di piccola cilindrata." Qui siamo al grottesco e perfino la ASL di Napoli ha dovuto ammettere che le auto non sono proprio tre ma 116.000
(http://www.blogcatalog.com/search.frame.php?term=asl+napoli&id=2f21e77ef3574cb0cefde5baec436885).

"Non ha alcun effetto sulla salute." Qui, invece, siamo alla criminalità vera e propria perché s’insinuano false sicurezze nei cittadini ignari che ripongono la loro fiducia nelle istituzioni o in personaggi spacciati per scienziati.
Il fatto è che, grazie a leggi del tutto illegittime tanto da meritare una sanzione da parte della Comunità Europea, il nostro è diventato il paese di bengodi per chiunque abbia in animo di ammucchiare quattrini, e tanti, facendo falò dei rifiuti, e gl’impianti d’incenerimento spuntano dovunque come funghi.

Per far dimenticare alla gente i disastri sanitari passati e tenere nascosto lo scempio provocato dall’incenerimento dei rifiuti, si è cambiato il nome dell’inceneritore ribattezzandolo, con fantasia tutta italica, "termovalorizzatore" – con ciò meritandoci l’ennesima reprimenda da Bruxelles – e i rifiuti si bruciano, sempre grazie a leggi che trasformano qualsiasi cosa in qualsiasi altra che possa fare comodo, in impianti a biomasse e in cementifici. Il problema della carenza di rifiuti, cioè del combustibile per questa miriade di forni, si sta ovviando favorendone in ogni modo la produzione, e facendo questo in modo ipocritamente occulto. E le malattie che da questi sistemi derivano? Niente paura: ci sono tanti modi per taroccare le indagini epidemiologiche, e quelle non taroccate basta nasconderle. E gli alimenti inquinati? Nessuno tema: basta permettere che le analisi richieste dalla legge tralascino un po’ di parametri e, se mangiamo porcherie, in fondo, di qualcosa dobbiamo pure morire. Tanto vale farlo arricchendo un po’ di personaggi che, oggettivamente, di arricchire ulteriormente non avrebbero poi tanto bisogno.

Tutto questo allegro teatro si perpetua ormai da anni, e sempre sotto l’occhio benevolo dei controllori.

Di tanto in tanto, però, c’è chi scivola, come è accaduto in Campania dove qualche professore ha messo la firma sotto dichiarazioni che non paiono proprio aderire alla realtà. Purtroppo non si tratta di marachelle volte a portarsi a casa due spiccioli, ma di azioni le cui conseguenze sono di gravità estrema per quanto riguarda la salute. E non solo la nostra, ma, soprattutto, quella dei nostri figli, perché tanti inquinanti, per esempio le arcinote diossine, hanno tempi di dimezzamento lunghissimi, e le nanopolveri inorganiche sono in larga misura indistruttibili, vale a dire, in termini pratici, eterne.

Insomma, il quadretto non è proprio dei più incoraggianti e allora bisogna fare qualcosa. E le istituzioni si sono rimboccate le maniche. Intanto, con una legge che ha accomunato destra e sinistra e alla quale non si è data alcuna pubblicità, hanno disposto che chi va a mettere il becco in ciò che esce da un inceneritore rischia cinque anni di galera (G.U. del 16 aprile 2008 n. 90). Occhio non vede, cuore non duole.

(Biolcalenda – Luglio-Agosto 09)


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