La singolare vicenda della signora Pignatti

Tutti i vaccini che abbiamo analizzato negli anni sono più o meno pesantemente inquinati da micro- e nanoparticelle solide, inorganiche e incompatibili con l’organismo umano. “Aspetto di vedere tuo figlio in ospedale per farmi quelle grasse risate che divertono voi bulletti da social. Non vedo l’ora di vederlo moribondo per sfotterlo sui social”.

Parole agghiaccianti, se agghiacciante è aggettivo sufficiente per descrivere espressioni di quel genere. Ma ad accrescere l’orrore c’è il fatto che queste due frasi sono state scritte per correre su quella che chiamiamo “rete” da una persona che la Natura ha reso madre.

Per chiarezza: il figlio altrui che si ambisce vedere moribondo è un bambino non vaccinato.

Qualche anno fa, era l’autunno del 2015, io ebbi la ventura d’incontrare la signora Alice Pignatti, ché lei è l’autrice del pensiero d’esordio, negli studi milanesi di Mediaset in occasione di una trasmissione in cui si sarebbe dovuto dibattere sui vaccini.
In effetti non si dibatté di nulla perché io non fui messo nelle condizioni minime di esprimermi né si mostrò, contrariamente a quello che era stato l’accordo preliminare con le autrici del programma, la serie d’immagini di microscopia elettronica che non lasciavano scampo: tutti i vaccini che abbiamo analizzato negli anni sono più o meno pesantemente inquinati da micro- e nanoparticelle solide, inorganiche e incompatibili con l’organismo umano.
E nemmeno si permise che io mostrassi i dati inoppugnabili degli enti di statistica inglese e statunitense dai quali chiunque può rendersi conto che, nella migliore delle ipotesi, i vaccini non hanno avuto la minima influenza sulla mortalità indotta dalle varie malattie infettive. Su questi argomenti mi pare ci possa essere argomento di dibattito, ma, per ragioni sulla cui nobiltà preferisco sorvolare, si preferisce tacere.

Nessuno pretende di avere la verità in tasca, ma il diritto di discutere, quello, sì. È quando la discussione è impedita e una parte precisa degl’interlocutori è imbavagliata che molto diventa chiaro.

Il pensiero di regime trionfò, quello secondo cui i vaccini sono la salvezza del mondo e gli effetti collaterali, seppur elencati con discreta precisione anche sui bugiardini acclusi per legge ad ogni confezione di vaccino e che il medico ha il dovere di far leggere a chi sta per sottoporsi alla vaccinazione, sono rarissimi o non esistono affatto. E qui entra la signora Pignatti.

Madre di una bambina che era stata affetta da pertosse, non saprei dire come la signora entrò in contatto con l’allora ministra della salute, la signora Beatrice Lorenzin, e non faticò molto a convincerla che, per risparmiare le terribili sofferenze della pertosse, tutti dovessero essere vaccinati in modo da non trasmettere l’insidiosa malattia.

Indipendentemente da qualunque altra considerazione, una pretesa del genere avrebbe dovuto essere cestinata non fosse altro che perché, come risulta dalla letteratura medica che sarebbe sufficiente leggere, i vaccinati contro la pertosse sono dei veri e propri untori e a loro si deve molto della trasmissione della malattia. E, invece, così non fu.
Non solo la signora Pignatti trovò ascolto in alto loco, ma la Regione Emilia Romagna bandì un concorso per reclamizzare i vaccini, concorso che richiedeva la laurea al Dams con indirizzo arte. Prescindendo dalla bizzarria della condizione, a presentarsi fu solo la signora Pignatti che, solitaria concorrente, si aggiudicò la mansione.
L’Ordine dei Medici, poi, mise la ciliegina affidando l’istruzione dei dottori affiliati alla signora nominandola docente ad un corso ECM, di solito a pagamento ma, eccezionalmente, gratis.

Impossibile non domandarsi a che titolo una signora laureata al Dams possa parlare di vaccini e, per soprammercato, essere trasformata in maestra dell’argomento.
La ragione pretenderebbe che ci si esprima su di un tema solo se quel tema è conosciuto e, in campo scientifico, lo si fa esclusivamente quando si ha esperienza diretta e non per aver letto qualcosa qua e là. Quale sia la cultura e, ancor di più, quale esperienza diretta appartenga alla signora Pignatti resta cosa inespressa. Certo, le sue tesi non possono altro che suscitare perplessità.

Ma ultimamente qualcuno pare porsi delle domande. Sarà perché obbligare a sottoporsi ad un trattamento sanitario non piace a tutti; sarà perché le enormità raccontate dal regime sui vaccini sfidano cultura, intelligenza e buonsenso oltre che i fatti; sarà perché gli effetti deleteri provocati da quei prodotti sono ormai diffusi e ardui da nascondere, c’è più di qualcuno che sta diventando critico, e la critica ha irritato la signora Pignatti. Ecco il perché di quelle frasi.

Naturalmente non poteva non sorgere un certo imbarazzo e dopo qualche giorno esce la spiegazione da parte dell’autrice del pensiero: la signora era arrabbiata e, comunque, il discorso è stato riportato fuori di contesto.

Che la signora fosse arrabbiata non depone a suo favore perché quando si occupa una posizione istituzionale non se ne ha il diritto, ma ancor meno depone favorevolmente sostenere che quelle parole possano essere fraintese. Più chiare di come sono state pubblicate dall’autrice stessa era impossibile essere.

Ora il guaio è fatto, un guaio peggiorato dalla grottesca discolpa. Se in un paese in cui la dignità significa ancora qualcosa chi ha mostrato la faccia in quel modo inequivocabile si sarebbe affrettato a scomparire dal palcoscenico, da noi nulla di tutto questo.
Addirittura si arriva a leggere parole di giustificazione e persino di elogio, e questo da parte di docenti universitari.

A questo punto diventa davvero difficile commentare, e non è affatto questione di “vaccinismo” o di “antivaccinismo”. Né è questione di come vengono impiegati i denari pubblici né a favore di chi. Quelle parole sono mostruose e basta e chi le giustifica ne è inevitabilmente complice.


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