Roma – Hartwig De Haen, uno dei principali esponenti della Fao (l'organismo dell'Onu che si interessa di alimentazione), ha recentemente dichiarato: "Tra i possibili effetti collaterali derivanti dal consumo di alimenti geneticamente modificati potrebbe esserci la trasmissione di allergie attraverso i geni…. Riconosciamo che ci sono rischi potenziali per la salute umana e per l'ambiente".

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Da quando le industrie biotecnologiche hanno ottenuto l'autorizzazione a produrre organismi genetica-mente modificati (OGM) si è posto il problema della sicurezza per l'ambiente e per la salute della diffusione sia di OGM che di loro parti, ad esempio attraverso gli alimenti.

Per quanto riguarda gli aspetti più strettamente ambientali il problema è stato affrontato nel 1992 a Rio de Janerio, dove venne approvata la Convenzione sulla Biodiversità, che comprende una parte specifica dedicata alla Biosicurezza,

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New York (Usa) – Jeremy Rifkin è un economista americano che ha scritto libri di successo, l'ultimo dei quali "il secondo biotech" sul problema delle biotecnologie.

Rifkin e la sua fondazione (Foundation on Economic Trends) si sono alleati con la National Farm Coalition americana ed altri agricoltori di tutto il mondo per avviare una denuncia all'Antitrust di 30 paesi contro le multinazionali che utilizzano le biotecnologie in agricoltura (Monsanto, DuPont, Novartis, Astra-Zeneca, Stoneville,

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Gli Omg aiuteranno la risoluzione del problema della fame del mondo.

È falso. Anzi è vero il contrario. L'introduzione di sementi geneticamente modificate aumenterà la fame nel mondo. Naturalmente la fame di chi già ora patisce la sottonutrizione. Negli ultimi anni la Fao (organismo dell'Onu) ha ufficialmente dichiarato che il cibo prodotto nel mondo è sufficiente per sfamare l'umanità. La fame è un problema economico, non agricolo. Ciò significa che chi ha fame,

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La battaglia sui transgenici

Non si esaurisce la lotta sugli Organismi Geneticamente Modificati. Il blocco dei paesi anglofoni (Usa, Gran Bretagna, Canada, Australia) preme per una liberalizzazione commerciale che si traduca nell'impossibilità di arginare i cibi transgenici, l'Europa sotto lo stimolo della Francia e dell'Italia, sembra volersi attestare su una posizione più cauta.

Non rendere identificabili i prodotti che contengono O.G.M. è funzionale agli interessi delle multinazionali che hanno, ormai, verificato come i consumatori non vogliono, che il cibo contenga,

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La vita in vendita

In un prossimo futuro un nostro nipotino dovrà pagare il proprio corpo a una multinazionale, perché il suo corpo non è legalmente suo, in quanto contiene molecole geneticamente modificate e quindi brevettate e di proprietà della suddetta multinazionale. Padre e madre e multinazionale. Fantascienza? Già oggi, un'operazione simile, viene effettuata con il cibo proveniente da piante modificate geneticamente. La corsa, tecnico scientifica delle multinazionali, per ottenere pezzi di ricambio da maiali modificati con geni umani indica la strada del prossimo futuro.

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Mangiare per salvarsi la vita

Non contenti dei lauti guadagni ottenuti con l'uso dissennato della chimica ora le multinazionali degli armamenti chimici, dei farmaci sintetici, dei semi ibridi, dell'industria alimentare cominciano ad invadere i mercati con cibi brevettati (ogm = organismi geneticamente modificati) per guadagnare, in modo indiscriminato, sulla fame. Giocando sull'ignoranza della maggior parte dei consumatori, l'insipienza dei governanti e l'incultura dei ricercatori scientifici l'operazione comincia a dare i suoi "mostri".

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Sulle piante transgeniche è in atto un vivace dibattito, che vede contrapposti da un lato i produttori di sementi e di prodotti chimici (che casualmente coincidono!) e dall'altro quella parte della pubblica opinione preoccupata delle possibili conseguenze sulla salute e delle ripercussioni ambientali derivanti dall'impiego di tali organismi.

Chi produce piante transgeniche è estremamente rassicurante in proposito, ed è forte del fatto che in diversi Paesi (ad esempio Stati Uniti e Canada) le piante transgeniche hanno già

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Non ha utilizzato mezzi termini Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on economic trends di Washington (Usa) e soprattutto autore del libro "Biotechnology century" (Il secolo delle biotecnologie) divenuto in breve tempo un best seller un po' ovunque nel mondo.

Incontro Rifkin in una saletta della fiera di Verona, fuori una coda di giornalisti che attendono il turno per parlare con colui che è stato definito il "guru" delle biotecnologe. Sarebbe forse più corretto parlare di coscienza critica della biotecnologie in quanto Rifkin nutre molti timori sul loro utilizzo.

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