gatto sterilizzare

Per amore, solo per amore

Oppure no ? .. . È urgente un onesto e sereno confronto sugli effetti della sterilizzazione indiscriminata che in alcune regioni mette a rischio la procreazione di specie. È indubbio che l’amore e il rispetto per gli animali si sta diffondendo in fasce sempre più larghe della popolazione italiana. Netti passi avanti sono stati fatti da quando provare affetto e curare assiduamente il proprio cane o gatto era visto da molti come un qualcosa di eccentrico se non addirittura patologico.

Fino a vent’anni fa la sensibilità verso il mondo animale risentiva ancora molto della posizione utilitaristica che la società umana aveva sviluppato in migliaia d’anni di convivenza agropastorale.
L’animale viveva accanto all’uomo in quanto in grado di offrire qualcosa in cambio del mantenimento, al di fuori di questo solo qualche ricco poteva permettersi di avere sentimenti di affetto esibiti pubblicamente. Molta acqua è passata sotto i ponti da allora e l’Italia da paese povero e agricolo è diventata una società urbana e industriale avanzata. Proprio da questa società urbana e industriale, che aveva tagliato da molto tempo il cordone ombelicale con il mondo della natura, si assiste da qualche lustro al risorgere di un vero e appassionato interesse per il mondo animale.

Questo relativamente nuovo sentimento accompagna in modo particolare le nuove generazioni, che sempre più massicciamente si rivolgono anche verso una dieta vegetariana in piena coerenza con un profondo rispetto verso gli animali. L’attenzione alla sofferenza e/o sfruttamento animale ha portato alla nascita di associazioni sul territorio che hanno l’obiettivo di aiutare animali che vengono abbandonati o maltrattati o che vivono una vita randagia piena di stenti.
Questa sensibilità e responsabilità verso il mondo animale è un segno della progressiva evoluzione che l’umanità sta compiendo nonostante le apparenze e i media ci sottolineino quotidianamente il contrario. Tuttavia in questo atteggiamento si annidano pericolosi sentimenti che con la protezione ed il benessere animale poco hanno a che fare, forse proprio perché partono da persone animate di molta buona volontà, ma spesso prive di una visione della realtà aderente ai fatti che, proprio per non avere avuto la fortuna di crescere in un ambiente agricolo a contatto con la natura, hanno sviluppato una sensibilità verso gli animali, che a volte non è pragmatica e porta ad errori di valutazione anche gravi.

Intendo riferirmi soprattutto al nuovo dogma imperante della sterilizzazione forzata, urbi et orbi! Quello che avviene oggi in moltissime realtà associative ha dell’incredibile, frutto di un pensiero logico-razionale, freddo e totalmente avulso dalla realtà, che nei fatti porta a sostenere una cultura della morte rispetto al corretto e insostituibile sostegno alla vita.

In molti canili del nord Italia non sono più reperibili cuccioli. Letteralmente sono spariti, semplicemente perché la pratica della sterilizzazione di massa ed indiscriminata ha prodotto il suo effetto. Oggi per adottare velocemente un cucciolo senza lunghe ricerche o attese è sufficiente avere contatti con associazioni che trasferiscono i cuccioli dal sud e li portano qui. Vi sembra normale? È un risultato accettabile questo? C’è qualcosa di cui andare fieri?
Ci sono canili che danno in adozione cani sempre già sterilizzati, oppure, se cuccioli, si fanno firmare dagli «adottanti» un impegno alla sterilizzazione entro una certa età commettendo un chiaro abuso. Altre situazioni in cui prima dell’adozione si effettuano controlli a casa della famiglia che deve adottare (fin qui è giusto), ma dove si arriva a decisioni di rifiuto a dare in adozione con atteggiamenti che definire arbitrari è un eufemismo. Dove cioè, il volontario o dipendente del canile, si arroga un potere discriminatorio molto dubbio e francamente inaccettabile che travalica di molto i propri compiti.

Questa è la conseguenza di un atteggiamento culturale e di sentimento che sempre più non tiene conto del reale interesse di tutela dell’animale, ma bensì porta avanti atteggiamenti censori e di giudizio che nulla hanno a che fare con comprensione, tolleranza e amorevolezza verso il mondo animale. D’altra parte questi nuovi atteggiamenti culturali hanno anche portato i proprietari di animali a pensare prima di tutto ad impedire la procreazione animale per mille motivi, che poi sono soprattutto la mancanza di disponibilità psicologica ad accogliere nuove vite e quindi permettere a se stessi di vivere esperienze positive. La preoccupazione dell’impegno che una cucciolata richiede ha portato quasi tutti a scegliere di rinunciare, loro stessi, ma anche per i loro figli (e questo è un vero peccato!) a vivere un’esperienza piena di stimoli e molto educativa sia per adulti che bambini. In ogni caso denominatore comune è quello d’impedire la riproduzione aderendo, nei fatti, alla deviante visione eugenetica della vita!

Diverse le motivazioni per le organizzazioni che si occupano della tutela animale. Qui l’obiettivo perseguito in modo metodico è impedire, sempre e comunque, la riproduzione con motivazioni (sofferenza e abbandono cuccioli, fame e malattie, randagismo, ecc.) che hanno sicuramente un valido fondamento ma che perseguite in modo totale senza distinzioni ed eccezioni porterà, forse, a risolvere il problema del randagismo, ma ha anche inciso pesantemente sulla riproduzione di specie come quella felina e canina in intere regioni!

E questo è un effetto inaccettabile se siamo ancora dotati di umanità. È urgente l’apertura di un dibattito in cui le varie componenti interessate (associazioni animaliste, veterinari, proprietari di animali), si confrontino in modo spassionato e obiettivo senza la pretesa di mettere alcuno sul banco degli imputati, ma piuttosto cercando reciprocamente un punto d’incontro che possa evitare per il futuro posizioni unilaterali e di fatto estreme, che portano a danneggiare anziché aiutare il mondo animale.
È questa una scommessa che è giustamente posta sulle spalle di una umanità in continua crescita, che per progredire deve avere il coraggio di valutare in modo oggettivo i risultati di posizioni e scelte come quelle della sterilizzazione di massa ed indiscriminata. La responsabilità amorevole che l’uomo deve avere nei confronti dei nostri amici a quattro zampe impone eticamente un approccio imparziale e realistico (cioè aderente alla realtà!) al problema riproduzione e randagismo.

Gli interventi verso colonie feline randagie dovrebbero, per esempio, essere pianificati e regolati in modo tale che vengano lasciate fertili un minimo numero di femmine giovani, perché altrimenti la colonia si estingue in un brevissimo lasso di tempo, che spesso non supera i due anni! Per i cani il problema del randagismo è una piaga da sempre presente nel mezzogiorno per questioni culturali, mentre è un problema ormai scomparso al nord. Questo è un bene, ma ciò non deve essere ottenuto solo con la sterilizzazione indiscriminata.

I cani, nei canili, non dovrebbero essere sterilizzati tutti, maschi e femmine a prescindere, ma si dovrebbe valutare caso per caso tenendo conto che le famiglie che adottano sono perfettamente in grado di valutare se e quando ricorrere ad una sterilizzazione, oppure decidere responsabilmente di provare l’esperienza di una cucciolata. Con quale diritto s’impedisce alla gente di potere scegliere mettendola di fronte al fatto compiuto? In base a quale principio etico? Perché non si vuole avere fiducia verso coloro che adottano gli animali considerandoli incapaci o irresponsabili della scelta del fare o meno riprodurre il proprio animale?

Biolcalenda dicembre 2013


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