Razze canine e genetica

Qualche giorno fa mi è capitato di entrare in un blog in cui, proprietari di cani, discutevano dell’importanza o meno del fattore genetico nel comportamento dei loro cani. Ammetto che l’argomento mi ha subito interessato e stimolato alcune riflessioni di cui vi voglio rendere partecipi.

Esistono diverse  razze canine con precipue caratteristiche comportamentali innate. Balza agli occhi di tutti la differenza tra un rottwailer ed un Labrador, per esempio. Il primo soggetto molto territoriale con marcate caratteristiche di difesa, dove normalmente non è difficile stimolare una risposta di difesa/attacco verso l’elemento estraneo. Il secondo, invece, con marcate caratteristiche olfattivo-venatorie, con scarsa propensione territoriale, molto aperto all’approccio e contatto con l’uomo sia esso conosciuto o estraneo mentre decisamente predatorio verso il "selvatico" .

Potremmo continuare ma quanto detto è più che sufficiente per delineare un quadro di caratteristiche innate e molto diverse. Tutto ciò è attribuibile alla genetica con le sue leggi di ereditarietà ovviamente. Le caratteristiche associate alla razza possono essere modificate, entro certi limiti, dal rapporto più o meno stretto con il proprietario, ma solo in modo parziale in quanto fanno parte del "bagaglio genetico" che ogni cane porta con sé.
Per essere chiari: io posso allevare un rottwailer nel modo più amorevole e autorevole possibile, cercando di comunicargli la mia visione "non-violenta" del mondo e della vita ma in particolari condizioni il suo istinto profondo di difesa/attacco si mostrerà in modo inequivocabile. Così come non trasformerò mai il mio Labrador in un soggetto da guardia e difesa! Questo normalmente. Esiste una base genetica ereditabile che non lo consente.

Detto questo però risulta chiaro che i comportamenti "patologici" o "non socialmente accettabili" dei nostri cani hanno anche, alla base, altre motivazioni importanti. Un cane che aggredisce e uccide la persona di fiducia anziana che gli porta il cibo quotidianamente, oppure che azzanna il bambino di pochi mesi del padrone, è chiaro che chiama in causa fattori che non possono essere spiegati solo con la razza o la genetica! Qui c’entra in modo primario il rapporto che il cane ha instaurato con le persone di famiglia fin dai primi giorni: è fondamentale in questa prima fase l’imporsi del capobranco.

Se il proprietario ed i suoi familiari hanno già perso il "senso naturale" dell’approccio con il mondo animale allora inevitabilmente si manifesteranno problemi più o meno gravi nel rapporto con il cane: perché saranno state sbagliate le comunicazioni con il cucciolo. Per ragioni di spazio non voglio affrontare il colpevole ed incosciente metodo usato troppo spesso dall’uomo nella selezione delle razze. Meriterà una trattazione a parte, ma mi voglio concentrare sulle conseguenze che i nostri personali comportamenti hanno sul carattere del nostro.
Il nostro amico, infatti, è come una spugna nei nostri riguardi e assorbe letteralmente tutti i nostri comportamenti ma soprattutto viene plasmato dalle nostre reazioni emotive più profonde proprio quelle di cui anche noi, spesso, non abbiamo coscienza! Ecco perché è assolutamente vero il rilievo popolare che il cane somiglia al padrone, soprattutto se dorme insieme a lui.

Ho detto che sono principalmente le nostre peculiarità emotive più profonde che vengono a modificare l’indole del nostro cane. Quindi un proprietario molto nervoso ed ansioso che non ha mai un istante di pausa nella sua continua tensione emotiva quotidiana, avrà logicamente un cane molto nervoso ed iperattivo davanti ad ogni stimolo esterno ed interno. Se viceversa il capobranco umano del cane è un flemmatico-indolente che non si muove nemmeno con le bombe o quasi, avrà un cane con aspetti molto simili dal punto di vista caratteriale. Questo cosa ci suggerisce ? Ovviamente che l’uomo non è solo il suo corpo fisico ma possiede un corpo eterico (o vitale) responsabile dello stato della nostra salute fisica ed un corpo astrale che rappresenta l’insieme delle sue pulsioni, passioni, istinti i quali possono (a seconda del grado di evoluzione personale ) essere più o meno controllati dall’essenza spirituale individuale di ognuno, cioè il proprio sé o io individuale.

Ora gli animali superiori hanno in comune con l’uomo fino al corpo astrale, quindi non hanno un io o sé spirituale, per cui sono totalmente influenzati e plasmati dal mondo di sentimenti e passioni che vivono nel suo padrone. Allora da questo punto di vista si comprende come se il proprietario non dedica le giuste attenzioni quotidiane al suo amico, creando un sodalizio emotivo fatto di simpatia e amore, reciproci, ma anche autorità di capobranco ogni qualvolta questo sia necessario la degenerazione nel rapporto è la logica conseguenza. Così razze di cani già di per sé, territoriali e potenzialmente aggressivi che, magari vivono in branco, abbandonati a se stessi, senza ricevere il salutare rapporto quotidiano con il proprio punto di riferimento umano, facilmente degenerano o meglio sviluppano senza freni comportamenti etologici tipici del rinselvatichimento.

Ancora una volta l’indice va puntato nel comportamento irresponsabile di colui che acquista un cane come fosse oggetto di completamento della proprietà, quasi ultimo modello d’impianto d’allarme. Qui la genetica conta poco, molto di più la totale perdita di un sano e corretto rapporto col mondo animale (e vegetale) , tipiche dell’uomo stressato post-moderno.

(Biolcalenda – Aprile 09)


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