È tempo di bilanci

Alla fine dell’anno è tempo di bilanci, ma anziché fare un bilancio economico delle entrate e delle uscite, vorrei fare il bilancio dell’efficacia delle spese sostenute, a livello pubblico, per la prevenzione ambientale e sanitaria.

I bilanci dello Stato o delle Regioni ci dicono ben poco da questo punto di vista, perciò dobbiamo ragionare in modo diverso. Osserviamo allora i danni economici e sociali dell’inquinamento ambientale e verifichiamo quanto si spende per prevenirli.

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Tecnologie semplici

Le nostre necessità energetiche (sempre crescenti) vengono attualmente soddisfatte quasi esclusivamente bruciando petrolio. Il petrolio e i suoi derivati (gasolio, benzina, kerosene) fanno funzionare i motori e permettono alle centrali termoelettriche di produrre l’energia che ci consente di vivere in modo confortevole e senza fare sforzi fisici massacranti.

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Rifiuti: posso fare qualcosa?

Che fine fa tutta l’immondizia che si raccoglie nelle nostre città? Non sparisce certo per miracolo! Lo sanno bene coloro che abitano vicino alle discariche o agli inceneritori. Protestano, giustamente, perché la paura dell’inquinamento che dal fondo delle discariche intossica la terra e le acque si unisce al terrore per le sostanze tossiche e velenose che escono dai camini degli inceneritori. Per tanti la preoccupazione per la salute (soprattutto dei bambini, delle donne incinte e degli anziani) è molto alta.

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A tale of two cities

L’uomo, di gran lunga il più stupido tra gli animali, è perfettamente a conoscenza di tutto questo. Glielo dice la scienza che lui stesso ha prodotto, glielo dicono le sue apparecchiature di controllo, glielo dicono le statistiche sull’incremento vertiginoso di malattie come il cancro, cancro che è solo il più vistoso tra le malattie da inquinamento. Che cosa facciamo per metterci una pezza? Il sindaco di Londra ha risposto per tutta l’umanità: niente.

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Della verginità del mare

Nel mare finiscono immense quantità di concimi chimici, di diserbanti e di altri pesticidi.
Direttamente o indirettamente usiamo i mari come discariche e ci liberiamo milioni di tonnellate di plastica che sono come spugne per tantissime sostanze chimiche tossiche, così mangiando i pesci “plastificati” mangiamo pure un concentrato di altri veleni.

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Inutile illudersi

Le polveri che fanno venire il cancro. Lo IARC, ente lionese dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato le polveri grandi da due micron e mezzo in giù al top della pericolosità tra le sostanze cancerogene.

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Nella quasi totalità dei casi la parola bonifica applicata agli impianti di incenerimento è una parola vuota, senza senso: i danni sono così estesi e variegati che è anche impossibile quantificarli. L’Italia si sta deindustrializzando o, almeno, questo è quanto gli addetti ai lavori vanno dicendo. 

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Da scimmioni a struzzi

Come ogni altra epoca, anche quella in cui ci troviamo a vivere, breve e convulsa per quanto è, ha ricevuto le più varie definizioni.
Una di queste è l’Età dell’Apparire. È un fatto, con risvolti anche buffi, quello che testimonia come una cosa acquisti caratteristica di verità quando transita attraverso il virtuale. La televisione certifica l’attendibilità di qualunque notizia che può permettersi di essere stravagante quanto si vuole, e della TV ci si serve in più di un’occasione proprio per questo.

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Per fidarsi delle Istituzioni bisognerebbe che le stesse fossero degne di fede. Purtroppo non sempre è così

Non che l’erba del vicino verdeggi più di tanto, ma il nostro paese assomiglia ogni giorno di più alle cosiddette “carrette del mare”. I nocchieri della nostra nave in gran tempesta mettono toppe per turare le falle, ma, a formarsi, le falle sono più rapide di loro e, al di là di ogni patriottica ipocrisia, non è poi così raro che i buchi che imbarcano più acqua li faccia proprio chi dovrebbe,

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