Eccoci!!
In questo nuovo appuntamento della nostra rubrica dedicata ai Tarocchi e alla cucina, incontriamo una figura che emana calma, saggezza e protezione: l’Arcano Numero V, Il Papa.
Il Papa non è un’autorità che impone dogmi, ma il “Pontifexâ€, colui che costruisce ponti.
Se l’Imperatore domina la materia, il Papa ci invita a dare un senso a ciò che facciamo, a nobilitare il quotidiano attraverso la parola e l’esempio.
È l’istruttore, il nonno sapiente, colui che benedice e comunica, fungendo da tramite tra il mondo materiale e quello spirituale.
Nella struttura del Tarot, il Papa rappresenta la trasmissione del sapere. Guardando l’Arcano, notiamo che comunica con due figure ai suoi piedi. Hanno delle chieriche, probabilmente sono suoi discepoli: questo indica che la saggezza non ha valore se rimane chiusa in sé stessa. Deve essere donata!
Egli incarna l’unione degli opposti: con la mano alzata riceve le energie celesti e con l’altra, guantata e segnata da una croce, le porta nel mondo dell’azione. Ricordiamoci che è una carta dispari e come tutte le carte dispari è una carta attiva. Tant’è’ che il suo sguardo ci suggerisce che la verità non è mai una meta statica, ma un cammino in continuo movimento verso l’infinito.
Il Papa ci insegna che il “Paradiso” non è un luogo lontano, ma uno stato di grazia raggiungibile qui e ora, nobilitando ogni nostro piccolo gesto.
Per onorare questo Arcano e la Torta Paradiso proposta dal nostro cuoco Marco, vi invito a compiere un Atto Poetico.
A differenza della Psicomagia di jodorowskyana memoria, che spesso agisce per sbloccare traumi con gesti forti, l’Atto Poetico è una carezza al destino: un gesto gratuito e luminoso che nutre l’immaginario e porta bellezza nel quotidiano.
Vi suggerisco di trasformare il momento del dolce in un piccolo teatro sacro:
L’OFFERTA: prima preparare la torta, osservate la carta del Papa. Dedicate idealmente la torta a una parte di voi che sentite “affamata” di senso. Questo sposta l’atto dal semplice nutrirsi al celebrare.
LA BENEDIZIONE: una volta pronta la torta, prendete lo zucchero a velo. Immaginate che quel candore sia la polvere di stelle della conoscenza pura. Spargetelo sulla torta pronunciando a voce alta una “benedizione” per la vostra parte affamapranzota (es: “Che la dolcezza guidi le mie parole”).
IL MESSAGGIO: il Papa è il signore della comunicazione. Impegnatevi, durante l’assaggio ad occhi chiusi, ad ascoltare cioè che vi arriva. Una parola, un colore, un’immagine, un’emozione. Che arrivi dall’antica saggezza di gesti ripetuti dai nostri nonni.
È la risposta del Papa.
L’obiettivo di questo Atto è di diventare il Ponte.
Comprendere che non c’è separazione tra il pane che mangiamo e lo spirito che ci abita. La consistenza eterea di questo dolce, che sembra svanire in bocca come una preghiera sussurrata, è l’incarnazione perfetta dell’Arcano V: nutre il corpo senza appesantire l’anima.
Che la vostra cucina sia oggi il vostro tempio e la Torta Paradiso il vostro altare.
Ricordate: il Papa non vi chiede di essere perfetti, ma di essere Presenti. Lasciate che la dolcezza sciolga i nodi e che ogni boccone sia un passo leggero su quel ponte che unisce ciò che siamo a ciò che sogniamo di diventare.
IL PARADISO PUO’ ATTENDERE? (Ricordando il titolo di un noto film con Warren Beatty degli anni Settanta). Forse, il Paradiso, potrebbe attendere, con la pazienza che gli è propria.
Ma noi, no.
Non possiamo attendere, nello scorrere del tempo, di interpretare il nostro ruolo, tra nascita e morte fisica. Siamo esseri umani e siamo qui per un motivo, per dare un “senso†alle cose, come ci ricorda l’Arcano V, nella lettura di Francesca.
Per dare loro un “nomeâ€, una definizione. Per diventare noi stessi Ponte, come ci ricorda la bellissima suggestione poetica qui sopra proposta: ciascuno di noi Pontifex, costruttore di ponti tra Spirito (infinito, qualitativo, “no Time no Spaceâ€) e materia (finita, quantitativa, misurabile).
Noi, esseri umani, apparteniamo a entrambe le dimensioni, quella dell’infinito, che possiamo “bucare†con la nostra mente collegata al cuore, con la nostra autocoscienza, e quella del finito, della nostra corporeità transeunte. Un animale in genere, una pianta, un sasso, non sanno di essere, semplicemente sono.
Noi esseri umani invece sappiamo di essere, e ci poniamo la domanda di senso. Alimentiamo il nostro Spirito cercando risposte ai vari “perchéâ€. E alimentiamo il nostro corpo fisico anche attraverso delle risposte ad alcuni di questi “perchéâ€, sperimentando molte forme possibili degli ingredienti in natura. Diversamente dagli animali in genere (come noi eterotrofi, che si alimentano di mondo “esternoâ€) e dalle piante (generalmente autotrofe), infatti, noi non ci cibiamo direttamente del mondo, ma trasformiamo gli ingredienti in domande, li interroghiamo e cerchiamo di dar loro un senso: estetico, funzionale, gustativo. In qualche modo giochiamo col mondo, l’essenza del nostro agire è quella della danza e del gioco.
E allora giochiamo, agiamo, attiviamoci. Perché non possiamo attendere di gettare i nostri ponti verso il Paradiso. Realizziamo questa torta, ad esempio, con le rose di maggio.
Rose che richiamano, anch’esse in forma di suggestione poetica, il mondo superno e il dolore, le spine dell’esistere. Rose che, nella tradizione rosicruciana, sono al centro di una delle meditazioni più potenti, quella che le vuole nascenti da una croce nera, vita che trionfa sempre sulla morte (Meditazione della Rosacroce).
