suolo-vivente

Il suolo, un organismo vivente

Il calo in percentuale di sostanza organica rappresenta un dato saliente. Pensare che tramite l’uso di sostanze di sintesi si possa aumentare la produzione è frutto di una visione statica e riduzionistica che non tiene conto delle relazioni all’interno dei processi viventi.

L’uso massiccio in agricoltura di prodotti di sintesi come fertilizzanti e diserbanti ha contribuito, negli anni, a ridurre la naturale attività biologica dei terreni. L’utilizzo di concimi preparati industrialmente (sintesi dell’ammoniaca o altri processi) ed il ricorso all’uso costante dei disseccanti, ha provocato una perdita di fertilità organica dei suoli andando a mortificare i processi organici responsabili della naturale vitalità del terreno, determinando anche una notevole riduzione di carbonio organico (con tutte le conseguenze dirette e indirette). Il calo in percentuale di sostanza organica rappresenta un dato saliente.

Si è dunque arrivati a snaturare le dinamiche naturali ed i processi biologici poiché si è pensato di poter incrementare le rese ed il guadagno in maniera facile. E, purtroppo, si sono perse di vista le relazioni pianta-suolo o, per essere più corretti, le relazioni pianta-suolo-acqua che vengono sostenute da una miriade di organismi e microrganismi naturalmente presenti nel terreno.
Già uno dei padri della moderna agronomia intuì che non si potevano applicare le leggi della chimica inorganica ad un contesto organico (vivente) senza poi, però, pagarne le conseguenze: Justus Von Liebig, chimico tedesco vissuto nel 1800, contribuì alla diffusione delle sostanze chimiche di sintesi in agricoltura per poi capire, successivamente, che non si trattava della strada giusta.

Di seguito il suo famoso testamento spirituale:

«Sfortunatamente la vera bellezza dell’agricoltura, con i suoi stimolanti principi intellettuali, è quasi misconosciuta. L’arte dell’agricoltura si perderà per colpa di insegnanti ignoranti, ascientifici e miopi che convinceranno gli agricoltori a riporre tutte le loro speranze in rimedi universali, che non esistono in natura. Seguendo i loro consigli, abbagliati da risultati effimeri, gli agricoltori dimenticheranno il suolo e perderanno di vista il suo valore intrinseco e la sua influenza (…).
Confesso volentieri che l’impiego dei concimi chimici era fondato su supposizioni che non esistono nella realtà. Questi concimi dovevano condurre a una rivoluzione totale dell’agricoltura.  Il concime di stalla doveva essere completamente abbandonato, e tutte le sostanze minerali asportate dalle coltivazioni dovevano venire rimpiazzare con concimi minerali. Il concime avrebbe permesso di coltivare sullo stesso campo, con continuità e in modo inesauribile, sempre la stessa pianta, il trifoglio, il grano ecc., secondo il piacere e le necessità dell’agricoltore.
Avevo peccato contro la saggezza del Creatore e ho ricevuto la giusta punizione. Ho voluto portare un miglioramento alla sua opera e nella mia cecità, ho creduto che nella meravigliosa catena delle leggi che uniscono la vita alla superficie della terra, rinnovandola continuamente, ci fosse un anello mancante, che io, questa debole e impotente nullità, potessi rimpiazzarlo.
La mia ricerca sul suolo mi conduce ora a dichiarare che sulla superficie esterna della terra, la vita biologica si svilupperà sotto l’influenza del Sole. Il Grande Maestro e costruttore ha dato ai frammenti della terra la capacità di attrarsi e di contenere in sé tutti gli elementi necessari per nutrire piante e animali, così come un magnete trattiene le particelle di ferro, senza perderne neppure una. Il nostro Maestro ha aggiunto una seconda legge alla prima.
In base ad essa, le piante e la terra con cui sono in relazione diventano un enorme apparato di purificazione per le acque. Con questa particolare abilità, la terra rimuove dall’acqua tutte le sostanze pericolose per l’uomo e gli animali, tutti i prodotti del decadimento e della putrefazione, sia che derivino dagli animali che dai vegetali.
Quello che può giustificare il mio comportamento è la circostanza che l’uomo è un prodotto del suo tempo, e riesce a liberarsi dalle opinioni comuni solo sotto una violenta pressione che lo spinga a radunare tutte le sue forze per liberarsi da queste catene di errati condizionamenti.
L’opinione che le piante potessero trarre il loro nutrimento da una soluzione formata nel suolo con l’acqua piovana era un’opinione diffusa, ed era scolpita nella mia mente. È stata questa opinione sbagliata la fonte del mio assurdo comportamento. Quando un chimico sbaglia nella stima dei fertilizzanti, non siate troppo critici verso i suoi errori, perché ha basato la sua conclusione su fatti che non può conoscere dalla sua esperienza, ma, piuttosto, che ha tratto da testi di agricoltura che considera giusti e affidabili.
Dopo che ho imparato il motivo per cui i miei fertilizzanti non erano efficaci nel modo giusto, mi sono sentito come una persona che ha ricevuto una nuova vita. Finalmente tutti i processi di coltivazione si possono spiegare sulla base delle leggi naturali che li governano. Ora che il principio è noto e chiaro agli occhi di tutti, rimane solo lo stupore per non averlo scoperto molto tempo fa.
Ma lo spirito umano è una cosa molto strana, e così quello che non si adatta perfettamente allo schema del pensiero comune, semplicemente non esiste».

Il testo del testamento di Liebig è stato pubblicato su “Fauna in soil ecosystems: recycling processes, nutrient fluxes and agricultural production” (a cura di Gero Benckiser, Marcel Dekker, 1997). Traduzione italiana di Roberto Pinton.


Questo testamento non va strumentalizzato e, anzi, occorre lodare Liebig per l’onestà con la quale opera la propria ammissione di responsabilità senza trincerarsi dietro posizioni ideologiche precostituite e fisse. A tratti fin troppo severo con se stesso. Occorre notare anche come i primi e più importanti uomini di scienza contemplassero l’idea di un Creatore (concetto oggi negato con forza dalla moderna scienza). Questo testamento, di fatto, è un connubio tra filosofico e scientifico.
Il vero impulso all’uso dei fertilizzanti di sintesi è stato dato poi dalle industrie e dalle corporazioni con la sola logica del profitto esasperato, a spese dell’ambiente.

Pensare che tramite l’uso di sostanze di sintesi si possa aumentare la produzione è frutto di una visione statica e riduzionistica che non tiene conto delle relazioni all’interno dei processi viventi. Ciò che mantiene in vita una pianta è un complesso sistema di forze e relazioni. La perdita di fertilità naturale è dovuta anche all’uso frequente di macchinari pesanti che compattano il suolo e lo privano di aria e struttura. Per promuovere e favorire la crescita armonica ed equilibrata di una pianta occorre stimolare l’azione delle micorrize (oltre a vari altri fattori). L’analisi delle funzioni e delle attività svolte dalle micorrize evidenzia come il concetto di fertilità sia un concetto molto dinamico e non statico. E che le piante, in quanto esseri viventi, necessitano soprattutto di ciò che è vivente.

Batteri della rizosfera, funghi micorrizici, funghi saprofiti e tanti altri organismi presenti nel terreno contribuiscono alla formazione del suolo ed alla vita delle piante: svolgono effetti positivi sulla crescita e lo sviluppo dell’apparato radicale, inducono maggiore resistenza a vari tipi di stress che la pianta può subire, migliorano l’assimilazione delle sostanze nutritive (con minore accumulo dei nitrati negli alimenti), vi è maggiore accumulo di sostanze di riserva, incremento della qualità e delle caratteristiche organolettiche, maggior contenuto in polifenoli, aumentano le autodifese della pianta come conseguenza di un migliore stato vegetativo, maggior efficienza nell’assorbimento del fosforo e di vari microelementi, miglioramento dei processi di umificazione del terreno e conseguente miglioramento della sua struttura.

Tutto ciò è dovuto alla simbiosi tra apparato radicale e organismi viventi (e microrganismi) del terreno dove avviene uno scambio ed aiuto reciproco tra pianta e suolo. Tra le simbiosi più importanti vi è quella tra micorrize (funghi che vivono nel terreno) e radici delle piante dove queste ricevono nutrienti minerali assorbiti dal suolo, come se la rete di micorrize fosse il prolungamento dell’apparato radicale, mentre le micorrize ricevono in cambio sostanze zuccherine e altri composti organici che sono il prodotto della fotosintesi clorofilliana (essudati radicali). Si crea dunque una forte interdipendenza, e le piante micorrizate hanno anche uno sviluppo maggiore. Le stesse micorrize potranno espandersi meglio poiché nutrite dalla pianta, e potranno esplorare una maggiore estensione in modo da reperire nutrienti e acqua. In molti casi le micorrize diventano strutture fondamentali per l’assorbimento dei nutrienti, e rappresentano un vero e proprio collegamento fisico e nutrizionale tra piante. I funghi micorrizici, purtroppo, sono a rischio estinzione nei terreni coltivati con i moderni metodi “industriali”.

«La diversità dei funghi AM è un importante fattore che contribuisce al mantenimento della biodiversità vegetale ed alla funzionalità dell’ecosistema» (tratto da NATURE, 396, 69-72, 1998).
«La diversità dei funghi micorrizici determina la diversità vegetale e le funzioni dell’ecosistema»  (Van der Heijden et al., 1998).

Il tipo di pratica agronomica può esercitare una forte pressione selettiva sul numero e sulle specie fungine, e dunque le arature profonde, l’uso di macchinari pesanti, il ricorso alla monocoltura, il ricorso ai disseccanti ed ai fertilizzanti di sintesi, sono tutti fattori che contribuiscono a ridurre la naturale vitalità dei terreni. Con l’agricoltura biodinamica è possibile invertire questa tendenza. È inoltre possibile ricorrere all’inoculo di funghi micorrizici nel terreno, purché si rispettino poi tutte quelle buone pratiche necessarie alla loro sopravvivenza e mantenimento.

In questa simbiosi abbiamo le piante che sono in stretta relazione con le forze solari tramite la fotosintesi clorofilliana ed i funghi micorrizici che, invece, sono in stretto rapporto con la terra ed il sottosuolo (gli organismi fungini non svolgono fotosintesi). Avviene dunque un legame ed un matrimonio perfetto tra cielo e terra, luce e oscurità, nel quale gli opposti si attirano divenendo complementari (immagine archetipica). 

 Biolcalenda di luglio/agosto 2015


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