La programmazione degli avvicendamenti e delle principali rotazioni colturali nell’orto

Per chi coltiva un orto è importante pianificare le rotazioni e gli avvicendamenti colturali in modo da assecondare il susseguirsi delle stagioni. Inoltre la pianificazione e la programmazione di rotazioni e avvicendamenti colturali diventano fondamentali proprio per fare in modo che vi sia sempre uno spazio fruibile e disponibile per la messa a dimora delle diverse specie nel momento a loro opportuno.

Il periodo che va dalla metà di luglio alla meta di settembre (indicativamente) rappresenta forse il momento più importante per quanto riguarda i principali trapianti e la messa a dimora di ortaggi che poi raccoglieremo dalla tarda estate fino ad inverno inoltrato. Una buona impostazione dell’orto ci consente di avere ortaggi freschi anche e soprattutto nel periodo autunno-inverno, con tutti i benefici del caso.

Dunque da luglio a settembre è possibile iniziare a mettere a dimora cavoli vari, finocchi, radicchi, cicorie, lattughe, porri, cime di rapa ed anche, tra agosto e settembre, ravanelli, rucola e spinaci. Soprattutto per quanto riguarda cavoli e radicchi sarà opportuno valutare l’impiego di varietà precoci, medio-tardive e tardive in modo da garantire una raccolta a scalare che sia il più possibile continuativa poiché i tempi di maturazione saranno più o meno rapidi in base, appunto, alle caratteristiche varietali. Ma soprattutto le varietà tardive dispongono della capacità di resistere al freddo e al gelo invernale consentendo il consumo di ortaggi appena raccolti anche nel pieno dell’inverno.

È risaputo che la dieta incide sulla forza del sistema immunitario e che l’apporto di vitamine e micronutrienti è determinante, così come lo è la qualità della materia prima per poter mantenere un buon stato di salute. Per questo è importante una dieta variegata e sana, con prodotti freschi e privi di agenti inquinanti.

Queste considerazioni sulla messa a dimora delle colture sono valide soprattutto per Pianura Padana e Nord Italia. Possono comunque essere rimodulate anche per altri contesti come Centro e Sud Italia oppure per territori di collina o litorali (anticipando o posticipando il periodo di messa a dimora delle piante).

A seguito di questo importante gruppo di ortaggi è possibile inserire colture che possono essere seminate nei mesi di ottobre e novembre. Si tratta di aglio, scalogno, cipolla (bulbi), fave, piselli e grumolo verde o cicorino. Coprendoli con una apposita garza protettiva di “tessuto non tessuto” si potrebbero eventualmente anche seminare degli spinaci; questa copertura può limitare i danni dovuti a gelo e freddo intenso.

Poi, in prossimità del mese di marzo, potranno essere seminate altre importanti colture come le patate, le lattughe da taglio, le carote ed ancora fave, piselli e cipolle varie. Ma anche ravanelli, rucola, spinaci e bietola da orto. Ovviamente il periodo per seminare carote varie e bietola da orto si protrae per diversi mesi, così come nel caso del trapianto delle cipolle. In tal senso occorre sottolineare che vi sono in commercio numerose varietà che dispongono di caratteristiche ed esigenze differenti, e che dunque bisognerà valutare il momento più opportuno per la loro messa a dimora sulla base di requisiti ed esigenze di ogni singola varietà (queste indicazioni devono essere fornite dal produttore/distributore o dalla ditta sementiera).

Vi è poi il grande blocco degli ortaggi cosiddetti “estivi” rappresentato dalla famiglia delle Solanacee e dalla famiglia delle Cucurbitacee. A queste vanno aggiunti anche fagioli, fagiolini, basilico e sedano. Si tratta dunque dell’orto estivo che va allestito tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Purtroppo in questa fase dell’anno sono frequenti i ritorni di freddo che potrebbero compromettere seriamente lo sviluppo delle colture estive. Si tratta di un fenomeno che negli ultimi anni ha procurato non pochi problemi a tutto il comparto agricolo, per cui sarebbe utile attendere l’arrivo definitivo della bella stagione prima di mettere a dimora gli ortaggi che risultano essere estremamente sensibili alle basse temperature (ciò vale soprattutto se non si dispone di serre, tunnel o altre strutture dedicate). Dunque meglio pazientare prima di mettere a dimora in pieno campo le colture estive. Oltre a fagioli, fagiolini, basilico e sedano appartengono a questo blocco i pomodori, le melanzane, i peperoni, i peperoncini, le zucchine, le zucche, i cetrioli, i meloni ed i cocomeri.

Per favorire il miglior sviluppo degli ortaggi sarà fondamentale seguire le indicazioni relative a semine e trapianti reperibili nel calendario biodinamico; poter svolgere la fase della semina o del trapianto nel momento più favorevole migliora e facilita lo sviluppo della coltura. Proprio per favorire lo sviluppo iniziale della pianta è utile anche il ricorso alla tecnica del bagno-semente (nel caso delle semine) e del bagno-radice (nel caso del trapianto) utilizzando sempre il preparato 500K dinamizzato. In questo modo si va a stimolare ed incentivare lo sviluppo dell’apparato radicale con tutti i benefici del caso.

Ma una delle attività più importanti sarebbe quella di poter utilizzare le antiche varietà autoctone locali (attraverso attività di recupero e rigenerazione della semente) affrancandosi dall’orientamento globale imposto dalle corporazioni economiche. Questo orientamento, di fatto, ha sacrificato la moltitudine di specie locali (riducendo la biodiversità) a favore di poche specie brevettate e controllate a livello centrale dalle multinazionali.
Contestualmente al ciclo delle rotazioni va tenuto in considerazione anche il fatto di poter inserire il sovescio come pratica per nutrire, vivificare e migliorare le caratteristiche del suolo.

Il miglior sovescio è quello seminato nel periodo autunnale (indicativamente nel mese di ottobre), il quale andrà poi trinciato e incorporato al terreno nella primavera successiva (indicativamente nel mese di maggio). Per ulteriori informazioni sul sovescio vedere gli articoli di Luglio e Settembre 2018 di Biolcalenda (disponibili anche on-line).

Il tutto si realizza attraverso la suddivisione in parcelle, ognuna in grado di ospitare una diversa coltura contestualmente al sovescio.


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