L’organismo agricolo come principio di fondo della biodinamica

L’organismo agricolo come principio di fondo della biodinamica

Nel suo corso sull’agricoltura, all’interno della seconda e dell’ottava conferenza, Rudolf Steiner pone l’accento sulla necessità da parte di un’azienda agricola di perseguire (nei limiti del possibile) una propria autosufficienza ed una propria autonomia:

Un’azienda agricola si realizza nel miglior senso della parola se può venir concepita come una specie di individualità a sé stante, come un’individualità conchiusa in sé stessa.
Ogni azienda dovrebbe avvicinarsi nella massima misura possibile a questa condizione.
In senso assoluto questo non potrà essere raggiunto, ma l’azienda deve cercare di avvicinarsi il più possibile alla condizione di essere un’individualità conchiusa in sé stessa.
Ciò significa che si deve avere la possibilità di trovare in seno all’azienda quanto è necessario per il suo funzionamento, compreso naturalmente il relativo bestiame. Quindi il concime e le altre cose del genere che arrivano nell’azienda dall’esterno, in un’azienda ideale dovrebbero già essere considerati come un rimedio per un’azienda ammalata.
Un’azienda agricola sana dovrebbe poter generare in sé stessa tutto quanto essa richiede; vedremo in seguito perché questo è il processo naturale. Finché non si guardano le cose nella loro essenza e realtà, ma solo materialmente dall’esterno, è giustificato chiedersi se non sia indifferente prendere il letame dall’azienda del vicino invece che dalla propria.
Come ho già detto l’autosufficienza non si può realizzare in senso stretto, ma occorre comunque avere il concetto della necessaria autosufficienza di un’azienda, se si vuol procedere su basi reali”.

“…un’azienda agricola è una specie di individualità: questo permette di comprendere perché sia gli animali sia le piante debbano essere più o meno inseriti in questo ciclo di reciprocità.
In un certo senso è già quindi un impedimento di fronte alla natura il non usare il letame proveniente da animali appartenenti all’azienda stessa, e l’eliminazione del bestiame per doversi poi procurare il concime dal Cile”.

In altri termini Steiner ci suggerisce che un letame prodotto tramite foraggi e animali di una determinata azienda sarà particolarmente idoneo e indicato per quella stessa azienda e per i suoi terreni. E che ogni fattoria dovrebbe, come tendenza, potersi mantenere da sé con le proprie risorse interne.

Si dovranno fare parecchie prove, e ne deriveranno delle regole pratiche, ma tutte dovrebbero orientarsi sull’idea generale che la fattoria è conchiusa in sè e deve diventare autosufficiente. Certo non lo diventerà del tutto. Perché? L’obiettiva osservazione in senso scientifico-spirituale non rende mai fanatici. La completa indipendenza non si può interamente realizzare nell’ambito dell’attuale ordinamento economico del mondo esterno; si deve però raggiungere il massimo possibile su questa via”.

Tratto daImpulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura” (Ed. Antroposofica)

Quadro retrospettivo-storico

In Europa per più di 1.000 anni ci si è basati su di una struttura sociale che incarnava ciò che oggi definiamo un “organismo agricolo” a ciclo chiuso. L’organismo agricolo si basava su una struttura organizzativa e sociale che era il villaggio il quale si metamorfosava andando verso il futuro.

I vari elementi costituivano un’unità (vedi figura di seguito) in grado di soddisfare i bisogni e le necessità del singolo individuo in maniera quasi totale; quest’organizzazione vedeva al centro del cerchio (come definizione schematica) la vita spirituale, artistica e culturale le quali definivano i rapporti fra tutte le attività.
Subito al di fuori del nòcciolo centrale veniva l’elemento più importante e cioè gli animali collocati nelle fattorie dove viveva anche la maggior parte della popolazione. Questi animali erano usati per trainare gli attrezzi agricoli, venivano utilizzati per gli spostamenti (non esistevano trattori e automobili) e lì dove non vi fosse un corso d’acqua facevano girare le macine per la farina; fornivano risorse alimentari come latte, uova, formaggi e carne ma fornivano anche lana e il prezioso concime per i campi. Inutile dire che erano presenti animali di ogni genere, dal cavallo alle pecore alle anatre etc., per i quali vi era un rispetto estremo; basti vedere con che cura venivano costruite le vecchie stalle.

Al di fuori di questa cerchia importantissima (fondamentale soprattutto in epoche passate) vi erano gli orti. Negli orti si sviluppavano anche le “infestanti” che venivano utilizzate come risorsa quindi impiegate come rimedi erboristici oppure anche in cucina.

Fuori dalla sfera dell’orticoltura troviamo la frutticoltura e la viticoltura con tutti i loro prodotti e derivati. Vi è quindi il seminativo che fornisce i preziosi cereali per fare il pane (ovviamente tutte le sementi erano autoprodotte).

A questo punto dell’organismo, nelle cerchie più esterne, vengono collocati i pascoli che danno foraggio per il sostentamento del bestiame e le api che sono fondamentali per la vitalità di questo microcosmo e che forniscono miele, cera e pròpoli.

A chiusura del tutto si trovavano i boschi (oggi purtroppo completamente assenti soprattutto nelle aree maggiormente antropizzate) dai quali si ricava legna da ardere per il riscaldamento delle unità abitative e per la cottura dei cibi; quindi il bosco non solo come fonte di energia ma anche fonte di materiale da costruzione per attrezzi e strutture; i boschi erano riserva alimentare (bacche, piccoli frutti, funghi, selvaggina, erbe etc.), serbatoio e generatore di biodiversità.


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