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La scelta colturale

La pianificazione delle coltivazioni è uno dei momenti più importanti nei quali si decide la qualità delle produzioni e il mantenimento della fertilità dei suoli. Nei precedenti appuntamenti di questa rubrica abbiamo trattato, pur se brevemente, alcune note relative all’impostazione generale dell’azienda agricola biologica. È giunto il momento di individuare ora degli strumenti operativi che ci permettano di ottimizzare le risorse a nostra disposizione al fine di ottenere i risultati che desideriamo.

In questo senso, la scelta colturale è il momento determinante nel quale impostiamo le sorti della nostra azienda sia dal punto di vista agronomico che da quello economico. Purtroppo capita spesso che i due punti di vista non convergano, in particolar modo quando gli eventi atmosferici non sono particolarmente favorevoli. Il compito del buon agricoltore è quello, invece, di ascoltare la propria azienda, osservare i propri terreni, prenderli in mano e odorarli con lo scopo di intuire da solo, o con la collaborazione di chi voglia con lui condividere la propria esperienza, quale sia la strada migliore da percorrere.
Occorre innanzitutto aver ben chiaro quale sia il cliente di riferimento dell’azienda. Quali strategie, quali successioni mi permettono di soddisfare le sue richieste? Dovrò suddividere i miei appezzamenti in piccole particelle per avere diversi prodotti in piccole quantità per un periodo prolungato, oppure posso collocare su ampie superfici la medesima coltura con grosse lavorazioni concentrate in piccoli spazi di tempo?
Fate attenzione: queste domande che abbiamo appena posto non sono e non devono essere in contrasto con le caratteristiche con le quali abbiamo descritto il buon agricoltore. Per servire con soddisfazione un cliente devo essere in grado di fornire un prodotto di qualità per un lungo periodo, per diversi anni ed in questo senso sfruttare eccessivamente le risorse di un terreno senza equilibrare «apporti con asporti», non può fare altro che incidere negativamente sulla qualità dei prodotti forniti nel tempo.
I momenti di pausa ed attesa, tipici del lavoro dei campi contrassegnato da periodi di intensa attività e periodi di pause forzate dovute alle condizioni atmosferiche, devono assolutamente essere sfruttati con profitto ragionando sui piani colturali. Una profonda riflessione sulla programmazione delle proprie attività, infatti, permette non solo di individuare le scelte migliori, ma, nell’analisi delle varie opportunità, di individuare anche le possibili alternative in caso di eventi che non consentano di svolgere quanto pianificato.

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Individuate quindi le necessità e le richieste dei clienti (quelle presunte dell’anno a venire e quelle ipotetiche degli anni successivi), occorre, prima di distribuire le colture sui diversi terreni, ragionare su ciò che nei tre-quattro anni precedenti quel terreno ha ospitato e sullo stato attuale del terreno in termini di struttura, vitalità e fertilità. Chiariti questi tre elementi (cosa devo fare, cosa ho fatto e come siamo messi) è opportuno individuare prioritariamente cosa attuare per migliorare o mantenere lo stato attuale del terreno. Solo in seguito a tale passaggio si può pianificare cosa piantare o seminare tenendo in opportuna considerazione cosa è stato coltivato precedentemente.
Ovviamente si deve ipotizzare inizialmente la soluzione che bilanci nel miglior modo possibile le priorità sopracitate. Qualora non fosse possibile (cosa che capita abbastanza frequentemente, ma ribadiamo che non deve mai essere scartata l’evenienza che la migliore delle soluzioni possa accadere!) si procede via via ad individuare la soluzione alternativa, che meglio consenta di mettere insieme i tre criteri, magari rinviando di qualche mese una particolare pratica agronomica (sovescio, letamazione, rotazione tra famiglie di piante più e meno esigenti o altro). Inoltre, il ragionamento fatto sulle soluzioni via via alternative, ci permette di essere maggiormente preparati a dover sostituire una coltura ad un’altra nel caso in cui gli eventi atmosferici non ci consentano di intervenire nei tempi individuati.
Questo ragionamento sulle colture alternative deve valere anche per i terreni coperti da strutture come serre o tunnel perché, anche se siamo meno vincolati dagli eventi atmosferici, può sempre accadere che una coltura non abbia i risultati sperati per cui conviene sostituirla prima della fine del ciclo naturale, oppure quando la produzione si prolunga per un tempo superiore rispetto a quanto previsto e pertanto conviene lasciare le piante al loro posto.
Al termine di questo ragionamento risulta sicuramente palese quanto sia difficile pensare ed attuare una buona pianificazione. In questo senso, così come abbiamo suggerito quanto possa essere proficuo condividere le proprie riflessioni con altri agricoltori in fase di pianificazione colturale, risulta evidente che la collaborazione con altre aziende dovrebbe essere tenuta in seria considerazione. Ciò permette di poter contare su una superficie più ampia (anche se teorica) sulla quale far rotazione, su una possibile più ampia offerta di prodotti ai propri clienti attraverso lo scambio tra aziende, su una più ampia gamma di prodotti coltivabili vista la possibilità di poter avere a disposizione terreni con caratteristiche e vocazionalità diverse, su una più diversificata tipologia di clienti «interni ed esterni» per i propri prodotti (mi riferisco in questo senso ad aziende che dispongono anche di piccoli allevamenti e per i quali risulta interessante potersi approvvigionare direttamente di foraggere e cereali che generalmente migliorano la struttura del terreno e conseguentemente la sua vitalità e fertilità e ad aziende che hanno lo spaccio per la vendita diretta oppure si rivolgono ai gruppi di acquisto).

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Ecco quindi che torna alla ribalta una delle basi dell’agricoltura e ancor di più dell’agricoltura biologica: la condivisione delle esperienze tra agricoltori è fondamentale per poter crescere insieme nella diversità. La natura è dotata di innumerevoli meccanismi che permettono di far stare in equilibrio un’infinità di specie diverse. È quindi nostro dovere (anche da imprenditori attenti al tornaconto aziendale) cogliere i dettagli di questi meccanismi per ottenere prodotti di qualità su terreni mantenuti in qualità. Siccome non possiamo pensare di farlo leggendo libri ed una vita intera non ci permetterebbe di capirne che una piccola parte, è fondamentale condividere con altre persone che si occupano di agricoltura le conoscenze, gli errori e le intuizioni.

Questa cosa non è decisamente diversa da quella che i nostri predecessori facevano comunemente e, molto probabilmente, meglio di noi che siamo dotati di strumenti di comunicazione eccezionalmente efficienti ma forse poco efficaci.

Biocalenda settembre 2013

 


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