Earthship: energia dal sole

In un momento di crisi energetica come quello che stiamo vivendo mi sono domandata quale sia la strada per l’autosufficienza e se le soluzioni adottate nelle Earthship siano valide anche in un simile momento.

Se si fa una ricerca sul web su indipendenza energetica, energia gratuita, autosufficienza, off-grid e simili, la stragrande maggioranza dei risultati parla di fotovoltaico. A detta di tutti – ma proprio tutti! -sembra essere l’unica valida alternativa: sono molti i siti e i video dove si insegnano le tecniche per ottenere una casa indipendente, “senza gas” e senza bollette.

Possibile invece che le Earthship possiedano solo una piccola fila di pannelli fotovoltaici?

Informarsi sul fotovoltaico

Decidiamo di approfondire la ricerca sull’impianto fotovoltaico. Scopriamo migliaia e migliaia di articoli che spiegano sia gli aspetti tecnici del sistema, sia gli innumerevoli vantaggi e le infinite possibilità di guadagno. Tutti sembrano ripetere all’unisono: “Cosa aspetti a comprarne uno?!”.

Beh, se c’è una lezione che abbiamo imparato da questi ultimi due anni di storia è quella di non credere a nessuna informazione senza averla verificata.
Quindi nonostante tutti questi siti e riviste rispondano perfettamente a tutti quei dubbi e domande che ci eravamo posti sull’argomento è importante fermarsi un attimo e verificare le fonti.

I siti sul web che compaiono nelle liste di ricerca su indipendenza energetica o sostenibilità riportano risultati di venditori di pannelli fotovoltaici.

Non ci sembra più nemmeno così strano, anzi, ai nostri occhi la ditta che si è premurata di scrivere questi saggi diventa affidabile e competente. Peccato che il suo giudizio sia sempre di parte e l’unico scopo sia vendere il suo prodotto.

C’è una sola azienda che pone il dubbio sulla sostenibilità del fotovoltaico e che parla della grande quantità di rifiuti che dovremo smaltire quando tutti i pannelli fotovoltaici installati in questo periodo arriveranno a fine vita. Dimenticavo di dirvi che sul suo sito viene già offerta anche la soluzione, l’azienda infatti ricicla pannelli fotovoltaici e ne estrae i componenti più pregiati.

Altra energia dal sole: Serra bioclimatica

Nei precedenti articoli sulle Earthship abbiamo detto che la serra solare/ bioclimatica è il cuore dell’edificio.

Se cerchiamo informazioni sulla serra però troviamo poche nozioni. Spesso la serra bioclimatica viene confusa con un normale giardino d’inverno o veranda.

Le soluzioni passive, si sa, rendono meno… ai produttori quantomeno!

Qui ci viene in aiuto un’interessante pubblicazione di ENEA che spiega come realizzare correttamente una serra bioclimatica e quanto permette di risparmiare.

Caratteristiche della serra bioclimatica*

Le serre bioclimatiche (dette anche “serre solari” o “captanti”) sono spazi realizzati in vetro oppure con materiali plastici trasparenti integrate o addossate a un edificio, utili a raccogliere e conservare la luce e il calore del Sole. La loro realizzazione permette di aumentare lo spazio abitabile di un immobile che non viene computato nel calcolo dei volumi abitativi, purché le serre bioclimatiche rispettino le normative comunali e/o regionali. Si tratta di un “locale tecnico” e necessita di apposita pratica edilizia e calcoli per stimare il risparmio energetico. (N.d.A.)
Per essere considerate tali, devono soddisfare una serie di requisiti, spesso variabili da comune a comune, in particolare: la serra non deve essere riscaldata dal sistema di climatizzazione dell’edificio/casa da cui è supportata; deve essere orientata nell’arco tra sud-est e sud-ovest; la superficie vetrata deve prevalere, con un rapporto tra superficie vetrata e superficie totale di almeno il 70%; dimostri, attraverso calcoli energetici fatti da un progettista, la sua funzione di riduzione del fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale di una quantità non inferiore al 10%, attraverso lo sfruttamento passivo e/o attivo dell’energia solare; deve essere apribile per una superficie pari ad almeno un terzo dell’involucro solare e dotata di schermature e/o dispositivi mobili o rimovibili, per evitare il surriscaldamento estivo, in modo da ridurre almeno del 70% l’irradiazione solare massima durante il periodo estivo; il volume lordo della serra non può generalmente superare il 10% del volume riscaldato dell’edificio (variabile, tuttavia, fino al 20%); deve essere dotata di sistemi di ombreggiamento estivi e finestre apribili per consentire la ventilazione naturale nei periodi estivo/invernale; la destinazione funzionale non deve determinare la nascita di una nuova stanza a causa della presenza continua di persone (in pratica non deve essere legalmente stabilito come luogo di vita e/o di lavoro); deve garantire un guadagno energetico durante la stagione invernale di almeno il 20% rispetto alla soluzione priva di energia solare (variabile tra il 5% e il 25%).


Il report ENEA dimostra da un lato i limiti della serra, in quanto era attesa una migliore prestazione, ma dall’altro suggerisce le strategie per renderla più efficiente: come la ventilazione, la giusta conformazione e materiali più adatti. Gli elementi suggeriti sono per la maggior parte già presenti nella Earthship!
Non dimentichiamo che la serra offre anche alcuni vantaggi secondari: uno spazio aggiuntivo, possibilità di coltivazione di alcune piante (secondo la ricerca ENEA contribuiscono anche al miglioramento del comfort interno), inoltre con apposite canalizzazioni nelle zone di accumulo potrebbe essere utilizzata anche per riscaldare l’acqua calda per l’edificio.

Conclusioni

Cosa ci insegnano le Earthship? Il sistema utilizzato per il riscaldamento è la serra solare, in quanto elemento passivo che porterà energia alla nostra abitazione in modo costante. Questo elemento oltre a provvedere al riscaldamento può fornire cibo, spazio aggiuntivo, ventilazione naturale e acqua calda.

L’elemento serra è perfettamente normato e realizzabile su tutto il territorio italiano anche se ogni regione e/o comune può porre particolari prescrizioni.
Ovviamente non è sempre possibile utilizzarlo in case già costruite, ma quando è realizzabile è sicuramente un ottimo investimento.
Al netto delle considerazioni più pratiche, l’insegnamento è quello di prediligere soluzioni passive che forniscano energia in modo permanente e senza manutenzione piuttosto che basare la propria sopravvivenza su un unico sistema che se si danneggia ci lascia privi di tutto.
Dall’analisi LCA (Life Cycle Assessment) il pannello fotovoltaico risulta conveniente se ipotizziamo di mantenere inalterato l’attuale livello dei consumi. Immaginiamo quanto ci permetterebbe di risparmiare utilizzandolo correttamente!


*Estratto di: https://www.efficienzaenergetica.enea.it/vi-segnaliamo/risparmio-energetico-arriva-la-serra-bioclimatica-che-taglia-la-bolletta.html?highlight=WyJzZXJyZSIsImJpb2NsaW1hdGljaGUiLCJzZXJyZSBiaW9jbGltYXRpY2hlIl0=

Bibbiani, Fantozzi, Gargari, (2018), Studio di un prototipo di serra bioclimatica per l’efficienza e la sostenibilità energetica, ENEA


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