serra1.jpg

Natura e architettura 1

Fino a quando il "verde" sarà considerato  un "servizio" non saremo in grado di fare un salto di  qualità. E’ necessario spostare l’attenzione dal come e dal cosa al perché. E’ necessario cominciare a parlare di piante, alberi, mondo vegetale  ….

  come di qualcosa di intrinsecamente connesso alla natura dell’uomo  e in quanto tale non sostituibile  con nulla, qualcosa dì irrinunciabile, "geneticamente" connesso alla nostra specie, al nostro essere biologico e culturale.

Per la maggior parte della nostra evoluzione il nostro ambiente è stato quello delle foreste, si può affermare che più dei 9/10 della vita dell’Homo Sapiens sia trascorsa con una connessione più che intima con boschi e praterie, con quello che oggi chiamiamo "la natura".
Il senso di " spaesamento"  tipico  dei nostri  tempi deriva dall’abbandono pressoché completo del mondo naturale a totale vantaggio di quello artificiale. In questo  panorama, il "verde" assume un’importanza ben diversa che non quella di un semplice "servizio". Si carica di significati che affondano le proprie radici nella nostra evoluzione di specie umana e ci offre al contempo una possibilità di soluzione concreta agli inquinamenti e ai problemi peculiari della modernità e postmodernità.

DAL VERDE VERTICALE ALLA TERRA CRUDA
In questa direzione si può leggere il grande interesse che da qualche tempo il "verde" sta riscuotendo. Non è un caso che l’unica vera novità nell’architettura degli ultimi tempi non venga da un architetto, ma da un biologo, Patrik Blanc,  che ha fatto scoppiare la moda del verde verticale.
Non si parla d’altro, il verde verticale è sulla bocca di tutti e sta per arrivare nelle nostre case passando dai negozi più alla moda e dai grandi centri commerciali. Pareti verdi sulle facciate delle case, pareti verdi dentro le case, la "natura" sta invadendo nostri spazi di vita che hanno fatto tanto per tenerla lontana fino ad ora.

Mentre i giardini sui tetti sono ormai una realtà in grande espansione anche in Italia, anche le piscine diventano naturali. La nuova frontiera del lusso si chiama biopiscina, un vero e proprio laghetto naturale controllato in cui tuffarsi ad ogni ora del giorno e della notte, dove la depurazione dell’acqua non avviene ad opera di sostanze chimiche ma grazie a principi esclusivamente naturali.
Si comincia anche in Europa a parlare di costruzioni in bambù, tipologia molto diffusa in America del Sud e in Asia. La stessa terra, quella che calpestiamo, ci sta ricordando di essere tuttora il materiale più usato al mondo per le nostre costruzioni, ma non in forma mattoni cotti, ma cruda, impasatata con acqua e paglia, lavorata dalle mani e dai piedi, come abbiamo fatto per millenni.

GREEN DESIGN E BIOARCHITETTURA
serra2.jpgCosa sta succedendo? Mode ecologiche? Improvvisa presa di coscienza della necessità di costruire sano e consapevole? La tanto proclamata "sostenibilità" sta mietendo vittime innocenti?

Se portiamo alle estreme conseguenze le tendenze descritte, potremmo facilmente immaginare città in cui la vegetazione ha ricoperto ogni edificio, alberi che vivono sui tetti e spuntano dalle finestre come nelle provocazioni degli anni Settanta di Hunterwasser (Vienna), un panorama simile a quello che vedevano gli esploratori incontrando una città abbandonata in piena jungla. A Hollywood lo chiamerebbero  "La vendetta della natura".

La tendenza al "naturale" non è certo una  esclusiva dell’ architettura anzi, c’è arrivata tardi rispetto ad altre zone come l’alimentazione e la cura del corpo. All’inizio era una moda che gli architetti accoglievano con un certo fastidio, era il cliente a chiedere materiali sani, finiture naturali, mobili "ecologici".
Nell’architettura è stato un passaggio molto graduale, iniziato ufficialmente negli anni Settanta in Germania e poi diffusosi come coscienza del costruire sostenibile in tutta Europa e nel mondo, oggi è una prassi, si sta arrivando a quell’ identità fra "architettura" e "bioarchitettura" da molti auspicata
Nel settore design invece le cose sono andate in maniera molto diversa, di ecologia si è sempre parlato sottovoce e in modo marginale, quasi nessuno l’ha mai affrontata seriamente fino a quando tutto, intorno al design, ha iniziato ad essere "sostenibile", "ecologico", "naturale". A questo punto, anche al  Salone del Mobile di Milano del 2008, tutto il settore ha di colpo saputo di avere già un passato "sostenibile" tanto che, ormai, è una moda già passata, il "green" come è stato definito, ormai è già vecchio.

PER UNA ECOLOGIA PIACEVOLE
Aldilà delle mode e delle strategie del settore, una cosa risulta evidente: il rapporto con il mondo vegetale sta cambiando, l’ecologia ha puntato l’attenzione sul "verde" come elemento che può aiutarci a risolvere gli ormai imprescindibili problemi "planetari" che tutti ben conosciamo.

Il termine "ecologia" coniato nel 1866 dal naturalista tedesco Ernst Haeckel che nell’opera "Morfologia generale degli organismi" definì l’ecologia "la scienza dell’insieme dei rapporti degli organismi con il mondo circostante".
Per molti anni gli ecologi erano quelli che studiavano i pesci nel loro laghetto o le scimmie nella loro foresta. Da allora è cominciata a crescere anche nella scienza occidentale l’idea che ogni organismo sia in  vitale simbiosi con il suo intorno, che forma e qualità dello spazio non siano separate dalle forme  di vita che ospitano.
In questi anni ecologia è diventata una parola-contenitore per ogni genere di prodotti. Si trova spesso collegata con concetti di limite e costrizione mentre le qualità più pertinenti sono  benessere e piacere.
A metà Ottocento matura la coscienza ecologica mentre la frattura tra noi e il nostro ambiente sì consolida e cambia scala, grazie alla nascita di metodi di produzione industriale e delle necessità di autosostentamento che richiedono. La nostra azione sul pianeta inizia ad essere sproporzionata da allora.
(riflessioni basate su un articolo di Maurizio Corradi)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code