Fine della libertà

"Se non vuoi pensare ai tuoi piedi devi portare scarpe comode" (massima Taoista). Questo frammento della saggezza cinese è di estrema attualità,  perché abbiamo eliminato ogni utopia, ogni visione lontana, ogni pensiero che esuli dal puramente materialistico tornaconto e quindi il nostro pensiero è costantemente concentrato sul dolore fisico del corpo ristretto e costretto in un mondo scomodo.

Per raggiungere questo stato di cose abbiamo impiegato secoli. Certo, nel frattempo, molti di noi hanno acquisito una forte individualità, ma purtroppo queste forti personalità passano, gran parte del loro tempo, a "turlupinare" il prossimo. Non c'è limite alla perversione purché produca reddito. La rendita finanziaria è l'emblema di ogni valore, ma dovrebbe rappresentare la scarpa comoda, quindi abbiamo spostato il nostro pensare dai piedi alle scarpe per cui ciò che doveva permetterci la libertà di pensare è diventata la nostra prigione.

Altro che pantofole, vesti larghe senza lacci, case stabili come rocce e protettive dal caldo e dal freddo. Perfino il nostro andare per il mondo così attuale, così caratteristico della nostra epoca, è deformato dalla speculazione redditizia. Dobbiamo vedere la stupidità fatta emblema, esaltazione eroica che si identifica in auto potenti, grandi, alte, adatte ad affrontare terreni alluvionali o desertici, pronte per l'avventura che poi si realizza nell'andare a prendere i figli a scuola, però consumando e inquinando come si fosse fatta la famosa "Parigi Dakar", percorrendo strade lisce e perfettamente asfaltate, però rese rallentate da montagnole e dossi artificiali.

Per meglio ingannare ed ingannarci, abbiamo declinato la parola libertà in tutte le variabili possibili dal libertino, al liberismo o libertario. Aggregando, in totale contraddizione la libertà con l'economia, la scienza o la politica, tutte importanti attività umane che nulla possono verso la libertà perché il loro compito è quello di realizzare, scoprire o emanare le leggi. La legge, anche quella non scritta, è la fine della libertà.

Non riconoscere questa semplicissima legge, che la libertà è al di sopra della legge; sia essa naturale, sia umana, sia divina; per cui l'uomo può scoprire il suo "quid" di libertà nel riconoscersi quale essere spirituale nel libero pensare immateriale. Il monaco taoista che circa 2500 anni fa, disse al discepolo come facilitare la libertà del pensare, non poteva immaginare che millenni dopo gli uomini avrebbero identificato la libertà nel cambiare le scarpe, naturalmente scomode, sempre più scomode, però tante.


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