Ricominciare

Una delle distorsioni portate dalla cultura del progresso è l’idea che non si ricomincia mai, ma si prosegue sempre, come una linea retta, all’infinito.

In contraddizione con l’esperienza e l’osservazione scientifica che ci dice che tutto l’universo è curvo.
Similitudine con all’apparente inconciliabile contraddizione che abbiamo tra "materia" e "spirito"; che diventa totale disgregazione della realtà quando attribuiamo caratteristiche di questa a quello. Nonostante i nostri propositi non riusciamo mai a procedere "rettamente", perché?

Cos’è che distorce, distrae, curva, impedisce, devia, contrae, yanghizza se non la condensazione materiale che ci porta verso una cristallizzazione densa, sempre più densa, ideologica. Se in noi non ci fosse un "quid" di libero arbitrio, di processo pensante, un po’ di sentimento nostalgico per una condizione primigenia, che, già sappiamo, non potrà essere il "paradiso terrestre", tutto sarebbe già concluso, finito.

Quel tenero, piccolo cucciolo, che è l’Io dell’uomo, facilmente condizionabile, spesso ingannato, attratto in roboanti imprese dal tragico destino, ma che gli danno l’illusione d’essere "il progresso", invece è semplicemente accalappiato ideologicamente, impacchettato come un inutile oggetto da gettare nella discarica dell’inutile. La quantità, l’accumulo, l’avere, ottenebrano a tal punto l’umanità che sempre meno di noi sentono la necessità di ricominciare. Per ricominciare bisogna, eliminare la paccottiglia che ci circonda, prendere le distanze da ciò che non è necessario, impoverire di cose, fare "tabula rasa".

Distinguere ciò che è della materia da ciò che è dello spirito. Riuscire a guardare questa enorme discarica che è il mondo che abbiamo creato come qualcosa di esterno a noi, staccato. Allora riusciremmo a tracciare un’ideale linea curva, come l’antico mago tracciava il cerchio magico dove avveniva la trasformazione, la magia. L’Io, potrà sperimentare la libertà creativa, tra origine e proiezione futura, nel presente a Sè. Se lo spirito può essere paragonato alla linea retta e la materia a una linea curva, l’Io è il "punto" dove retta e curva si intersecano. Il luogo dove le contraddizioni trovano la "soluzione", si sciolgono in una nuova realtà.

Ne abbiamo viste molte: quando un’architetto costruisce, senza fini speculativi, e nasce la bioarchitettura, quando un agricoltore diventa biodinamico, quando un medico cura per guarire, quando ognuno di noi prepara il cibo, ogni giorno daccapo, coscienti di ciò che la natura ci offre e poi lo trasformiamo per dare al nostro essere quel frammento di curva che può intersecare la retta. Per liberare l’Io, ricominciando ad aprire un futuro.

 


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