Gianni Tamino: È tempo di bilanci

Cambiamenti climatici, inquinamento, pandemia: bilancio e prospettive

Come ormai da qualche anno, puntuale arriva a fine anno il mio bilancio sulla situazione ambientale e sanitaria del Pianeta e del nostro Paese.

Già l’anno scorso avevo messo in luce la concomitanza di tre gravi eventi che hanno caratterizzato questi anni: cambiamenti climatici, inquinamento e pandemia. Avevo inoltre cercato di spiegare come questi eventi sono tra loro strettamente legati: siamo di fronte ad una grave crisi, che è allo stesso tempo economica, sociale ed ambientale. L’origine va cercata, come avevo descritto nell’editoriale del 2019, nel fatto che, a partire dalla rivoluzione industriale per proseguire con la cosiddetta rivoluzione verde, abbiamo imposto al Pianeta, la cui economia è circolare da milioni di anni, un’economia lineare, che inevitabilmente porta all’esaurimento delle risorse e ad un accumulo di rifiuti e di sostanze inquinanti. Di conseguenza si verifica anche un aumento in atmosfera di molecole, come CO2 e metano, in grado di alterare il clima e poi inquinamento e cambiamenti climatici rendono più deboli e fragili le popolazioni, che sono più suscettibili ad infezioni virali, come Covid-19.

Qual è stata allora la situazione ambientale e sanitaria del 2021?

Ai primi di ottobre l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha fatto sapere che l’inquinamento atmosferico causa ogni anno nel mondo 7 milioni di morti premature (di cui 400.000 in Europa), cioè più dei 5 milioni di morti provocati nel mondo in 20 mesi dal Covid-19 (anche se i decessi sono certamente maggiori di quelli accertati dai singoli paesi). Per queste ragioni l’OMS ha raccomandato nuove linee guida per l’inquinamento dell’aria, con limiti inferiori ai precedenti e ben più bassi di quelli in vigore nell’Unione Europea: tutto il nord e buona parte del resto d’Italia hanno superato negli ultimi anni questi nuovi valori.
Per raggiungere i nuovi obiettivi previsti dall’OMS servono rilevanti cambiamenti nel nostro sistema economico, in linea con le indicazioni per una vera transizione ecologica. Si tratta di un cambiamento che richiede forti investimenti, coerenti con quelli del Recovery Plan, previsti dall’UE, ma comunque inferiori ai costi che l’inquinamento provoca. Infatti Il rapporto dell’Alleanza europea per la salute pubblica (EPHA), un anno fa, analizzando 432 città in tutti i paesi dell’UE, più Regno Unito, Norvegia e Svizzera, ha calcolato che i costi dell’inquinamento atmosferico ammontano ad almeno 166 miliardi di euro all’anno, mentre tutto il Recovery Fund europeo prevede 750 miliardi in 7 anni, cioè circa 107 miliardi all’anno.

Secondo l’OMS, con la riduzione dell’inquinamento proposta, sarebbe possibile ridurre la mortalità fino all’80%, incidendo positivamente anche sulla pandemia, visto che l’inquinamento atmosferico contribuisce al carico sanitario causato da COVID-19.

Questa pandemia in realtà è una “sindemia”, cioè una pandemia con più cause ed effetti, dato che la malattia ha origini non solo nel virus, ma anche nell’ambiente e nelle condizioni sociali (tra i più poveri Covid-19 ha fatto molti più morti) e contribuisce a livello planetario alla crisi sociale ed economica; purtroppo è probabile che duri ancora per tutto il 2022, forse con effetti man mano ridotti. Infatti nei paesi che per primi hanno adottato distanziamento, mascherine e, quando necessario, il lockdown, e poi, quando disponibile, hanno garantito a tutti coloro che lo volevano il vaccino, il numero di casi è drasticamente diminuito e ancor più sono diminuiti i morti, come nel caso dell’Italia: a fine ottobre 2020 (periodo non di picco) si contavano ogni settimana nel nostro paese 183000 casi e 1500 morti, mentre quest’anno, nello stesso periodo, siamo scesi rispettivamente a circa 30000 casi e 274 morti, dati ancora importanti, ma decisamente più bassi. Tuttavia, se questo è l’andamento in molte parti dei paesi europei, come la Francia (ma non la Gran Bretagna), completamente diverso è il discorso per i paesi dell’est Europa (Russia, Ucraina e Romania), come pure per quelli africani, sudamericani ed asiatici, dove spesso non si è posto nessun lockdown e scarse sono state le vaccinazioni. Pertanto su scala mondiale, rispetto ad un anno fa i casi non sono diminuiti e i morti sono leggermente aumentati. È dunque evidente che se non sarà garantito l’accesso ai vaccini a tutti i popoli, ad esempio eliminando i diritti brevettuali, la pandemia, anche grazie a nuove varianti del virus, proseguirà per tutto il prossimo anno. Ma soprattutto se non agiremo sulle cause della “sindemia”, difficilmente usciremo dal tunnel, con il rischio di nuove future pandemie.

In questo momento, però, ciò che più preoccupa le nuove generazioni sono i cambiamenti climatici, che rischiano di “bruciare” il loro futuro: servono precise azioni e non solo “bla, bla, bla”, come giustamente ha osservato Greta Tumberg. Purtroppo le decisioni prese a fine ottobre al G20 di Roma sono molto deludenti: affermazioni generiche che ripetono quanto già deciso 6 anni prima a Parigi, senza significativi effetti visto che in questi anni la situazione è peggiorata: la CO2 è salita a 420 ppm (contro i 270 della metà del secolo scorso), gli ultimi 7 anni sono stati i più caldi di sempre e i ghiacci si sono ulteriormente ridotti: una pessima prospettiva per chi è nato in questo secolo!


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