La Terra 24

I Cristalli

Diamante, smeraldo, zaffiro, rubino. Con queste gemme, ed altre meno preziose, si sono realizzati tesori di arte sacra, splendidi gioielli, corone e paramenti di re e regine. I principali musei del mondo traboccano di queste opere il cui valore era proporzionale all’importanza e al potere dei personaggi che tali opere ordinavano per rivestire se stessi o per dare lustro alla propria stirpe. Gemme, quindi, come ornamento personale o simbolo di potere. Ma non solo.

Abbiamo visto infatti che le gemme per la loro bellezza e la loro incorruttibilità ben si prestano a rappresentare il divino. Con i loro colori, con la loro capacità di riprodurre ed esaltare la luce esse hanno la facoltà di affascinare lo spettatore e di avvicinarlo alla luce vera, a Dio, e contemporaneamente ai rappresentanti terreni di Dio, i poteri religiosi e temporali che di quei tesori potevano disporre. Le gemme assumono un ruolo insieme estetico e simbolico ed è interessante notare come, nei componimenti in prosa dei secoli XII-IX, per descrivere l’effetto che tali opere potevano suscitare ai visitatori di chiese e reggie, si usava il verbo latino micare, un verbo che indica movimento e sentimento, emozione, vita e vitalità.

In questo contesto le pietre preziose non sono più tali, passano dal concetto di pietra al concetto di gemma con una loro esistenza, una loro vitalità e perdono la loro materialità. Questi prodotti dell’elemento terra hanno il pregio di superare la loro stessa natura, diventano astrazioni, e servono a suscitare sentimenti ed emozioni, a rinfocolare la propria spiritualità, ad avvicinare l’uomo al cielo. Diventano, inoltre, termini di paragone per descrivere luoghi, personaggi, stati d’animo, la cui bellezza e originalità non sarebbero resi adeguatamente con altri termini. Numerose sono le opere in cui poeti e scrittori si sono serviti delle gemme per descrivere particolari situazioni.

Dante, il sommo poeta, utilizza le gemme per descrivere le anime beate sfolgoranti nel paradiso: parla di gemme in genere (Par. 18, 115) o di “vivo topazio” (Par. 15, 85) o di “bel zaffiro” (Par. 23, 101); luoghi e situazioni in cui, attraverso il riferimento comparativo di qualcosa di materiale, seppur sommariamente raro e prezioso, si realizza il proposito di descrivere nella loro specifica identità cromatica, forme non materiali intensamente colorate e illuminate. Quando invece si vuole descrivere un atteggiamento umano freddo e distaccato si ricorre al paragone con il diamante che è incolore e che eccelle per durezza. Così il Petrarca, per descrivere il cuore di una dama rigida e sdegnosa nei confronti del suo spasimante, fa dire all’infelice amante “il bel diamante ond’ell’à il cor sì duro” (Rer. vulg. 171, 9). Particolarmente suggestiva la descrizione della Gerusalemme celeste nell’Apocalisse di Giovanni: “Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino… Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio,il quarto di smeraldo, il quinto di sardonice, il sesto di cornalina, il settimo di crisolito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. (Apoc. 21, 11-19)


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