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Polveri sottili e filtri antiparticolato: danni per la salute e per l’ambiente

Le polveri ultrasottili entrano nel nucleo delle cellule scombinando il DNA. Più una polvere è fine, più è capace di penetrare profondamente nell’organismo provocando guai seri, cancri e malformazioni fetali.

Il mondo che ci siamo costruiti addosso è strano e una delle stranezze in cui m’imbatto più spesso di quanto non vorrei essere disposto a sopportare è l’ipocrisia condita con la furberia, cioè il surrogato perverso dell’intelligenza.
Già molti anni fa, mia moglie ed io scoprimmo che le polveri che entrano nel sangue sono capaci di provocare una coagulazione indebita che può conseguire in tromboembolia polmonare, in ictus e in infarto cardiaco. Passarono gli anni e arrivò un’università che annunciò trionfalmente di aver fatto quella scoperta, poco importa se noi l’avevamo resa pubblica con almeno un decennio d’anticipo. Che le polveri ultrasottili entrassero nel nucleo delle cellule scombinando il DNA è un’altra delle scoperte che hanno subito la stessa sorte.

Senza continuare nell’elenco che, comunque, non sarebbe brevissimo, mi limiterò a sottolineare il problema dei filtri antiparticolato delle automobili Diesel, un problema che incide pesantemente sull’ambiente in cui tutti siamo costretti a vivere. Che fossero nocivi io cominciai a sostenerlo più o meno una dozzina d‘anni fa, attirandomi allora una cascata di critiche sulla soglia dell’insulto da parte di giornali e di istituzioni. Una mia lezione sul tema all’ARPA della Lombardia fu accolta in maniera che definirò scorbutica e mi fermerò lì.

Il perché quegli aggeggi siano dannosi è un’ovvietà che chiunque avrebbe potuto constatare semplicemente leggendone le caratteristiche tecniche ma, si sa, più le spari grosse e più la gente ti crede e, così, i filtri diventarono niente meno che obbligatori. Molto in breve e senza addentrarci in particolari che appesantirebbero non solo queste righe ma anche la posizione del prodotto, dal motore esce una mistura di gas e polveri, ed è sulle polveri che io mi ero soffermato. Queste sono fatte in larga misura di carbonio e al loro interno sono contenuti granelli molto piccoli di polveri principalmente metalliche provenienti dallo sfregamento tra pistone e cilindro e dagli additivi che si aggiungono a carburanti e lubrificanti. Con modalità leggermente diverse tra modello e modello, il filtro altro non fa se non bruciare il carbonio liberando le particelle piccole e spedendole nell’ambiente.  È cosa ormai notissima che più una polvere è fine, più è capace di penetrare profondamente nell’organismo facendo guai seri, cancri e malformazioni fetali compresi. Insomma, qualcosa di non proprio desiderabile.

Perché si usino quei sistemi è presto detto: la legge impone che le polveri PM10 non superino i 40 microgrammi per ogni metro cubo d’aria (in realtà la cosa è appena un po’ più complicata, ma questo basta e avanza) e, se bruciamo il carbonio lasciando solo le particelle che quegl’involucri carboniosi contengono, il peso delle polveri rilevate diminuirà sensibilmente. Se il carbonio sarà volatilizzato per combustione (chimicamente un’ossidazione con conseguente aumento della massa) e diventerà un gas serra, non importa. L’importante è che la centralina di controllo non ne rilevi più il peso. Sì, perché le centraline misurano il peso e non la massa come, invece, dovrebbe essere, e i gas, che massa ce l’hanno eccome, non pesano nulla. Di fatto, si aggira in maniera tanto semplice quanto scoperta la legge. Peccato che avere nell’aria tante particelline fortemente aggressive invece di una sola grossolana che tanto male non è in grado di fare, è cosa che non interessa né i fabbricanti del prodotto né i burocrati. E peccato che all’organismo non interessino le decisioni dei legislatori.

Tra i non pochi inconvenienti enumerabili a carico dei filtri antiparticolato, almeno per certe versioni, ci stanno pure un maggior consumo di carburante e problemi di funzionamento che costringono a frequenti ricorsi all’officina di riparazione. Così non sono pochi gli utenti che, stanchi di spendere soldi e di avere l’automobile ferma, altro non fanno se non praticare un buco nell’aggeggio, di fatto annullandone il funzionamento: un modo come un altro per aggirare una legge che aggira se stessa.

È evidente che in una società ragionevole un sistema del genere dovrebbe essere liquidato senza esitazione e vietato per la sua ovvia aggressività verso ambiente e salute. E invece …
Pur essendo la cosa del tutto inutile perché i depliant dei produttori erano più che sufficienti, io feci anche delle analisi al microscopio elettronico sui gas di scarico passati e non passati attraverso i filtri e, senza sorpresa, trovai le prove sperimentali di ciò che era fin troppo facile sostenere. Un documento in proposito fu recapitato al dott. Raffaele Guariniello della Procura della Repubblica di Torino e di quello pare si siano perdute le tracce. Ma andai anche in Procura a Roma dove parlai con tale dottor Orano e la sorte del mio sforzo fu identica a quella ricevuta dal documento torinese.

Ora, però, chissà come e chissà perché, l’Istituto Superiore di Sanità si accorge improvvisamente che i filtri antiparticolato fanno male. Allora qualcuno in Procura, segnatamente quella di Roma, comincia a svegliarsi e a chiedersi come mai tutto questo, evidente com’è sempre stato, sia restato sepolto nella sabbia.

Come finirà la vicenda non ne ho idea. L’unica cosa che posso dire è che il business legato ai filtri è tutt’altro che trascurabile e, comunque, tecnici di stato, burocrati, controllori e legislatori non ci rimedieranno una bella figura.
Magari tra qualche anno qualcuno capirà che usiamo dei carburanti non proprio salubri, che i nostri motori sono inefficienti e che la maniera più intelligente per inquinare meno è quella di bruciare meno benzina o meno gasolio e di bruciare meglio. Il Principio di Conservazione della Massa non lascia scampo: nulla si crea e nulla si distrugge. Così, è inutile filtrare: prima o poi ciò che è stato catturato rientrerà in un modo o nell’altro nell’ambiente. L’unica cosa che si potrà sperare è che eventuali filtri del futuro siano più intelligenti di quelli che qualche curioso gruppo di legislatori ha fatto diventare d’obbligo.

Biolcalenda gennaio 2016


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