Il mais transgenico avvelena la terra

Dal Convegno: OGM, BSE – DALL'EMERGENZA ALLA QUALITA' E ALLA SICUREZZA ALIMENTARE, promosso dalla Lega Consumatori ACLI.
Urbania (Città Ambiente) Salone Internazionale Tecnologie e Servizi – Settore Verdeblù -Associazioni e Istituzioni ambientali, venerdì 02 marzo 2001

Londra – Proprio mentre il vertice del Wto è sotto accusa, un altro duro colpo alla ricerca sulle biotecnologie arriva dall'autorevole rivista scientifica britannica Nature, ripresa dal Financial Times. Il mais modificato geneticamente per resistere agli insetti, produce una tossina, la TB, che attraverso le radici della pianta penetra nel terreno e lo avvelena per una durata di circa 25 giorni. Il professor Guenther Stotzky, biologo all'università di New York, autore della ricerca ha aggiunto che "le conseguenze sull'ambiente risultano per ora imprevedibili". Finora si riteneva che la tossina TB, che è una molecola di proteina, fosse troppo grande per attraversare la membrana delle radici del mais, e che quindi fosse destinata a restare nella pianta e ad essere rimossa con il raccolto. Ma ora con la scoperta di Stotzky è ragionevole pensare che la tossina, che è un potente pesticida prodotto geneticamente, potrebbe riprodurre una situazione simile a quella dei super-batteri resistenti agli antibiotici. Risultato: la nascita di super insetti resistenti alla medesima tossina, cosa che riporterebbe l'agricoltura al passato, con gli agricoltori costretti a usare nuovamente gli antiparassitari chimici. E gli studi finora condotti diventerebbero del tutto inutili. La scoperta è destinata a riaccendere le polemiche sul mais transgenico.


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