Il principio di precauzione

DEFINIZIONE ED ORIGINI
Episodi rilevanti di inquinamento ambientale e di danni alla salute verificatisi negli anni '70 e '80, dalla diossina di Seveso, agli effetti non previsti dei fitofarmaci, all'uso delle farine animali nei mangimi che hanno portato alla BSE, solo per citare qualche esempio, hanno messo in evidenza la necessità di prevenire nuovi episodi simili i cui effetti si sono dimostrati molto rilevanti e per giunta irreversibili. Inoltre sul piano giudiziario, di fronte a sostanze tossiche e cancerogene come l'amianto, il cloruro di vinile monomero, ecc., si è molto discusso sull'onere della prova, cioè se spetti alla ditta che produce la sostanza dover dimostrare che è innocua o se spetti alla parte lesa dimostrare che è pericolosa.

A livello comunitario si è deciso per l'inversione dell'onere della prova, cioè medicinali, antiparassitari e altri prodotti chimici vengono ritenuti preventivamente pericolosi, salvo dimostrazione del contrario.
Più recentemente i problemi posti dai cambiamenti climatici, dai campi elettromagnetici (CEM) e dagli organismi geneticamente modificati (OGM) hanno messo in evidenza la difficoltà di avere dati scientifici in base ai quali esprimere valutazioni definitive, al di là di ogni ragionevole dubbio.

L'insieme di questi elementi, la scelta di prevenire danni rilevanti, la decisione di invertire per certe sostanze l'onere della prova e le difficoltà di avere certezze scientifiche, portano alla conclusione che di fronte a nuovi prodotti e a nuovi sistemi produttivi, i cui rischi potrebbero essere rilevanti e irreversibili, occorre un approccio cautelativo che richiede, dopo una analisi dei rischi, misure volte a prevenire o quantomeno minimizzare tali rischi, basate sul Principio di Precauzione. Il Principio di Precauzione come afferma Henri Belvèze, è un approccio alla gestione dei rischi che si esercita in una situazione d'incertezza scientifica, che reclama un'esigenza d'intervento di fronte ad un rischio potenzialmente grave, senza attendere i risultati della ricerca scientifica.

Storicamente il Principio di Precauzione ha origine alla fine degli anni '80, nell'ambito della discussione sullo sviluppo sostenibile e sulla prevenzione degli episodi di inquinamento ambientale. Così nel 1990, la Terza Conferenza Internazionale sulla Protezione del Mare del Nord (ampliando il concetto già affermato nel 1987 durante le Seconda Conferenza) prevede che: "I Governi firmatari devono applicare il principio di precauzione, vale a dire adottare misure volte ad evitare gli impatti potenzialmente nocivi di sostanze che sono persistenti, tossiche e suscettibili di accumulazione biologica, anche quando non vi sono prove scientifiche dell'esistenza di un nesso causale tra le emissioni e gli effetti".

Da allora il principio di precauzione viene invocato o previsto in Convenzioni internazionali (a Rio de Janeiro nel 1992, sia nella Dichiarazione Generale al principio 15, che nelle Convenzioni sulla Diversità Biologica e sui Cambiamenti Climatici; sempre nel 1992 a Parigi nella Convenzione per la Protezione dell'Ambiente Marino Nord-orientale e nel Protocollo sulla Biosicurezza firmato recentemente a Nairobi, nell'ambito della Convenzione sulla Biodiversità, in merito agli OGM), in norme comunitarie (prima nel Trattato di Maastricht, nel 1992 e più recentemente nel Trattato di Amsterdam, all'art.174.2 che recita "La politica della Comunità in materia ambientale mira ad un livello elevato di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi della precauzione, dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio di 'chi inquina paga'". Nella giurisprudenza della Corte Europea, in riferimento ad esempio alla BSE, nel 1998; in comunicazioni e decisioni della Commissione, del Parlamento e del Consiglio Europeo, che nel 1999, in una risoluzione, chiede alla Commissione "… di essere in futuro più determinata nel seguire il principio di precauzione …") e in leggi italiane (ad esempio nel Decreto 381/98 del Ministero dell'Ambiente sulle radiofrequenze).

APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
Quando si parla di precauzione vanno distinti due momenti operativi diversi: da una parte abbiamo l'approccio precauzionale che fa parte della fase di analisi del rischio, e che quindi concerne l'approccio scientifico ai dati e deve essere improntato alla prudenza, dall'altra abbiamo il Principio di Precauzione vero e proprio che invece fa parte della fase definita di gestione del rischio, prettamente politica.

A questo proposito può essere ricordata la Comunicazione della Commissione Europea del 2 febbraio 2000, sul ricorso al Principio di Precauzione. In essa si afferma che l'applicazione di tale principio appartiene alla gestione del rischio, quando l'incertezza scientifica non consente una valutazione completa di tale rischio e i responsabili ritengono che il livello prescelto di protezione dell'ambiente o della salute umana, animale o vegetale possa essere minacciato. Da ciò risulta che l'approccio precauzionale in fase di analisi dei rischi può risolvere il problema, senza ricorso al Principio di Precauzione, che interviene nel caso di rischio potenziale, anche se non completamente dimostrato dal punto di vista scientifico. La scelta politica di come gestire il rischio richiede anzitutto di decidere se intervenire, e, in caso positivo, come.

La Commissione Europea prevede in tal caso sia atti ufficiali tesi a eliminare o ridurre i rischi, sia altre azioni, senza effetti giuridici, come finanziare o meno determinate ricerche, informare l'opinione pubblica, ecc. In ogni caso, secondo la Commissione, il Principio di Precauzione deve conformarsi ai principi generali di buona gestione dei rischi:

   proporzionalità;
 Image  non discriminazione;
 Image  coerenza;
 Image  esame dei vantaggi e degli oneri derivanti dall'azione o dalla mancata azione;
 Image  esame dell'evoluzione scientifica, che implica una temporaneità delle misure adottate.

Il Principio di Precauzione si colloca dunque all'incrocio tra scienza, politica e diritto ed è destinato a guidare le scelte per raggiungere una maggiore sicurezza in una società altamente tecnologica, come la nostra: non ci permette di evitare totalmente i rischi, ma dovrebbe almeno permetterci di prevenirne una parte e limitare le conseguenze più dannose degli altri.

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE E O.G.M.
Il già citato Protocollo sulla Biosicurezza di Cartagena, firmato a Nairobi, costituisce un importante, anche se non ancora sufficiente, documento internazionale in cui si prevede l'adozione del principio di precauzione nella gestione del problema degli OGM, riconosciuti come potenzialmente portatori di rischi e pertanto da manipolare, utilizzare e trasferire in condizioni di sicurezza. Il Protocollo indica all'art.10.6 che: "la mancanza di certezze scientifiche dovute a insufficienti informazioni e conoscenze riguardanti la portata dei potenziali effetti negativi di un organismo vivente modificato sulla conservazione e l'utilizzazione sostenibile della diversità biologica nella Parte d'importazione, tenendo conto anche dei rischi per la salute umana, non dovrà impedire a tale Parte di adottare decisioni adeguate rispetto all'introduzione di OGM, al fine di evitare o limitare tali effetti potenzialmente negativi".

Sulla base di quanto affermato dalla Comunicazione della Commissione e dal Protocollo sulla Biosicurezza possiamo affermare che ogni manipolazione, sperimentazione, utilizzazione e trasferimento di OGM richiede anzitutto la raccolta di tutta la documentazione scientifica esistente, una accurata analisi e valutazione dei rischi, tenendo presente che la mancanza di prove scientifiche dell'esistenza di un rapporto causa/effetto o di una quantificazione della probabilità dell'effetto negativo non possono giustificare il non intervento. Anche se il parere scientifico è fatto proprio solo da una frazione minoritaria, ma di riconosciuta credibilità, della comunità scientifica, se ne deve tener conto (cfr. Comunicazione della Commissione). Se analisi e valutazione dei rischi non eliminano l'incertezza, occorre applicare il Principio di Precauzione e affidare al mondo politico la decisione di intervenire nel modo più adeguato per garantire standard di sicurezza per l'ambiente e la popolazione, con interventi legislativi e non, da mantenere fino a quando non vi sono adeguate conoscenze sui potenziali rischi che permettano o di eliminare tali interventi o di prenderne di nuovi.

Bibliografia:

  • Comunicazione del 2.2.2000 della Commissione Europea sul ricorso al Principio di Precauzione – L'Ambiente Informa (anno III), n. 13, 2000.
  • Henri Belvèze – "Il Principio di Precauzione" – Ambiente, Risorse, Salute n. 71, gennaio-febbraio 2000.
  • Rapporto del Consiglio Economico e Sociale francese – "Il Principio di Precauzione: la gestione a priori del rischio" – Ambiente , Risorse, Salute, n. 70, novembre-dicembre 1999.

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