OGM e WTO: il vertice di Cancun

In questi ultimi mesi si è tornato a parlare di OGM, cioè degli organismi geneticamente modificati o transgenici, per una serie di eventi tra loro intrecciati, che vanno anzitutto dalla minaccia degli USA di denunciare l’Unione Europea (UE) al WTO, cioè l’Organizzazione mondiale del Commercio, a causa di un presunto ostruzionismo verso questo tipo di alimenti, alle nuove norme varate dall’UE sulla sicurezza ed etichettatura degli OGM, alla contaminazione da piante transgeniche di alcuni campi di mais del nostro paese, a causa delle sementi vendute da alcune multinazionali come convenzionali, ma in realtà inquinate da semi geneticamente modificati, fino alla complessa trattativa sugli OGM e la loro brevettabilità, che avrà luogo al prossimo vertice del WTO, a Cancun, in Messico, dal 10 al 14 settembre.

Gli USA ritengono che la perplessità dell’UE ai cibi Ogm “ignori le ricerche d’avanguardia e fomenti paure irrazionali” e condanni i popoli africani alla fame. L’origine del conflitto era già spiegato in un rapporto al Congresso del 1999, che affermava:”Finché non sarà raggiunto un accordo con l’Europa per una comune politica sulle biotecnologie, poche aziende correranno il rischio di sviluppare nuovi prodotti che potrebbero non essere mai collocati sul mercato”, e però aggiungeva: ”gli Stati Uniti non possono formalmente protestare presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) perché la UE non ha assunto nessuna posizione ufficiale contro dette importazioni”. In altre parole, come hanno affermato i commissari europei, il sistema di autorizzazione dell’UE per gli ogm è conforme con le regole del WTO, perchè è chiaro, trasparente e non discriminatorio.

Ma cos’è realmente il WTO e quale ruolo e poteri può esercitare?
Il WTO è stato istituito nel 1995, in seguito alla firma dell’accordo di Marrakesh, che concluse otto anni di negoziati, noti con il nome di Uruguay Round. Da allora i 123 paesi, ora ulteriormente aumentati, si sono impegnati ad eliminare o quanto meno a ridurre i dazi doganali; a trattare allo stesso modo i prodotti di ogni stato, a prescindere dalle caratteristiche economiche, sociali e politiche dello stato stesso; a trattare le compagnie straniere come quelle nazionali; ad eliminare ogni forma di restrizione all’import-export. Il WTO può emanare norme vincolanti per i paesi membri, che vengono fatte rispettare attraverso il ricorso a sanzioni commerciali. Spesso vengono ritenute non conformi norme tese a tutelare la salute, l’ambiente, i diritti umani, ecc. Così, su ricorso delle multinazionali americane, è stato ritenuto inaccettabile che l’Europa favorisca l’importazione di banane dai paesi poveri dell’Africa, Caraibi e Pacifico (i paesi ACP), con i quali è stato stipulato un accordo che cerca di garantire un miglior sviluppo economico anche attraverso una produzione rispettosa dei lavoratori e dell’ambiente, come inaccettabile il divieto europeo di importare carne estrogenata (negli USA è ammesso l’uso di ormoni negli allevamenti).
Ma la più recente delle guerre commerciali che si sta svolgendo tra Usa ed Europa è quella che riguarda le piante transgeniche. Ed è proprio su OGM in genere e sui brevetti biotecnologici che si è incentrata anche gran parte della protesta che i movimenti no ( o new) global vogliono far sentire ai governi dei vari paesi aderenti al WTO, durante il vertice di Cancun.
Le organizzazioni non governative (ONG) che si battono per i diritti sociali e per l’ambiente chiedono inoltre il rispetto di quanto previsto dalla Convenzione sulla Biodiversità, proposta durante il Vertice dell’ONU sull’ambiente svoltosi a Rio de Janeiro nel 1992, e del protocollo sulla Biosicurezza (*) ed in particolare del principio di precauzione (previsto dalla Convenzione e dal Protocollo), in base al quale un sistema produttivo o un prodotto devono essere preventivamente dimostrati innocui per poter essere messi in commercio.
Il secondo obiettivo delle ONG è quello di far riconoscere il patrimonio genetico di tutti gli organismi come patrimonio comune non brevettabile. Infatti a Cancun si svolgeranno i negoziati TRIPS, che rendono la protezione della proprietà intellettuale (brevetti, diritti d’autore, marchi di fabbrica, segreti industriali, ecc.) parte integrante del sistema di commercio ed i brevetti di un paese valgono in tutti i paesi che hanno aderito al WTO, cioè i paesi ricchi possono pretendere i diritti brevettuali dai paesi che non dispongono di fondi sufficienti per la ricerca e la tecnologia.
La logica brevettuale ha permesso alle aziende agro-chimiche e farmaceutiche di ottenere il diritto di brevettare anche organismi viventi e ogni loro parte, compresi tessuti, cellule e geni, come se qualunque essere vivente o una sua parte fosse un’invenzione di qualche ricercatore o di qualche azienda (su questi aspetti ha espresso più volte la propria perplessità anche il Comitato Nazionale per la Bioetica). Con il termine “brevetto biotecnologico” si intende la protezione commerciale sia di un organismo geneticamente modificato (OGM), comprese le tecniche per ottenerlo e riprodurlo, che di geni, cellule o tessuti di qualunque organismo, utilizzati per scopi commerciali.
Il concetto di brevetto un tempo si applicava solo ad oggetti inventati, non ad organismi viventi o a scoperte, dato che un organismo, anche se geneticamente modificato, come del resto ogni sua parte ed ogni suo gene, non è un’invenzione, tutt’al più una scoperta: gli organismi non sono ne macchine, ne oggetti inventati, però la loro equiparazione a “utensili” permette una loro più vasta mercificazione.
Le multinazionali hanno già brevettato (e stanno brevettando) non solo geni di piante utilizzate nella medicina e nell’agricoltura tradizionali, senza coinvolgere i popoli che per secoli hanno utilizzato queste piante, con una vera azione di “biopirateria”, ma anche geni e cellule umani.
La logica brevettuale sta dunque diventando lo strumento per privatizzare la vita del pianeta, in favore di chi possiede i soldi per trasformare un bene comune in profitti privati, senza alcuna attenzione ai diritti umani, alla difesa della salute e dell’ambiente. Chi possiede i brevetti detiene così un enorme potere non solo economico, grazie a condizioni di monopolio, ma anche di ricatto a livello politico e sociale.
Per queste ragioni le ONG della cooperazione, della difesa dell’ambiente, dei diritti civili, cercheranno di affermare a Cancun la necessità di escludere dalla brevettazione le risorse genetiche, affermando il diritto di ogni paese a tutelare nelle forme più appropriate la biodiversità naturale e il patrimonio genetico umano.

 

(*) In base al Protocollo sulla Biosicurezza, i Paesi che intendono esportare Ogm devono fornire informazioni dettagliate, compresa una precisa descrizione del prodotto in questione, a quelli che potrebbero importarli, prima di inviarne qualsiasi carico, per aiutarli a decidere se accettarli o meno. Un Paese può – anche senza nessuna prova scientifica – rifiutarsi di accettare importazioni o doni di Ogm se teme che possano rappresentare un pericolo per le sue colture tradizionali, danneggiare i prodotti locali o ridurre la biodiversità.


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