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O la cavia o la vita?

Vivisezione: â€œO la cavia o la vita?” Sarebbe meglio dire o cattiva scienza o Scienza

Recentemente sul n°21 di PANORAMA, del 16 maggio 2012, è stato pubblicato un articolo che tratta il tema della vivisezione dal titolo “O la cavia o la vita”. Mi permetto di fare alcune considerazioni che seppure non esaustive, possono, in qualche maniera indurre, perlomeno delle perplessità.

Ad una lettura attenta dell’articolo vengono fuori delle affermazioni che mi hanno lasciata molto perplessa. Alla domanda “Che cosa succederebbe se decidessimo davvero di aprire le gabbie di tutti gli animali? Di fare a meno della miriade di roditori, conigli, cani, scimmie e altre creature dedicate alla ricerca scientifica?” mi permetto di rispondere in tal senso:

Penso che se ciò accadesse saremmo veramente di fronte ad un cambiamento epocale, saremmo nella direzione giusta e ciò vorrebbe dire che la vera Scienza avrebbe prevalso su interessi economici, carriere facili, risultati “preconfezionati”, saremmo cioè a difendere non solo gli animali inutilmente “sacrificati”, ma finalmente faremmo il bene dell’umanità.

Spiego brevemente le motivazioni di queste mie affermazioni con un’unica considerazione: il “modello animale”, variabilissimo nelle sue molteplici risposte, a seconda dell’animale usato o addirittura del “ceppo” di topo o di ratto utilizzato, NON HA MAI SUBITO IL VAGLIO DELLA “VALIDAZIONE”! Qualsiasi test di laboratorio deve subire una verifica ben precisa, affinché si possa definire “scientifico”. A questa verifica vengono sottoposti tutti i test che si utilizzano a “sostituzione” del modello animale. Mi chiedo allora come mai il modello animale (visto che si pratica dal 300 avanti Cristo! ) non sia MAI stato sottoposto e, nemmeno a tutt’oggi, viene sottoposto a tale verifica e come mai gli stessi vivisettori non lo chiedano a gran voce, così potrebbero mettere a tacere chi da anni si oppone alla ricerca sull’animale definendolo “cattiva scienza” (Nature, 2005)?

Alla affermazione “Se decidessimo di farne a meno, dovremmo rassegnarci a tempi di sperimentazione immensamente più lunghi, e a introdurre sul mercato farmaci meno sicuri, senza avere alcuna idea su dosaggi ed effetti collaterali… Per mettere a punto un farmaco occorrono in media 10 anni”

Rispondo: esiste oramai da tempo la farmacogenomica che cerca di valutare gli effetti di un farmaco su un determinato e preciso modello genetico di individuo, in questo caso direttamente l’uomo, usando materiale genetico umano (basta un semplice prelievo di sangue! ) per poter “personalizzare” il farmaco stesso che si deve studiare, riducendo al minimo gli effetti collaterali, che ricordo essere fra le prime cause di morte nel mondo, dando il “farmaco giusto al paziente giusto”. In campo tossicologico la tossicogenomica, permette di conoscere il modo in cui una sostanza, potenzialmente tossica, alteri la funzione dei geni all’interno di una cellula, e consente di studiare che tipo di risposta biologica ne consegue. Consente di studiare le reazioni di riparazione messe in atto, oltre alle modifiche a “lungo termine”. Possiamo così sapere le risposte alle aggressioni biologiche, andando verso la direzione giusta, applicando lo studio a vari tessuti, a vari organi e quindi all’intero organismo umano. Per fare queste ricerche bastano pochi millimetri di tessuto umano. Contrariamente a quanto si paventa nello stesso articolo, i test di tossicogenomica sono RAPIDISSIMI. Si possono testare fino a 1000 sostanze in contemporanea e un test completo non richiede più di una settimana. In appena 2 anni (!) si potrebbero studiare tutte le 100.000 sostanze chimiche, potenzialmente nocive per l’uomo, cui veniamo in contatto continuamente. Ma cosa ancora più importante consente di studiare gli effetti “a lungo temine” e gli effetti “cocktail”, cioè l’effetto nocivo provocato da più sostanze che agiscono in contemporanea, IMPOSSIBILI DA STUDIARE con il “Modello animale”. Ma una volta dimostrata la nocività di una sostanza la stessa dovrebbe essere RITIRATA DAL COMMERCIO nel più breve tempo possibile! Non è che è proprio questo che si vuole evitare? Mi viene proprio da pensarlo!

Le affermazioni del prof. Garattini, intervistato nell’articolo, sono ancora più sconcertanti per la loro “fragilità scientifica”. Il professore continua a parlare di “similitudini”, che accomunano l’uomo agli altri animali, ma questa parola non ha nessun valore scientifico! Quando si procede in uno studio clinico, il campione in esame deve essere il più OMOGENEO possibile e devono essere rispettati dei criteri di inclusione e di esclusione che altrimenti inficierebbero la validità scientifica dello stesso. Il rigore Scientifico non ammette alcuna “similitudine”! Il professore afferma poi : “I test su cellule e al computer danno informazioni parziali… a volte gli animali ci assomigliano così tanto da avere le nostre stesse malattie…”

Alla prima affermazione mi sento di dire che test “parziali”, ma che vanno “nella giusta direzione”, cioè l’Uomo (che dovrebbe essere il vero motivo della ricerca! ), sono più utili che non dei test condotti su animali, che “stabulati” non danno risposte attendibili, dal punto di vista del “rigore scientifico”, nemmeno per la stessa specie che vive in natura! Quindi sono FUORVIANTI!

In quanto poi sostenere che gli animali si ammalino delle nostre stesse malattie ricordo che la maggior parte delle malattie “studiate” (!?) sugli animali sono indotte “artificialmente”, quindi nulla hanno a che fare con le malattie che affliggono l’Uomo. Un esempio per tutti: non capisco come si possa studiare l’impotenza maschile su roditori!!! Oppure il cancro, visto che quello indotto artificialmente negli animali NON METASTATIZZA! In quanto agli studi sull’AIDS mi permetto di spiegare ancora meglio quanto fuorvianti e inutili siano queste ricerche. Sono stati inoculati un numero enorme di primati con un virus “simile” all’HIV, cioè l’SIV che non infetta la specie umana. Nel 1989(!) si riuscì a vaccinare i macachi contro l’SIV e nel 1990 iniziarono le prove di vaccinazione dell’uomo contro l’HIV, ma ad oggi (2012) NESSUN VACCINO EFFICACE E’ STATO TROVATO.

Nel 2005 il dott. HU, ricercatore del Washington National Primate Research Center, così si esprimeva: “l’efficacia dei vaccini contro l’HIV non può essere valutata con il modello SIV”. Ci sono voluti decenni di sperimentazione per arrivare a nulla!? Sono stati testati sull’uomo 30 vaccini, di cui 1 solo (Aidsvax della Vaxgen) ha completato la sequenza di prove, sebbene venne rigettato a seguito delle prove su larga scala nel 2003. In quanto poi alla terapia con AZT, sempre per la terapia contro l’AIDS, questo farmaco non solo non aveva curato dall’SIV i macachi, provocava cancro nei topi femmina, ma venne introdotto ugualmente sul mercato in base a studi clinici (condotti sull’uomo, anche nell’uomo provoca gravi effetti collaterali ) con la giustificazione che “il valore degli esperimenti condotti sugli animali, era opinabile” (British Medical Journal, 1991).

Ultima considerazione: come mai il 70% della ricerca Scientifica fa uso di metodi “sostitutivi”? Si potrebbe pensare quindi che è ammessa la loro validità? Io penso proprio di si, come sostenuto anche dal CNR americano che auspica, in campo tossicologico, per il XXI secolo, una ricerca senza animali, mettendo in dubbio il suo valore scientifico. E come mai quando si utilizzano colture in vitro si continua ad usare cellule animali e non cellule umane?? Non è che si voglia continuare ad utilizzare un metodo con il quale si può dimostrare che una sostanza è nociva oppure l’esatto contrario? Vedi Bisfenolo-A: sostanza cancerogena per l’uomo e imputata di avere effetti di Interferente Endocrino, ubiquitaria in plastiche e lattine e contenitori per alimenti, persino biberon per bambini!!, che ha continuato a restare imperterrita in circolazione per decenni perché in laboratorio la VARIABILITA DI RISPOSTA ERA DELL’ORDINE DI 1000 a seconda del ceppo di topo utilizzato!!!

O il caso dell’Aspartame con l’Istituto Ramazzini di Bologna, che cerca di dimostrarne da anni la nocività, sostenendo che sui topi provoca danni cerebrali, o linfomi e leucemie, mentre gli studi condotti dalla SEARLE (poi Monsanto, attualmente il brevetto è di una azienda giapponese che produce l’aspartame) ne dimostrano l’assoluta innocuità. E questi ultimi sono stati approvati dall’EFSA, dalla FDA e dalle istituzioni regolatorie che dovrebbero vigilare sulla sicurezza delle varie sostanze. Questi studi, così in contraddizione fra loro, sono la dimostrazione incontrovertibile di come il “modello animale”si possa benissimo prestare ad essere utilizzato ad una manipolazione verso la direzione che si vuole ottenere! Ma una tale variabilità di risposte mi va ad inficiare qualsiasi rigore scientifico, facendo disperdere enormi capitali di fondi anche pubblici, asservendo l’Etica all’interesse dell’industria, che con questo metodo di ricerca ha trovato la “manna dal cielo”, sfornando continuamente molecole, potenzialmente nocive, adducendo, magari a disastri avvenuti, che tutte queste sostanze erano state “sperimentate” sul modello animale.

Per inciso è dal 1993 che gli esperimenti condotti su animali NON sono considerati SCIENTIFICAMENTE VALIDI DA ESSERE UTILIZZATI COME PROVA IN TRIBUNALE! A questo punto per onore di verità, mi augurerei di poter leggere prossimamente su Panorama e anche su altre riviste, che tanto spazio riservano ai ricercatori che sostengono la validità della vivisezione, un parere che dissenta dalla demagogica affermazione che si tratta di “difendere il topo, o meglio il cane(!) oppure la Bambina” (prossimamente su circa 100 città italiane verranno affissi enormi cartelloni pubblicitari in cui un topo dice ad una bambina “un giorno potrei salvarti la vita” ). Bisognerebbe avere il coraggio di dire che prima si sperimenta sul topo e nonostante quello che su di esso viene dimostrato, si procede comunque a sperimentare anche sulla nostra specie (British Medical Journal, 2004). Segno evidente che gli stessi vivisettori non ritengono importante ciò che viene dimostrato sugli animali. Conclusione: Le vere cavie siamo noi! 

M. Concetta Digiacomo, medico di medicina generale, specialista in Medicina Interna

Biolcalenda Giugno 2012

 

 

 

 

 


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