I disturbi artro-reumatici (6)

Quali i rimedi naturali per combattere questi disturbi?

IMPACCHI E IMPIASTRI: Semplici ricette

Azione decongestionante – Per decongestionare la cute infiammata, arrossata, irritata si ricorrerà ad impacchi o impiastri emollienti e lenitivi. Fra i rimedi vegetali più utili ricordiamo il cavolo, la malva, il lino e il fieno greco; fra quelli minerali l’argilla; fra quelli animali il bianco d’uovo sbattuto e la ricotta.

Si potranno verificare aggravamenti, ma questi saranno di solito temporanei e dovranno essere aiutati, possibilmente, con rimedi drenanti ad uso interno, in particolare con fitogemmoderivati, tanto più necessari quanto più la causa è profonda (4). Anche una semplice compressa di acqua fresca può essere utile per decongestionare localmente (5).

Gli impacchi di cavolo e malva saranno effettuati dopo aver accuratamente pulito le foglie che andranno anche contuse per favorire, come già detto, la fuoriuscita dei liquidi cellulari. Fermati in loco da apposite garze, pezze e bende, saranno tenuti per almeno un paio d’ore ed anche tutta una notte o un giorno.

Gli impiastri di lino e fieno greco, nonchè quelli di argilla, andranno applicati con l’interposizione di una garza per evitare che i peli aderiscano creando poi dei problemi al momento del distacco.

La farina di lino e quella di fieno greco andranno stemperate in acqua facendone delle vere e proprie polentine. Nel caso del lino la preparazione verrà di solito scaldata e la pezza o garza avrà quindi anche la funzione di facilitare l’applicazione evitando le scottature (6). Per quanto riguarda l’argilla, andrà preferita la preparazione a freddo o al massimo leggermente intiepidita per evitare che l’azione del calore agisca negativamente sulle proprietà del cataplasma.

L’azione locale decongestionante potrà essere, all’occorrenza, coadiuvata dall’assunzione di ribes nigrum (macerato di gemme), ottimo antinfiammatorio di tipo generale alla dose indicativa di 50 gocce, 3-4 volte al dì per uso interno. Ribes nigrum potrà essere assunto, sempre alla stessa dose, anche ogni ora in caso di necessità (7).

Nel caso di sfoghi cutanei di natura endogena potremo associare ai rimedi per uso esterno e a ribes n. anche ulmus campestris, macerato di gemme (50 gocce 1-2 volte al dì), specialmente quando l’infiammazione cutanea sia accompagnata dalla fuoriuscita di liquidi (eczemi umidi). Negli eczemi secchi e nei pruriti si ricorrerà a cedrus libani, macerato di gemme, alle stesse dosi di ulmus campestris. Quando la dermatosi tende ad infettarsi sarà utile ricorrere a juglans regia, macerato di gemme (50-150 gocce al dì, sempre per uso interno).

Azione revulsiva. Opposta alla precedente, quest’azione è utile per stimolare la circolazione in certe zone. Ciò può servire ad esempio nei disturbi a carico dell’apparato osteoarticolare (reumatismi, sciatalgie). In certi casi si tende a congestionare una certa zona per raggiungere indirettamente un altro scopo, quello di decongestionare un distretto limitrofo.

Le piante che di solito sono utilizzate per la loro azione rubefacente sono principalmente la senape nera, il cren, l’aglio. L’utilizzazione di questi vegetali dovrà essere improntata alla massima prudenza anche per quanto concerne i tempi di applicazione (massimo 2 ore) per evitare la formazione di vesciche, verificando frequentemente lo stato della cute e interrompendo all’occorrenza l’applicazione. Buona norma sarà quella di preparare dei cataplasmi composti, nei quali l’azione aggressiva dei rimedi suddetti sarà addolcita da altri componenti: lino e fieno greco si prestano egregiamente allo scopo. La proporzione consigliata è di quattro parti di farina di lino o fieno greco e una parte di farina di senape nera, aglio o cren. Si dovrà fare attenzione a non riscaldare oltre i 40°C l’impasto per evitare la volatilizzazione dei principi attivi di queste piante che sono tutti termolabili.

Le potenzialità degli impacchi e degli impiastri sono multidirezionali e vanno ben oltre le due azioni sopra descritte. Qui di seguito ne elenchiamo alcune delle più importanti, tenendo presente che i principi generali per le preparazioni sono quelli già esposti e che, inoltre, dovranno essere effettuate le opportune varianti in sede pratica.

Azione assorbente. Può essere ottenuta con argilla (8), cavolo, lino, malva.

Azione antiecchimosi. Le piante più usate sono l’arnica, il tamaro, la margheritina (9). Dell’arnica si utilizzerà prevalentemente la T. M. (10), come pure della margheritina (bellis perennis). Le T.M. andranno diluite con 3-4 parti di acqua, specialmente l’arnica. Nei casi in cui vi sia una ferita profonda l’arnica andrà sostituita dalla calendula T.M., come pure il tamaro. Quest’ultima pianta è meno nota, ma è molto diffusa da noi (specialmente lungo i fossi in pianura e in collina); Tamus communis (il suo nome scientifico) è una pianta rampicante, esile e dalle foglie lucide e cuoriformi che produce delle bacche rosse. La radice fresca è la parte medicamentosa da utilizzare, preferibilmente grattugiata, questa andrà mescolata a un veicolo di base che in certe tradizioni popolari è costituito dallo strutto.

Azione analgesica. L’edera è una pianta utile per ridurre la sensibilità al dolore. Pure l’iperico è una pianta importante, specialmente quando la dolorosità colpisca zone fortemente innervate. Sono da utilizzare entrambe, prevalentemente sotto forma di tinture madri. L’iperico è pure molto utile per la guarigione di scottature e ustioni, ma in questo caso andrà preferita la preparazione oleosa (11).

Azione cicatrizzante. La cicatrizzazione di piaghe e ferite di lenta guarigione sarà particolarmente favorita dalle applicazioni di calendula. E’ opportuno far bollire dell’acqua, lasciarla raffreddare ed utilizzarla per diluire l’estratto idroalcolico di calendula (40-50 gocce di calendula T.M. per bicchiere d’acqua). Immergere una garza nel preparato e fare impacchi sulla parte malata. Va ricordato, infine, che la semplice acqua bollita con sale è uno dei rimedi da non trascurare per favorire la maturazione di foruncoli, ascessi e la loro successiva cicatrizzazione.

 

Note:

(4) Quali ad esempio sfoghi, eczemi.

(5) In caso di febbre la compressa di acqua fresca va applicata sulla fronte e rinnovata frequentemente man mano che si riscalda.

(6) L’olio contenuto nei semi di lino sarà in grado di far mantenere più a lungo la temperatura all’impiastro. Si dovranno fare delle prove per testare la sopportabilità del cataplasma sulla cute.

(7) A Ribes nigrum (macerato di gemme), ottimo antinfiammatorio e antiallergico, è stata riconosciuta recentemente anche la proprietà antiradicalica (Angenot). Il gemmoderivato è stato testato secondo i criteri scientifici attuali sia in vitro che in vivo.

(8) L’argilla andrà preparata versando dell’acqua sulla quantità della stessa da utilizzare. Il recipiente non dovrà essere di metallo e pure la plastica dovrà essere evitata. Si utilizzerà un attrezzo di legno per spalmarla su una tela o carta da pacchi interponendo una garza a maglie larghe fra la pelle e l’argilla per evitare l’insorgere di problemi con i peli al momento del distacco.

(9) Cornus sanguinea – macerato di gemme ad uso interno è utilissimo come coadiuvante delle applicazioni esterne. Uso interno: 30 gocce ogni 1/4 d’ora nei casi acuti; 50 gocce 3 volte al dì dopo la fase acuta. CORNUS S: è un riassorbente nei traumi toracici e addominali, specialmente se accompagnati da fratture interne.

(10) T.M. = Tintura Madre – Estratto idroalcolico di pianta fresca secondo proporzioni definite dalle farmacopee europee nelle sezioni dedicate alle preparazioni omeopatiche (vedi capitolo relativo).

(11) L’olio d’iperico deve essere conservato in piccoli flaconi da tenere al buio se si vuole evitare il suo irrancidimento. Può essere utile non solo sulle scottature, ma anche per favorire la cicatrizzazione in generale (vedi azione cicatrizzante). Il preparato ha una tipica colorazione rossastra.


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