È nato prima l’uomo o la cucina?

L’uomo, come l’animale, è un essere eterotrofo. Significa che si nutre di “mondo”, di qualcosa di diverso da sé. Però il mondo animale si procura questo mezzo per la crescita in forme diverse: la totalità degli animali lo fa semplicemente ricercando il cibo che per propria natura gli corrisponde. L’uomo invece, prima di assimilarlo, lo trasforma. La cucina, il cucinare è una caratteristica precipua dell’uomo. Non esiste animale che cucini, che trasformi per se stesso o per la sua comunità il cibo. Solamente l’uomo raccoglie il “mondo”, gli ingredienti che servono per la sua alimentazione e vi inserisce il proprio timbro, la propria creatività ma anche il proprio stile, una parte di quel che lui è. E lo condivide. La cucina sembra coincidere con la nascita dell’uomo.

Ma allora… è nato prima l’uomo o la cucina?

Come per l’uovo e la gallina, secondo me, nessuno dei due. Sono nati insieme, l’uno corrisponde esattamente all’altro. E tutto, come per uovo e gallina, o come per l’occhio fisico e la capacità di vedere, si gioca nella Relazione.
Facciamo un passo indietro: Claude Levi-Strauss, antropologo francese, autore nel 1964 del libro “Il crudo e il cotto”. Secondo Levi-Strauss, il processo di “ominazione”, l’emergere della razza umana dal mondo animale, si innesca con l’invenzione del “cucinare”: il cotto è simbolo di cultura umana. Quando l’uomo, secondo Levi Strauss, cominciò a trasformare il cibo, capì che poteva trasformare il mondo.
C’è chi addirittura afferma che la cucina non è il segno ma addirittura la causa del processo di umanizzazione: Richard Wrangham, ne “L’intelligenza del fuoco” (2014), sostiene che la conquista del fuoco, consentendo la cottura del cibo, ha permesso all’uomo di risparmiare una grande quantità di energia, da destinare ad attività fisiche differenti.
In entrambi i casi il binomio è inscindibile. Uomo e cucina vanno di pari passo. Nell’un caso, Levi-Strauss, nasce prima l’uomo. Nell’altro caso estremo, Wrangham, prima la cucina.

Vi propongo però una terza visione!

L’uomo e la cucina nascono insieme, nella relazione.
Mi rifaccio qui a Goethe, ovvero a quel paradigma scientifico vitalistico che è stato abbandonato ai primi dell’Ottocento ma di cui avremmo, secondo me, tanto bisogno, per tornare a una visione scientifica più convincente. Nella teoria dei colori, Goethe riferisce di come i colori del mondo in qualche modo si “riconoscano” in noi, e l’occhio nasca per consentire alla natura interna di venire incontro a quella esterna, per instaurare tra due nature una Relazione. L’occhio è lo strumento di riconoscimento del sé nel mondo.

In questo senso, quindi, la cucina diventerebbe uno strumento della Relazione
Quello che consente di riconoscere l’uomo nel mondo come agente trasformatore. Come essere che, nel regno naturale, è destinato a “dominare”il mondo, intendendo questo termine nel suo significato più intimo e relazionale: prendersene cura, amarlo come una propria casa (dominus, domus).
Una casa della quale abbiamo la custodia delle chiavi e quindi dei suoi abitanti.
Non stiamo facendo un bel lavoro, diciamolo.
La casa sembra più un garage pieno di matti, nel quale è in corso un Rave Party, con personaggi improbabili che agiscono per i loro interessi senza rendersi conto di quanti danni stanno creando con il loro comportamento.Il mio invito è quello di riscoprire la stanza della cucina, di mettersi a cucinare!

Cucina è trasformare il mondo, l’abbiamo visto. Se lo faremo con attenzione, gioia, rispetto, cura, un po’ alla volta la casa tornerà a sorridere. Come Ulisse, di ritorno a Itaca, casa sua. La trova infestata dai proci, dagli invasori indebiti del suo posto. Ulisse può liberarla perché è stato capace di tornare sui suoi passi, capire, riconoscersi. Arriverà il momento di tirare fuori il coltello. Ulisse lo fece per liberare la sua casa, noi lo faremo per tagliare verdure, in cucina.

Attenzione! La ricetta Zeigernik

Ovviamente non posso darvi ora una risposta su chi ha inviato la migliore ricetta, perché sto scrivendo prima che voi possiate leggere l’articolo ed eventualmente spedirmela. Vi posso però dire una cosa che non vi avevo anticipato: l’invio può essere fatto entro il 25 maggio. In modo che io possa scrivervi nel numero che uscirà a luglio la ricetta per me migliore. Ancora non vi dico quale sarà l’omaggio per la ricetta Zeigernik che più mi sarà piaciuta. Posso però dirvi che ha a che fare anche con il presente articolo…

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