Negli ultimi 10 anni ho descritto nei miei editoriali di fine anno il peggioramento dell’ambiente, del clima e delle condizioni di vita in Italia e nel mondo. Ho messo in luce le difficoltà per l’agricoltura di garantire cibo per l’umanità se le attività umane continueranno a causare i cambiamenti climatici, la distruzione di foreste e boschi, la cementificazione del territorio, ecc.
Le politiche internazionali, europee e nazionali non solo non hanno affrontato adeguatamente questi problemi, ma li hanno aggravati: ogni anno la temperatura media del pianeta è aumentata, ma ancor di più quella dell’Europa e del mare Mediterraneo, i ghiacciai montani e i ghiacci delle regioni polari si stanno sciogliendo e sempre più aree agricole stanno diventando arride e desertiche. Ma come più volte ho avuto modo di spiegare, alle ondate di calore e alla siccità spesso seguono episodi estremi come tempeste, grandinate e trombe d’aria che facilmente diventano tornado e che aggravano ulteriormente la produzione agricola, mettendo a repentaglio la possibilità di garantire cibo per tutti.
Per contro le spese per affrontare e risolvere queste catastrofi sono diminuite, mentre gli incentivi per scelte che peggiorano la situazione, come l’utilizzo di fonti fossili, la chimica in agricoltura e il dissesto del territorio sono in continuo aumento. Come non bastasse, sempre più governi non solo spostano gli investimenti dalle produzioni sostenibili, come le fonti rinnovabili o l’agricoltura biologica o l’economia circolare, verso ciò che sta provocando i vari disastri ambientali, ma negano l’esistenza dei fenomeni e ne vietano sia lo studio che la ricerca di possibili rimedi, come succede negli USA, su ordine diretto di Trump.
E anche l’Europa che si era impegnata ad affrontare questi problemi attraverso specifiche politiche a favore dell’ambiente, chiamate green new deal, ha rallentato il ritmo e ridotto l’ambizione di tali programmi per favorire le attività industriali più inquinanti, giustificando tale scelta con la scusa della crisi economica e delle guerre e così anche l’Italia ripropone incentivi alle fonti fossili, abbandona i programmi a favore di scelte sostenibili per l’energia e l’industria e addirittura ripropone il nucleare.
Ma proprio le guerre stanno contribuendo massicciamente all’inquinamento e alla produzione di sostanze che favoriscono i cambiamenti climatici, oltre alla distruzione degli ambienti e ovviamente alla perdita di vite umane!
Così gli eventi che si sono manifestati quest’anno non solo sono sempre peggiori rispetto al passato, ma nel loro insieme stanno mettendo in discussione la vita sul pianeta come finora l’abbiamo conosciuta: siamo di fronte ad una vera e propria “tempesta perfetta”!
Infatti si stanno verificando una serie di avvenimenti che sono collegati tra loro e tendono ad amplificare gli effetti uno dell’altro: non solo i cambiamenti climatici e i danni ambientali non hanno precedenti storici, ma sono aumentati per numero e per intensità i conflitti armati, ciò che papa Francesco chiamava la guerra mondiale a pezzi, e in ogni area del pianeta sono proposti programmi di riarmo, a scapito di altri settori come la sanità, l’ambiente, l’agricoltura sostenibile e con il rischio di una vera e propria terza guerra mondiale. Questa situazione è poi ulteriormente aggravata da una tendenza mondiale a trasformare governi democratici in regimi autoritari, senza rispetto delle varie Costituzioni e tanto meno del diritto internazionale e dei diritti umani.
Se a tutto questo aggiungiamo le crisi sociali ed economiche (poveri sempre più poveri e pochi ricchi sempre più ricchi), aggravate dal clima di guerra e da politiche neocoloniali nelle aree più povere della Terra (si pensi allo sfruttamento dei territori e della popolazione dove si trovano le materie prime più rare e ricercate), stiamo realmente mettendo in discussione il futuro del Pianeta.
La cosa più grave è che, mentre tutto ciò accade, sembra che ognuno giri la testa per non vedere e non affrontare questi problemi, in primo luogo i Governi, ma anche molti cittadini che approvano politiche di riarmo, di negazione dei fenomeni climatici, di rifiuto di accogliere chi, a causa di clima o guerre, è costretto a fuggire dai propri paesi. Perfino la mancanza di ogni rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, come è avvenuto a Gaza o in Cisgiordania o nelle altre zone di conflitti armati, non ha suscitato uno sdegno collettivo così forte da fermare tali barbarie.
Per queste ragioni dobbiamo impegnarci a guardare in faccia la realtà, conoscere i fatti, analizzarli con spirito critico e agire di conseguenza, pretendendo ognuno nella propria realtà e nel proprio paese che ci si impegni realmente a ridurre le cause dei cambiamenti climatici, se non vogliamo che il prossimo anno ci siano più delle sei ondate di calore che quest’anno hanno stretto l’Europa e in particolare l‘Italia in una morsa di caldo torrido dalla fine di maggio alla metà di settembre, con intervalli di temporali accompagnati da forti venti, grandinate e trombe d’aria; opponendosi alle guerre in corso in favore di accordi di pace e pretendendo che vengano sostituiti i programmi di riarmo con programmi a favore dell’ambiente, della sanità, dell’istruzione, ecc.; difendendo la democrazia e la Costituzione da attacchi che cercano di instaurare politiche repressive ed autoritarie.
