Nel quotidiano stress, la tentazione può essere forte: abbandonare tutto e fuggire. Ma dove? Quando si tratta di scegliere, così, tanto per sognare, si immaginano i luoghi più impervi e isolati o piuttosto le evocazioni di ambienti mai visti o mitici.
Come ci fosse un luogo dov’è possibile uscire da se stessi, proiettiamo noi stessi nel luogo immaginario. Se avessimo un minimo di buonsenso termineremmo il viaggio ancor prima di iniziarlo, tornando in noi. L’unico turismo responsabile è quello necessario. Quindi dobbiamo parlare della necessità del turismo.
La cosa è alquanto ardua, oggi che abbiamo alterato ogni cosa con il consumismo, come dire con l’inutile. Fare turismo appare come la cosa più vacua e superflua tra tutte le possibili attività, cosa da perdigiorno, quindi da perfetti consumisti. Dimentichiamo che l’uomo ha sempre viaggiato fin dai primordi, il suo vagare sulla terra è sempre stata una necessità strutturale come mangiare, vestirsi, abitare.
Muoversi è una condizione senza la quale non siamo, non possiamo essere noi stessi. Veniamo al mondo e ce ne andiamo nell’aldilà., quasi la vita sulla terra fosse una breve sosta di un eterno viaggio. Il viaggio necessario è quindi connesso con il nostro essere uomini in cammino, curiosi di sapere e conoscere, non possono mai fermarci, se non per prendere fiato.
Dove dirigere il nostro sguardo e far seguire i nostri passi? Per quanto lenti, incerti o spediti, sono i nostri passi il vero viaggiare, non ruote, ali o navi, comodi e veloci mezzi di trasporto, che però ci lasciano fermi. Anche il pianeta terra è un ottimo mezzo di trasporto verso lo spazio siderale, se consideriamo solo la velocità di rotazione su se stessa che riporta in 24 ore il punto dove ci troviamo, a fare il giro del mondo.
No, non è il mezzo di trasporto o la sua velocità che fa di noi dei turisti responsabili, che viaggiano per necessità, ma il movimento del nostro corpo, dai piedi alle mani e poi ai sensi che permettono al nostro pensiero di agire e viaggiare in tutte le direzioni dello spazio e del tempo. Calpestare le pietre, di lava levigata, di una strada di Roma, le stesse che calpestò Cesare, salire le scale e guardare dalla finestra della cella che fu di Tommaso d’Aquino, toccare la terra su cui si sdraiò Francesco d’Assisi…
In Italia abbiamo un universo di luoghi fisici dove andare per necessità dell’anima, del sentimento e dello spirito. Tutti da percorrere, da vedere, da toccare e sentire tra il mare e la montagna, veri luoghi, densi come cristalli formati dall’enorme pressione della storia. Luoghi di altri uomini che si sono “fermati” per fare i turisti su questa terra e hanno fatto di necessità virtù.
